Magazine Curiosità

A Frustalampi

Creato il 07 novembre 2012 da Chinalski

Questo numero è dedicato a Frustalampi, grande amico della Parolata, e contiene alcuni dei suoi numerosi contributi.

L’idiota

Come dare dell’idiota a quacuno? A parte il bischero fiorentino, ti segnalo lo "sciabordito" e lo "sciorno" senesi, che non compaiono nei dizionari. Sciabordito deriva da sciabordare o sciacquattare, agitare, rimescolare un liquido.
Non credo esista nessun legane fra "storno" (relativo al cavallo con mantello grigio scuro macchiettato di bianco) e "sciorno", salvo che da bambini, quando eravamo specialisti nel rovinar poesie, si diceva: "Oh cavallina, cavallina sciorna…".

Paesi da persone

Pienza (Si)
Fondata da Papa Pio II nel 1462. Ad essere precisi non si trattò di fondazione vera e propria, dato che la città fu edificata sull’antico borgo di Corsignano che nel 1405 aveva dato i natali ad Enea Silvio Piccolomini (Papa Pio II, appunto). Gli abitanti di Pienza si chiamano corsignanesi.

I lettori ci scrivono

A proposito di animali di dire, l’altro giorno un amico al quale avevo chiesto come stesse mi ha risposto: "Come vuoi che stia? Come i ragni la vigilia di Pasqua, granatate sul muso" (quando si fanno le pulizie, di Pasqua appunto, e si "sdiragna").

Il termine "granatate" (estraneo al dizionario come il termine "sdiragna"), significa ovviamente "colpi di granata", cioè di scopa.
La Granata o Cipressina o Tamarisco è una pianta simile ad un piccolo cipresso che può essere usata per fabbricare scope in alternativa alla Saggina, che è una pianta del genere Sorgo o alla Scopa – o anche Scopo – che è una pianta del genere Erica.
Sul Tommaseo trovo i seguenti modi di dire relativi alla granata (scopa):
Granata nuova spazza ben tre giorni (chi comincia servigio o altr’opera, usa maggior cura al principio, poi allenta);
Saltar la granata (si dice dell’uscire che fanno i giovani dalla cura del maestro o del padre);
Accarezzare col manico della granata (picchiare);
Dipingere colla granata (grossolanamente, alla peggio);
Essere di casa più che la granata (essere familiarissimo o pratichissimo in un luogo o in una casa);
Fare la granata al tino (mettere un mannello di scopa al buco del tino, perché, quando si svina, non venga via la vinaccia).

Granata significa anche: proiettile da artiglieria, melagrana, colore rosso scuro, pietra preziosa appunto di color rosso scuro e (ma dirlo a te è come insegnare al babbo a fare i figlioli o portare vasi a Samo o acqua in Arno) giocatore o tifoso del Torino.

Luoghi (comuni) del mondo

Il “ruzzino” dei luoghi (comuni) del mondo mi piace parecchio.
Dunque, volente o nolente?
Così, a colpo, direi:
piaccia o non piaccia;
voglia o non voglia;
per forza forzato;
o per amore o per forza (e viceversa);
volere o volare;
bere o affogare;
o così o Pomì;
malgré moi;
obtorto collo;
quamvis si liberus essem noluissem, tamen coactus volui (anche se, essendo libero di decidere, non avrei voluto, tuttavia, costrettovi, volli) o più semplicemente coactus tamen voluti.

Yokopoko Mayoko

A proposito delle considerazioni di Piero Fabbri [sul luogo di nascita di Edwige Fenech, a Bona in Algeria, N.d.C.], mi par utile ricordare che la protettrice delle hostess è santa Bona.

Pisa di dire

Il soccorso di Pisa
È un aiuto che arriva troppo tardi e che quindi è inutile. Il riferimento è, credo, alla battaglia navale della Meloria del 6 agosto 1284, persa dai Pisani e vinta da Genova (così diceva mia madre, ma non mi torna molto).

Chi vuol vedere Pisa, vada a Genova.
Deriva dalla battaglia della Meloria, con riferimento al gran numero di prigionieri pisani trascinati a Genova.

Monta qui tu vedrai Pisa.
Si dice per far salire un bambino su un muro, su una seggiola o simili.

Pisa pesa per chi posa
Gioco di parole (come anche il Papa pesa il pepe a Pisa) che forse ha qualcosa a che vedere con l’aria pisana, ritenuta pesante.

