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A scuola: quando non serve rinunciare per rinnovare?

Da Jessi

Quando vedo un progetto che ha nel nome la parola “senza”, mi insospettisco.

“Senza zaino, senza schermo”… In una scuola a cui manca (o mancava?) di togliere gli insegnanti, ogni privazione mi fa insospettire.

Lo dico in generale appellandomi ad un principio che condivido e che si chiama dell’addizione. Dice, questo principio che forse non si adatta al mondo della moda, che quando tolgo spesso sbaglio mentre aggiungere è sempre arricchire. E’ sottinteso, in questo principio, il buon senso.

Se organizzo una scuola in cui insegnare una lingua straniera oltre a quella del territorio, porto ricchezza. Se tolgo una o l’altra, sottraggo conoscenza.

Se si assegnano i compiti a casa, abituando i bambini alla responsabilità, all’organizzazione e allo studio autonomo, aggiungo competenze.
Se l’insegnante gestisce tutto a scuola (o lo fanno i genitori a casa), sottraggo conoscenza.

Se a scuola, oltre ai libri, si usano i computer e gli iPad, aggiungo strumenti, offro nuove possibilità di scoperta e indagine, porto ricchezza.
Se porto i nuovi media e tolgo i vecchi o viceversa, sottraggo conoscenza.

Se gli studenti collaborano, scambiando informazioni, metodi, strumenti e opinioni, creo conoscenza.
Se gli studenti competono, facendo a gara per essere i più bravi, senza scambiarsi saperi, sottraggo conoscenza.

Se i più bravi imparano a rallentare per aspettare chi è in difficoltà, aiuto a coltivare umanità e rispetto.
Se i più bravi imparano a offendere e ignorare chi è in difficoltà, non creo eccellenza, solo ignoranza. Quella per cui non esistono esami a settembre.

 

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