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2012 la Fine di Dio. CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE – di Iannozzi Giuseppe

Creato il 02 gennaio 2012 da Iannozzigiuseppe @iannozzi

2012 la Fine di Dio

CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

2012 la Fine di Dio. CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE – di Iannozzi Giuseppe

L’ultimo giorno.
S’è sparato un colpo, alla tempia, in maniera un poco teatrale. Non ci ha pensato su due volte. Di finire in un manicomio criminale non era nel suo Destino. Il Padre era stato ben chiaro su questo punto. Ma questa volta il cielo non s’è oscurato come centinaia di anni addietro, sul Golgota.

Siedo davanti alla scrivania. Davanti a me una marea di fogli, di racconti incompiuti, di lettere mai inviate. Non c’è più tempo. Ho poche ore a mia disposizione per cercare di fare, probabilmente invano, tutto quello che non ho fatto nella mia seppur breve vita. E non m’è di conforto sapere che milioni di persone sono nella mia stessa cazzo di situazione. Le lancette dell’orologio scandiscono il tempo che mi rimane, poi ogni vita cesserà di essere.
Accendo una sigaretta. Avevo abbandonato ‘sto vizio che per tanti anni m’aveva tenuto compagnia. Adesso non c’è più bisogno che non mi spari un po’ di nicotina nei polmoni.
Nessuno crede sul serio che questa l’ultima volta che l’uomo calpesterà la Terra. Nessuno ci crede alla Profezia. Io però so che è vera, perché io l’ho incontrato, ci ho parlato, e Lui mi ha assicurato che il Padre ha deciso.

L’ho incontrato il 30 dicembre 2012.
Ho riconosciuto subito il suo volto, per via delle foto segnaletiche. Dicono che abbia sterminato centinaia di persone, secondo modalità oscure persino alla Scientifica.
Ha una faccia conosciuta. E’ come se lo conoscessi da sempre. Somiglia al Redentore. E’ un giovane su i trentatre, albino. A guardarlo così, accartocciato su una panchina, col vento che gli scompiglia barba e capelli d’un bianco gialliccio, lo si potrebbe scambiare per un povero cristo, un po’ fuori di testa sì, ma incapace di fare del male.
L’ho avvicinato. Non ho potuto farne a meno.
Mi ha invitato a mettere il culo in pace sulla panchina. Me l’ha fatto capire con un semplice sguardo sofferente.
Siamo rimasti fianco a fianco per due minuti buoni, senza proferire parola.
E’ stato Lui a parlare per primo: “Domani tutto sarà compiuto”.
Ho deglutito a vuoto: “Che intendi dire?”
“Quello che ho detto, nulla di più nulla di meno. Così vuole mio Padre”.
“Intendi farmi fuori?”
“No. Non ce n’è bisogno”.
“Perché hai ammazzato tutti quei poveri cristi?”
“Così mi è stato comandato. Io sono suo Figlio, devo obbedirgli. CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE. Il suo braccio destro, questo lo puoi capire”.
Ho portato un segno d’assenso con il capo.
Sulle prime ho pensato d’aver a che fare con un pazzo criminale, con un fascista ultimo grido, come quelli di CasaPound. Però una strana luce negl’occhi di Lui, una luce di santità e di malvagità.
“Non ho scelta. La Storia si ripete. Mio Padre l’Onnipotente, da quando ha creato Adamo ed Eva…”. Ha avuto una battuta d’arresto, poi ha ripreso a spiegare: “Si possono cambiare i dettagli, non la sostanza”.
Il crepuscolo ha già disegnato un cielo da cartolina, bellissimo.

Decido di uscire.
Fuori è la notte più nera che abbia mai visto. Non c’è mai stata una notte così. Non una stella.
E’ l’ultimo dell’anno. La gente è in festa. Petardi, e risa avvinazzate lungo le strade per il 2013 che non verrà.
Lui mi ha detto la verità: “Nessuna Luce. Mio Padre non ha mai previsto alcun Regno dei Cieli. E’ un’invenzione. Non c’è un Paradiso né un Inferno. Quando si muore si muore e basta. E’ il raggiungimento della Pace. L’unica anima immortale è quella di mio Padre, di Dio. Neanche io sono immortale, giusto una sua creazione”.
Non volevo credergli.
Mi stava assicurando d’esser il Messia, tornato tra gli uomini dopo qualcosa come duemila anni per…
Non gli credevo.
Non ho mai creduto in un Dio, anche se ci ho pensato.
Lui, notando il mio profondo scetticismo, ha mostrato la sua vera natura. E’ bastato un suo gesto perché il giardino pubblico dov’eravamo scomparisse per sempre, sostituito da un vuoto nero come la pece.
“C’è un’altra cosa che dovresti sapere. Lucifero non esiste. Dio è allo stesso tempo il Bene e il Male…”.
Sono rimasto muto. Lo sospettavo.
“Dio è stanco, anela alla Pace e per questo ha deciso di terminarsi. L’Eternità è un tempo troppo lungo, anche per chi ha tutto creato”.
“E’ venuto il mio momento”, ha sentenziato così su due piedi: “Non ci finisco in un manicomio criminale, neanche per un nanosecondo. Non è il Destino che Dio ha deciso per me”. E prima che potessi rendermi conto una pallottola in testa, e il mio bel completo nero tutto imbrattato di materia cerebrale. Il suo cadavere è subito scomparso, inghiottito dal nero che fino a pochi momenti prima era un ridente giardino verde. Ma davanti ai miei occhi un pacifico tramonto da cartolina, una grottesca stonatura.

I botti sono cominciati forti. Qualcuno in strada fa passare la notizia: un colpo vagante, un morto, a Napoli.
E fra una manciata di minuti saremo tutti in Pace. Dio compreso.
Forse sarebbe meglio se mi facessi saltare le cervella imitando il Messia. Mi manca il coraggio: una manciata di minuti per… meglio d’un cazzo di niente.

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