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‘A pesca nelle pozze più profonde’ di Paolo Cognetti

Creato il 10 novembre 2014 da Vanessa Valentinuzzi

 

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Titolo: A pesca nelle pozze più profonde
Autore: Paolo Cognetti
Casa editrice: Minimum Fax
Genere: saggio
Pagine: 130
Data di uscita: 23 ottobre 2014
Prezzo 13 €

Luogo/data: Roma, lunedì 10 Novembre, ore 9.30. Sala d’aspetto della Dott.ssa D’A***, medico chirurgo specialista in odontostomatologia.

Il/La paziente segnala: gengiva infiammata, un anticipo di mezz’ora sull’appuntamento (evidente sintomo di ansia odontoiatrica).

Se siete curiosi di sfogliare il taccuino privato di uno scrittore e rubare qualche segreto, troverete soddisfazione nel leggere A pesca nelle pozze più profonde: interessanti meditazioni di Paolo Cognetti che ha consegnato, a chi ama la scrittura e lettura, una serie di riflessioni sull’arte del racconto e sui Grandi Scrittori Americani che tutti abbiamo tentato di imitare – dài, chi è che non custodisce segretamente delle storie à la Hemingway dentro qualche file con nomi tipo “I 19 racconti molto brevi sul lago Michigan”? (Che poi imitare è una forma ottima di esercizio mentre si cerca la propria voce).
Paolo Cognetti ci accompagna in una piacevole, rapida esplorazione nel cuore di alcuni capolavori di Salinger, Carver, Hemingway, Fitzgerald, Hawthorne, David Foster Wallace¹, D’Ambrosio, Andre Dubus, Melville, Cheever, Flannery O’Connor , Alice Munro e Grace Paley. L’autore sceglie la metafora della pesca a mosca per ribadire che la scrittura non è altro che il tentativo di cercare storie dentro le acque più profonde, dove abita il mistero, dove si nascondono personaggi e racconti che, se abbiamo un po’ di fortuna, riusciremo a intraverdere e catturare. Scrivere un racconto significa porsi delle domande, fotografare i personaggi con le loro ombre e luci, imoarare a conoscerli, scavare nel loro passato. E soprattutto significa imparare ad ascoltare e a coltivare un sentimento che ci nobilita non solo come scrittori, ma come esseri umani: la compassione. E per Cognetti l’autore più icastico in questo senso è Carver. A proposito del racconto Una cosa piccola ma buona – in cui un pasticcere offre conforto a una coppia che ha perso il figlio accogliendoli, ascoltandoli e offrendogli i suoi dolci – , Cognetti scrive: «Se la disperazione è nel silenzio… la compassione è nell’ascolto… Un personaggio si ama ascoltandolo e offrendogli il poco che sappiamo fare: se non una torta, un racconto scritto onestamente può andar bene».

Affrontare la pagina bianca obbliga a fare i con se stessi, con la propria memoria, e con la coscienza, che spesso è uno specchio severo: in certi giorni riflette solo incertezze, e se ti parla è solo per ripeterti che la storia che hai in mente l’ha già scritta qualcun altro, e probabilmente molto meglio di te. Con simili cupi pensieri, lato oscuro di questo mestiere, scrivere in certe giornate è quasi impossibile. Per fortuna a volte qualcuno ci regala un taccuino con delle meditazioni, delle domande utili da porsi quando si scrive e un invito a tenere a bada i dubbi recuperando la capacità di meravigliarsi: «Per cominciare a mettere una parola dopo l’altra, seguirle e vedere dove ti portano, devi essere capace di fartene meravigliare: e raccontare una storia come se fossi il primo in questo mondo a farlo».
A pesca nelle pozze più profonde – saggio corredato da quattro racconti dell’autore in cui riprende Sofia, la protagonista della sua ultima raccolta – mi ha messo una gran voglia di scrivere, persino qui, nella sala d’aspetto della Dott.rssa D’A***, medico chirurgo specialista in Odontostomatologia.
Tocca a me ora. Ciao.

Nota 1: Cognetti parla di una cosa che si chiama E’ tutto verde, ma anche di Per sempre lassù, racconti splendidi contenuti rispettivamente in La ragazza dai capelli strani e Brevi interviste con uomini schifosi.


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