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MOTEL (The Bag Man)

Creato il 01 luglio 2015 da Ussy77 @xunpugnodifilm

51112Confusione e uno sviluppo narrativo risibile

Opera prima di David Grovic, Motel è un thriller con un apparato dialettico involontariamente umoristico e una struttura filmica che pesca da tutte le parti (Tarantino, Hitchcock e Fincher) senza la giusta cognizione di causa. Tempo perso.

Dragna vuole testare la fedeltà di Jack, uno dei suoi ragazzi. Jack dovrà prendere una borsa, portarla in un motel, non aprirla e aspettare. Tuttavia la sua attesa verrà turbata da numerosi e bizzarri personaggi.

Grovic, ambientando l’intera vicenda durante una notte e in un motel di dubbio gusto, cita (quanto volontariamente?) altre pellicole e altri modelli di cinema. Peccato che il risultato sia un film asfittico, piatto e privo di spessore, nel quale Cusack fa la parte della vittima e De Niro quella del carnefice che sciorina in lungo e in largo storielle e frasi fatte. Oltre a questi due attori compare la seducente, ma piatta caratterialmente, Rebecca Da Costa, costretta in un abitino succinto, che interpreta la parte della “gattina” curiosa. La vicenda ha inizio con una borsa (un McGuffin alla Hitchcock, che se inizialmente cattura l’attenzione dello spettatore, progressivamente fa perdere il suo interesse) e si snoda superficialmente in un freak show, che vede alternarsi sullo schermo cinematografico un nano serbo in tuta da ginnastica, un proprietario con la “sindrome di Bates”, un paio di poliziotti corrotti e altrettanti finti agenti FBI. Insomma Grovic fa il verso al cinema pulp di Tarantino e a quello impregnato di tensione di Fincher, ma non possiede le capacità registiche dei due cineasti. Il rischio (non calcolato) che corre è quello di invischiarsi in una strada senza ritorno, in un vicolo cieco da cui fatica a uscire, senza far emergere (miracolosamente) numerosi difetti.

Motel è banale, composto da scene preventivamente assaporate e ha le sembianze di un estenuante gioco provocatorio, un test difficilmente sopportabile nella quale la prevedibilità pare il fine ultimo. Difatti anche le riprese (oscure e convenzionali) suggeriscono le mosse successive, costruendo un apparato scenico che non esibisce colpi di scena e nessuna svolta narrativa rilevante. Tutto ciò mette in mostra una recitazione da “compitino” perpetrata da Cusack (un killer divorato dal passato, stanco e pesantemente imbolsito) e da De Niro (un “grande capo” che esibisce un basso appeal e una cultura da letterato). Due biglietti da visita che non giovano a un film che si farà ben presto dimenticare.

Uscita al cinema: 26 febbraio 2015

Voto: *


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