Magazine Carriere

5 clienti che è meglio perdere che trovare Il cliente non ha sempre ragione: ecco perchè

Creato il 24 settembre 2014 da Kalaris @EssereFreelance

 

L’altro giorno davanti ad un buon caffè al ginseng dico a mio marito “Sì, è parecchio in ritardo con il pagamento, ma è un buon cliente, non voglio perderlo”. E lui con tutta la sicurezza un po’ fastidiosa che hanno gli ingegneri informatici: “Cla, se non paga non è un buon cliente”.

“In effetti”, penso io e non dico niente. Ma pesa che ti ripensa mi è venuto in mente di scrivere questo articolo perché no, il cliente non ha sempre ragione. Ma come riconoscere quello buono da quello meno buono?

 

Il cliente non ha sempre ragione

Fissare una “call”, come si dice per darsi un tono (una videochiamata su skype, dico io che il tono l’ho perso da mo’) con un cliente, è un po’ come fissare un appuntamento al buio: dall’altra parte non sta il potenziale amore della propria vita, ma un nuovo “consumatore di testi”, che in ogni caso, se buono, sarà in grado di far battere il cuore. In questo momento entrambe le parti hanno voglia (o dovrebbero) di dare il meglio di sé, quindi se il cliente non ti convince fin da subito gira i tacchi e scappa, pensa te cosa sarà in grado di fare quando di sé darà il peggio. Se invece il tuo potenziale cliente non ti dispiace, il consiglio che ti do è di studiarlo per benino. Ecco cinque tipi di clienti poco promettenti che ho avuto modo di incontrare durante la mia carriera.

 

Cliente #1- Tutto e subito. La conversazione è andata bene, benissimo, poi alla fatidica domanda

“Scadenze?” lui o lei ti rispondono

“Ieri”.

Tu sorridi ma intanto pensi

“Svegliarsi prima troppo difficile?”

Ti è già capitato. A me parecchie volte.

In questo caso puoi agire in tre modi diversi:

  • ringrazi e navighi verso nuovi lidi;
  • se la scadenza è stretta ma sai che puoi rispettarla ti fai pagare gli straordinari;
  • se la scadenza è stretta e non potrai rispettarla, ma il lavoro lo vuoi per davvero, gliene parli. Fidati, “Ieri” è una scadenza piuttosto variabile visto che, il più delle volte, per consegnare il lavoro in tempo non dormi tre notti di seguito e il lavoro lo leggono due settimane dopo.

 

Cliente #2 - Lo scriverebbe lui ma non ha tempo. Questa categoria è la mia preferita. Sono i clienti a mezza strada fra il borioso e il pavone con i quali io non vado troppo d’accordo per almeno un motivo:

il più delle volte non sanno cosa vogliono e soddisfarli è piuttosto difficile.

Ci metti che sono piuttosto presuntuosi e il quadretto è fatto: normalmente alla consegna di un lavoro che tu reputi piuttosto soddisfacente ti informano tramite mail che il “pezzo andava benino, ma a ritoccato qualche parte…” ah ok, ma la acca dove te la sei dimenticata?

 

Cliente #3 – L’ansiogeno. E’ quello che induce ansia. In alcuni casi è meglio perderli che trovarli, ovviamente se non si sa come gestirli. Non sono cattivi clienti, pagano, spesso in anticipo, ma ti assillano dalla mattina alla sera. Unico modo per trattare con l’ansiogeno è quello di essere squisitamente tranquillizzante. Per farlo rispondi alle email, rispondi alle chiamate e ricordagli che hai tutto sotto controllo.

 

Cliente #4 –  Ce lo ha solo lui. Il suo sito è il migliore, i suoi articoli sono letti anche nel regno di “Molto Molto Lontano”, lui vuole solo il meglio, sei sicuro di essere alla sua altezza? Questo cliente normalmente è tutto nomignoli inglesi: lui non ti fa sapere consa ne pensa, ma ti manda un feedback, lui non vuole parole chiave, lui vuole le key, lui non organizza un incontro ma uno speech, e tu di norma ascolti facendo con la testa “Si si” ma nel mentre pensi “Eh?”.

Secondo la mia esperienza si tratta di clienti che ne capiscono meno di niente. Tu non organizzerai speech, ma quando scrivi, e scegli di farlo in italiano, lo fai benone. Soffia via il fumo e mangiati l’arrosto: il più delle volte sono clienti buoni.

 

Cliente #5 –  Tutto molto bello, ma i soldi? Li ho lasciati per ultimi ma sono quelli dai quali devi davvero scappare. Se dopo averti intasato skype per almeno una mezzora illustrandoti il progetto verso tutti i fronti ancora non lo hanno fatto, fallo tu

“Che budget avete a disposizione?”

Se è un buon cliente te lo dirà subito, se inizierà con la solita storia che il budget lo devono ancora racimolare, ringrazia e vola via, sempre che non ti stia proponendo una collaborazione sporadica con il CorrieredellaSera.it.

Se non paga non è un buon clienteClick To TweetPowered By CoSchedule

 

Il sesto senso del Freelance

Se hai ascoltato e studiato per benino il tuo cliente, conclusa la conversazione non devi far altro che affidarti al tuo sesto senso. Ti è piaciuto? Ti è sembrato uno affidabile? Ti piacerebbe lavorare al tuo progetto?

Ovviamente il sesto senso può ingannare, ma alla lunga l’istinto del freelance si affina tant’è che un pessimo cliente lo riconosci dal primo sguardo.

 

Puoi sempre ripensarci

Ti sei sbagliato? Il lavoro non è esattamente come te lo aveva prospettato? Il cliente non ti va a genio per niente? Siamo Freelance (liberi da catene). Esponigli i tuoi dubbi, ringrazialo e salutalo, senza mai dimenticare l’educazione e la correttezza professionale.

 

Bonus

Se il cliente o il progetto ti vanno a genio ma non ti convincono a pieno puoi adottare due tecniche che mi tornano spesso utili:

  • fatti pagare parte del lavoro in anticipo;
  • proponi al cliente un primo articolo, di prova e retribuito, in questo modo “potremo conoscerci meglio e decidere se iniziare una collaborazione”.  Le sorprese d’altronde non piacciono a nessuno e con questa proposta ti mostri sicuro delle tue capacità e professionale.

 

Ti ascolto

Raccontaci dei quei clienti che è stato meglio perdere che trovare, e se sei un cliente raccontaci dei freelance che non avresti mai voluto incontrare!


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog