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1969: l’Anno Italiano di The Niro

Creato il 23 febbraio 2015 da Dietrolequinte @DlqMagazine

Il 2014 è stato molto intenso per The Niro. Il cantautore romano ha, infatti, per la prima volta partecipato al Festival di Sanremo ed ha pubblicato un album in lingua italiana intitolato 1969 dal quale sono stati tratti tre singoli (l'ultimo, L'evoluzione della specie, è uscito a fine novembre - a breve toccherà invece al brano Eroe, utilizzato da Sky come sigla del programma televisivo 24 ore per morire). Nel frattempo, Davide Combusti (questo, ricordiamo, il suo vero nome) non si è però fermato ed ha continuato la sua attività dividendosi tra concerti, scrittura di colonne sonore e collaborazioni con altri artisti (anche in veste di produttore). Lo abbiamo intervistato per tracciare un bilancio su quanto fatto l'anno scorso e per cercare di avere qualche anticipazione su quello che succederà in questo 2015 (ma anche nel 2016!).

"Io mi sono sempre trovato bene con l'inglese, gli altri insistevano che in italiano è meglio perché siamo in Italia... ma io sono sempre stato bastian contrario fin da piccolo! Più mi dicono di fare una cosa, più metto le barricate". Queste parole provengono da un'intervista che ci hai rilasciato nel novembre 2011, intervista in cui ci confessavi che avevi comunque cominciato a scrivere qualcosa in italiano. Dopo più di tre anni, ti ritroviamo con all'attivo una partecipazione al Festival di Sanremo e un disco nella nostra lingua (1969). Puoi spiegarci il perché di questa scelta?

"La scelta della lingua italiana è perché non mi va di fare le cose a metà: proprio perché in quel momento nessuno mi stava addosso ho cominciato a scrivere delle cose in italiano seguendo una curiosità mia, per cercare di capire se fosse arrivata la giusta maturazione per non farsi spaventare da un idioma piuttosto che un altro; il fascino della lingua italiana nel mio caso era dovuto al fatto di essere maggiormente compreso in un paese a cui volevo dare qualcosa. In realtà, non c'è periodo peggiore di questo per fare uscire una cosa che potenzialmente può restare relegata all'interno dei confini nazionali: non si investe nella musica, i negozi di dischi chiudono... avrei avuto tutti i motivi per non farlo, ma avevo una gran voglia di farlo proprio a fronte di un periodo del genere, perché nessuno poteva dirmi che l'avessi fatto per convenienza; in effetti, le potenzialità verso il mercato estero tuttora le ho, le porte lì le ho sempre aperte! Avevo voglia di lasciare un lavoro di The Niro alla discografia italiana, un mio regalo... e poi cantare in inglese vuol dire essere invisibili agli occhi di tanti italiani".

Questa tua scelta ha sicuramente fatto molto piacere ai tuoi fan italiani e probabilmente ti ha aiutato a conquistarne di nuovi... ma non puoi negare di avere tantissimi estimatori anche all'estero: non hai paura che adesso siano rimasti delusi? Hai avuto qualche feedback da quelli che hanno ascoltato 1969?

"Le canzoni in italiano sono piaciute persino a Brian Eno! In realtà non ci vedo nulla di strano, pensiamo agli AIR che hanno fatto cinque album in francese o ai Sigur Rós che hanno un idioma tutto loro; ci sta nella carriera di chiunque di realizzare un disco nella propria lingua, anzi lo vedo come un modo per dire che faccio quello che mi pare. Dall'estero penso che l'abbiano vissuta tranquillamente. Fra l'altro 1969 è stata ritwittata dagli astronauti della NASA, e solo due di loro erano italiani, Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano. Luca l'ho pure incontrato a Sanremo!"

So che molti dei brani in realtà sono nati in inglese. È prevista una versione in inglese di 1969?

"Da qualche giorno sono iniziate ufficialmente le registrazioni della versione in inglese dell'album. Mi avevano anche proposto di farlo in spagnolo, ma nel frattempo sono in una fase di riscrittura di alcuni brani. Semmai potrei aggiungere qualche extra track, ma lo farei uscire solo nel mercato estero... ma magari se uscisse in Italia potrebbe andare meglio dell'originale!".

A parte la lingua, l'album è anche musicalmente diverso dai due precedenti, che invece erano stilisticamente vicini. Scelta conscia o inconscia?

"Quasi tutti mi hanno detto che ascoltando il nuovo album ci riconoscono The Niro, ma in effetti delle differenze ci sono: intanto c'è un maggior utilizzo del pianoforte, che in passato non ho molto usato; e poi le strutture sono meno articolate, a parte qualche brano come Non riesco a muovermi e L'evoluzione della specie, c'è meno complessità, i pezzi sono più diretti perché volevo essere più diretto; il cambio di lingua ha coinciso con una voglia di leggerezza; ora sto ricominciando a scrivere cose strambe, ma in quel periodo non ero sereno e quindi volevo essere un po' rassicurato dalla musica e stavo talmente poco bene che non volevo che la musica mi accompagnasse in questo malessere, se no avrei creato qualcosa di delirante; la musica mi ha consolato, mi ha portato ad alleggerire il mio malessere, le canzoni mi sembravano più disimpegnate e mi sono sentito più spensierato. Come se avessi avuto paura, scrivendo quello che stavo vivendo in modo didascalico, di creare qualcosa che non avrei poi voluto ascoltare".

Cosa ha ispirato i testi dell'album? C'è un filo comune che li lega?

"Ci sono dei brani che hanno un comune denominatore: Colpa mia, Non riesco a muovermi, Qualcosa resterà, sono tutti particolarmente autobiografici, raccontano sensazioni e cose che stavo vivendo in quel periodo. Quel malessere che dicevo prima è raccontato nei testi ma non nella musica. Qualcosa resterà l'ho scritta come risposta a me stesso e a quelle esitazioni che mi portavano a prendere costantemente decisioni sbagliate. Mi sono detto che l'importante è prendere la strada, anche se sbagliata, e non restare fermo. Un elogio della scelta. Sono molto felice di questo disco, quando l'ascolto avverto come stavo ma è come se ci avessi messo dello zucchero sopra e quindi mi sento meglio".

Mi colpisce molto il gioco di parole nel testo di 1969 "Stati uniti mai più / Così uniti mai più", dove gli "Stati uniti" possono essere gli USA (organizzatori della missione sulla luna) ma anche un tempo verbale che indica appunto che dopo quell'occasione l'umanità non è mai stata così unita. Ti è nato spontaneo?

"Tutto spontaneo! Ma "Stati uniti mai più" non lo intendo come USA, essendo il posto dove ho suonato di più dopo l'Italia, non voglio sabotarmi in modo così plateale, anzi viva gli Stati Uniti che mi hanno dato tanto... ma sapevo che si sarebbe creato il gioco di parole. Quando scrivo un testo, soprattutto se per altri, non ci metto più di tre minuti, scrivo in modo istantaneo; però in realtà c'è sempre un senso, se ci perdo più di dieci minuti vuol dire che mi sto prendendo in giro e non so cosa voglio dire".

1969: l’Anno Italiano di The Niro


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