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#3 Flash postumo da Venezia 69: The company you keep, L’homme qui rit e Acciaio

Creato il 18 settembre 2012 da Onesto_e_spietato @OnestoeSpietato

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#3 Flash postumo da Venezia 69: The company you keep, L’homme qui rit e Acciaio

The company you keep

Corri, Robert, corri!

Per la prima volta in 30 anni di carriera, Robert Redford si cimenta come regista di una spy story. Ed il gusto è un po’ vintage. The company you keep, pur piacevole grazie ad una sceneggiatura dai tempi (comici?) giusti e un cast all’altezza della lieve e costante suspense creata, è un movie stantìo, in naftalina, di quelli che avrebbero avuto un gran successo 20 anni fa. Doppie identità, documenti falsi, depistaggi da manuale, l’agente FBI che ha sul gozzo da anni un “caso di stato” irrisolto, il giornalista impiccione, ecc. Niente di più classico. E un Robert Redford che, nei panni del più tipizzato fuggitivo,è più agnello cheleone. Un cocktail godibile ma invecchiato, buono per una serata tranquilla tra amici immersi nei popcorn.

Va però riconosciuto a Redford un indiscusso punto di merito: come ha tracciato e definito il personaggio da lui interpretato, ovvero l’avvocato Jim Grant. Un padre più che un eroe. Un uomo della folla, estrapolato dalla gente comune americana, che fugge e cerca di salvarsi, pur essendo cosciente di non aver via di scampo. Jim Grant non salta da un tetto all’altro e non spara con la precisione di un tiratore olimpionico. E’ un uomo/personaggio che libera The company you keep dal dispregevole appellativo di “americanata”.

Dimenticavo: un motivo in più per vedere questo film è la presenza di un imbiancato, slargato e imbolsito Nick Nolte.

#3 Flash postumo da Venezia 69: The company you keep, L’homme qui rit e Acciaio

L’homme qui rit

Tra I miserabili e Edward mani di forbiceL’homme qui rit di Jean-Pierre Améris, film di chiusura di Venezia 69, è una grande fiaba, magica e gotica, romantica e oscura. Protagonista è l’orfanello Gwynplaine, cresciuto con in volto uno sfregio incancellabile: un largo sorriso, da guancia a guancia, inciso sulla pelle con un coltello. Antesignano dell’arcinoto e amato Joker di Gotham City, il personaggio nato dalla penna di Victor Hugo porta le belle sembianze di Marc-Andrè Grondin, un V per Vendetta da carrozzone che colpisce grazie a una performance potente e misurata. Al suo fianco un Gerard Depardieu mattatore e imbonitore, che, tra poesia e prepotenza, ci lascia a bocca aperta come bambini per la prima volta al circo.

Un’opera dal gusto fantasy, che piacerà a chi ama il genere, senza fare troppo le pulci a passaggi narrativi a dir poco repentini. Così accade nelle fiabe raccontate prima di andare a letto, così accade on screen.

Dopo la deliziosa commedia Emotivi Anonimi, Amèris si confronta quindi con un genere totalmente diverso, e lo fa con successo. Una versatilità che ricorda quella del collega Francois Ozon. Ne seguirà le orme?

 

#3 Flash postumo da Venezia 69: The company you keep, L’homme qui rit e Acciaio

Acciaio

Piccolo mondo operaio incapace di uscire dalle quattro mura di Piombino. E di convincere pienamente. Acciaio, tratto dall’omonimo romanzo di successo di Silvia Avallone, è un filmettino che si fa vedere senza grosse pretese, pur non lasciando niente in mano una volta abbandonata la poltroncina rossa. Va in scena l’educazione sentimentale di due piccole donne amiche(tte) per la pelle, con contorno di fratello glaciale diligente in fabbrica fino ad essere il perfetto candidato alla “morte bianca” e biondina ritorno di fiamma che lascia il tempo che trova. Un film che arriva in parte, pur mettendo bene a fuoco la quotidianità sciatta e innocente di un paese immobile e inabbandonabile. La Piombino diAcciaio è, e rimane, una provincia meccanica e industriale.


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