Arrivano i pisani… che ti chiudono gli occhi.
Si dice ai bambini quando stanno per addormentarsi (forse per l’assonanza fra Pisa e pisolo o per la supposta aria pesante di Pisa).

Meglio un morto in casa che un pisano sull’uscio.
Detto d’origine evidentemente non pisana. I pisani rispondono: "che Dio t’accontenti".

Segnalo infine il dantesco "Pisa vituperio delle genti" (Inferno, XXXIII), che a Pisa hanno modificato in "Pisa, vita e imperio delle genti".

Animali di dire

Mia nonna Maria (vintage 1871) mi diceva: "Sei più scemo della capra dei pompieri", che andava a brucare l’erba in Piazza Signoria (a Firenze).
Si tratta di un modo fiorentino per dare dello scemo a qualcuno. Sul sito dei pompieri di Firenze si riporta la storia, che riassumiamo. Una squadra di pompieri aveva adottato una capra, che manteneva nella vecchia sede fiorentina di Palagio di Parte Guelfa. La sede era vicino a piazza del Duomo, la capra quindi si aggirava per le vie limitrofe e, specialmente, brucava l’erba nelle piazze del centro e infastidiva le persone della zona. Per questi ultimi due motivi si era fatta la fama di "grulla".

I burosauri

Pubblicato in via riservata.
Stazione mobile dei carabinieri.

Due ossimori burocratici.

Dizionario gastronomico regionale-italiano

A Firenze (e credo solo a Firenze) i "cachi" (o pomi) – cioè a dire, dizionario alla mano, quei "frutti di forma sferica colore giallo arancio, con polpa molle dolcissima, che maturano in autunno" – sono chiamati diosperi. La parola "diòspero" o "diòspiro", indica una pianta del genere della famiglia delle Ebanacee cui appartengono l’ebano e, appunto, il cachi (Diospyrus kaki).
Non si tratta quindi di un termine dialettale, bensì di un termine colto che i fiorentini usano per evitare poco piacevoli assonanze. Ma, come tutti i toscani, i fiorentini sbagliano in quanto confondono la pianta con il frutto come nel caso delle arance (da noi è normale chiedere un chilo di aranci o una spremuta di aranci!).

Leggo perché

Leggo perché leggere significa vivere vite altrui.

Battuta obbligatoria

Rispetto alla battuta obbligatoria di oggi [quella da dire a chi lascia la porta aperta, N.d.C.], si dice anche (in Toscana): "Ma che c’hai le fascine, a casa" (al posto della porta, ovviamente).

Commedie e tragedie

Sala d’aspetto di un ambulatorio medico.
Mia figlia sta allattando il bambino di pochi mesi.
Un signore loda le virtù del latte materno.
Una signora reagisce, indignata: “Mio figlio, nato nel 1980, è stato allattato con il latte artificiale ed è cresciuto benissimo, figuratevi che si è anche laureato”.

Perle dai porci

"La materia è discinta in due parti."
Sentita all’università.

Notizie dai porci

"La premia Nobel …"
Sentita al GR1.

"Questi sono i numeri quantitativi del …"
Una perla radiofonica.

La creatività insegna

"Pane e chiodi"
Alimentari e ferramenta, a Pietramala in provincia di Firenze.

Più che nell’insegna qui la creatività è nel negozio.

Poesia rovinata

M’illumino d’immenso
E la bolletta?

T’amo pio bove
con salsa d’acciugata ed uova sode.

La donzelletta vien dal campo aprico
mostrando ai quattro venti l’ombelico.

Dov’era l’ombra or se la quercia spande
ci grufola un maiale a mangiar ghiande.

Nel mezzo del cammin dell’autostrada
la coda s’infittisce e non dirada.

Sonetto

Sonetto numero CCCLXVII del Canzoniere di Petrarca.

Donna del Ciel, ch’i’ ti sospiro e bramo,
dolce in vita fustù tra le ammirande,
d’Amore e di virtude ricca e grande,
che Natura mi à tolta; i’ solo in ramo,

fragile augello, canto ‘l mio richiamo,
e ‘l pianto infin a l’alba mio si spande,
et alle porte bussa e alle verande,
quasi per dir di dir ch’anchora t’amo.

L’aura silente i capei d’oro tuoi
mi par che mova, e sparsi al sol riluca;
ben mi può riscaldar, tanto tu puoi,

tua humana rimembranza non caduca.
Sì che l’extremo ardore, che tu vuoi,
‘l cor mio vecchio anchor sempre produca.



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