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60 anni di RAI

Creato il 10 gennaio 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

 

Sessant’anni fa nasceva la televisione italiana e con essa la RAI. Da educatrice a cattiva maestra, questo è stata per qualcuno la parabola della televisione. Quando era ancora un raro e costoso elettrodomestico trasmetteva sceneggiati, anzi teleromanzi: univano infatti la tivù ai libri, meglio ancora se classici e istruttivi. Da “David Copperfield” ai “Fratelli Karamazov”, dalla “Cittadella” ai “Promessi Sposi”. Negli anni ’70 gli sceneggiati scompariranno dagli schermi; torneranno di moda nel nuovo millennio, sotto il nome, più moderno, di fiction. Ma è proprio in quei anni che si inaugura un nuovo format, come poi verranno denominati i modelli televisivi: il talkshow. Per chiacchierare di tutto e di niente, ragionare, confessarsi, ma soprattutto confrontarsi, seduti su tre poltrone e uno sgabello. Una scenografia spartana proprio come quella dell’antesignano “Bontà loro” di Maurizio Costanzo.  Il fenomeno dilaga, gli italiani si affezionano e le domeniche pomeriggio vengono riempite da un nuovo programma contenitore, “Domenica In”.  Ore ed ore di spettacolo, sport, quiz, cronaca e cultura. E ancora la tivù del dolore, la tivù verità, la tivù di servizio: tutto in una trasmissione sola, “Portobello”, magistralmente condotta da Enzo Tortora, che all’epoca faceva il pieno con venticinque milioni di spettatori.

Negli anni 80 comincia l’avanzata della gente comune, del pubblico da casa che chiama la Carrà per indovinare il numero di fagioli in un barattolo di vetro. Negli ultimi trent’anni infatti i non-professionisti dello spettacolo si sono guadagnati spazi sempre maggiori, mentre il pubblico, alle telefonate, ha preferito il televoto tramite un SMS

Quelli che erano i concorsi in diretta televisiva oggi si chiamano pomposamente Talent Show, e sono i programmi più apprezzati e versatili della televisione 2.0. Trasformano il sogno in realtà e ci vengono serviti in tutte le salse su tutti i canali: dal ballo ai fornelli, dal canto alle imitazioni.

La ricetta del successo?  Alle  esibizioni dei talenti in cerca di successo, aggiungere sempre il sapore della competizione e della partecipazione del  pubblico, sempre più coinvolto, e sempre meno spettatore. 

Soprattutto le nuove generazioni infatti, grazie ad internet, sono sempre più orientate ad un consumo personalizzato, sganciato da orari e palinsesto.


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