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A Enrico Letta piace giocare d’azzardo

Creato il 24 ottobre 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online
la fondazione VeDrò, il Think Thank

Photo credit: Enrico Letta / Flickr / CC BY 2.0.

“Quoque tu, Enrico?” sarebbe il caso di dire. Da te proprio non se l’aspettava nessuno. Ma nella palude della politica italiana nessuno deve mai dare nulla per scontato. Anche chi negli anni era riuscito a guadagnarsi una certa credibilità  (almeno apparente),  a scampare dalla tanto pericolosa macchina del fango, a costruirsi una candida reputazione di politico pulito, di uomo dello stato senza macchie, persino antropologicamente inadatto all’intrallazzo, rischia di non essere così diverso da tutti gli altri suoi colleghi. Mi sto riferendo proprio al primo ministro Enrico Letta.  Ora lungi da me paragonare il nostro premier ad un Verdini o ad un Tabacci qualunque e premetto che il premier, fino ad oggi, non è imputato davanti a nessun tribunale di questo Paese; tuttavia, stando ad alcune pregevoli inchieste giornalistiche e televisive e stando a quanto denunciato in Aula da Giovanni Endrizzi,  esponente del Movimento 5 stelle, al nostro premier piacerebbe giocare d’azzardo. Di cosa sto parlando? Di finanziamenti ai politici da parte delle grandi compagnie del gioco d’azzardo legalizzato. Una consuetudine antica per i politici del nostro Paese; sì, la solita questione di mazzette: rappresentanti delle multinazionali del gioco d’azzardo comprerebbero deputati e senatori della Repubblica, di ogni schieramento politico, per garantire alle medesime uno scudo di protezione contro provvedimenti o emendamenti comunque sfavorevoli. Cosa c’entra Enrico Letta con tutto questo? Beh, la fondazione VeDrò, il Think Thank di Letta, ha ricevuto nel 2010 dei finanziamenti, anche se di entità abbastanza esigua, rispettivamente da Lottomatica, Hbg e Sisal. Per quanto forse siano moralmente deprecabili, così come è deprecabile il gioco d’azzardo, questi finanziamenti sono leciti. E Letta è in buona compagnia: la lista di chi negli anni ne ha usufruito, direttamente o attraverso fondazioni varie, è molto nutrita: Il Fatto Quotidiano, in un articolo di Martina Castigliani, parla di finanziamenti regolari dalla Snai a Gianni Alemanno, a Gianni Cuperlo, all’UDC, alla Margherita, ai figli di Dell’Utri e di Mastella. Ciò che più preoccupa, potendosi qui sì delineare gli estremi di un reato, è  il recente provvedimento sull’IMU del Governo che, tra il resto, condona una parte di quanto i concessionari di slot-machine e video poker, in seguito ad una multa del 2007, devono pagare allo Stato, riducendo tale somma da due miliardi e mezzo a seicento milioni ( uno sconto del 75%!). E’lecito chiedersi, anche dal momento che Letta non si è ancora preoccupato di smentire questo tipo di voci, se il condono di cui sopra sia solo un modo per fare cassa e compensare in parte il taglio dell’IMU o si nasconda una clientela, e quindi un reato. Infatti tra le fortunate società che godono di questo sconto c’è proprio una di quelle che avrebbe finanziato Enrico Letta prima che diventasse Primo Ministro. L’intera questione, reato o meno, verte sull’opportunità che uomini politici, soprattutto  se di vertice, prendano finanziamenti da società concessionarie statali? Ma sono convinto che la maggioranza dei nostri onorevoli sia estranea a siffatti “modi operandi” e sia invece consapevole dell’enorme danno sociale che il gioco d’azzardo, anche legalizzato, produce.


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