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A Leinì il convegno di Exit Italia sul Testamento Biologico.

Creato il 17 giugno 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online

Leinì (To): all’Air Palace Hotel si è svolta ieri la conferenza di Exit Italia, Onlus che promuove il diritto al Testamento biologico, alla morte exit-italia assistita e all’eutanasia. Oggi, più di un tempo, fa strano parlare di morte assistita ed eutanasia, un po’ perché se n’è persa l’abitudine, un po’ per ingenua superstizione e a volte addirittura per un briciolo di timore che investe ognuno parlando della morte. Ma l’incontro di ieri a Leinì è servito molto al pubblico presente in sala per conoscere i risvolti non certo segreti dell’esperienza eutanasica. Si è convenuti dunque nel credere che l’eutanasia “sia decidere per se stessi”, e allora ben lungi dal bieco paternalismo o dall’idea che sia giusto – ad oltranza – delegare agli altri l’opportunità di scegliere il corso della propria esistenza. Le parole del presidente Emilio Coveri hanno certo gettato luce sull’argomento, spiegando al pubblico il grande passo avanti operato di recente nei confronti della libertà di espressione: “Il testamento biologico” ha detto, “è un’autentica conquista per la civiltà moderna. È garantire una voce alla propria volontà fino all’ultimo istante di vita”.

Sul fondamento costitutivo del testamento biologico, Emilio Coveri non mostra certamente alcun dubbio: “Ciò che sta alla base di questo documento è la profonda considerazione che si ha, e si deve avere, per la vita umana. Una considerazione che si concretizza essenzialmente nell’idea che ogni esistenza debba sentirsi tutelata sempre e ovunque nella sua dignità”. Parole forti e tremendamente radicate nell’amore per la vita. “Exit-Italia è nata appunto per questo nel 1996 a Torino,” ha ancora aggiunto lo stesso Coveri, “per difendere il diritto di libera scelta. Tutelare la libertà personale è un dovere della Legge innanzitutto, ma è la stessa comunità a doversene far carico”. Un concetto desunto essenzialmente dalla storia: se son gli uomini a scrivere la legge, dovranno poi essere gli uomini stessi a garantire i principi morali che le si sottendono.

Il cammino di Exit-Italia è stato un progressivo viaggio all’insegna di conquiste sociali ed etiche. “Lo scopo iniziale dell’associazione onlus fu quello di promuovere un dibattito aperto intorno al tema caldo dell’eutanasia” ha spiegato Neri Marchisio, stretto collaboratore di Emilio Coveri, “Un obiettivo che siamo andati sempre più perseguendo a testa alta, e nel rispetto delle opinioni contrarie, fino a condurre il dibattito nelle reti nazionali”. Alla domanda schietta e tagliente: “Qual è stato il clima che vi ha accolti in televisione?” ha risposto sempre lo stesso Neri Marchisio, dopo un sorriso smorzato: “Per noi è stato come stare in mezzo a tanti amici. Il dibattito sull’eutanasia non vuol essere affatto una presa di posizione irrispettosa di quanti la pensano diversamente. Ci piace dialogare sia con gli atei, sia con i cattolici oltranzisti. Amare la vita, e dunque garantirne la dignità sino alla fine, significa per noi anche questo: avere rispetto dell’altro”. “Exit-Italia cerca da 17 anni di esportare il dibattito eutanasico dove non è ancora sbarcato”, dice il presidente Coveri. Dopo gli accordi con la Svizzera, nelle sedi di Ginevra e Zurigo, abbiamo voluto far conoscere l’eutanasia anche altrove. Oggi sono aperti numerosi progetti internazionali. A farle qualche esempio, potrei citarle Exit-Hellas in Grecia ed Exit-Ireland in Irlanda”. Qual è la risposta di questo pubblico ogni volta eterogeneo per tradizioni e sostrato culturale? “A volte la risposta è più che positiva” ha proseguito Coveri, “In Irlanda il quotidiano Irish Examiner, che vende ogni giorno più di 40 mila copie, ha parlato di noi, e la pubblicità c’è stata tutta. ”. “Il contesto greco, invece,” ha continuato Marchisio, “è di ben altra impronta. L’ortodossia in quei luoghi vede in malo modo la tematica eutanasica, e di riflesso la risposta del pubblico è piuttosto debole. Ma non ci arrendiamo certamente. Siamo semmai consapevoli che la cultura sia da intendersi come un flusso continuo. Nulla è statico, bensì dinamico. E in questa dinamica si inserisce pienamente l’esperienza del dibattito culturale”.

A conclusione della conferenza di ieri a Leinì ha pronunciato il suo discorso il Dr. Marcello Alberto Porro, ex docente universitario, paleoantropologo e agguerrito sostenitore delle tematiche cremazioniste ed eutanasiche, nonché autore di numerosi lavori sull’argomento e collaboratore di recente ad un saggio internazionale. Il suo discorso ha voluto spaziare essenzialmente sulla risposta emotiva che l’eutanasia provoca sulla gente, sulle giovani coppie, sulle madri che insegnano ai figli, attraverso la questione, il significato del progresso culturale. “Fa commozione,” ha raccontato, “vedere come delle giovani madri, dopo aver firmato nelle piazze cittadine in favore del testamento biologico, spieghino poi ai propri figli l’importanza di difendere sempre, ad oltranza, la propria libertà di pensiero. Una conquista che sa di Risorgimento!” ha detto scherzando, “Decidere per la vita, così decidere per la morte”. Parole che raccolgono in sé il peso di uno slogan, di uno slancio effettivo in direzione dei propri diritti. L’eutanasia non è più un tabù. È divenuta pian piano, col tempo, un tema su cui dialogare e confrontarsi reciprocamente.

articolo di Stefano Boscolo.


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