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Acciaieria Arvedi: prima viene il mercato con le sue esigenze e la VIA non serve (prima parte)

Creato il 04 dicembre 2014 da Cremonademocratica @paolozignani

L'acciaieria Arvedi ha presentato le integrazioni richieste dalla Provincia sul sito Silvia della Regione, dedicato alle procedure aperte.

E come sempre l'argomento dell'impatto ambientale viene respinto, come se nulla avesse a che vedere con un'acciaieria, la quale non avrebbe altro compito che "non perdere posizioni".

E' noto a tutti che il mercato mondiale (perché di questo si parla per l'acciaio) è sempre più competitivo e cinico e non è disposto ad aspettare nessuno. Perdere una posizione produttiva significa non poterla più raggiungere in futuro ed oggi, le posizioni produttive si possono perdere anche per ritardi di pochi mesi nella fornitura del materiale richiesto.

Così sostengono le integrazioni in risposta alla Provincia, a pagina 4. L'Arvedi contesta l'opportunità della Valutazione d'impatto ambientale perché non ci sarebbe un progetto da valutare, in cui si prevedessero nuove costruzioni d'impianti, bensì solo una razionalizzazione dei processi produttivi, che ha consentito l'aumento di produzione con gli impianti esistenti, sostituendo un forno.

Resta però la lettera c dell'art. 5 del Codice dell'ambiente (d.Lgs. 2006/152), che definisce chiaramente l'impatto ambientale, cioè "l'alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni tra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell'attuazione sul territorio di PIANI O PROGRAMMI O DI PROGETTI nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti". Le parole maiuscole sono tali per mia scelta.

L'impatto ambientale è un dato di fatto perché il territorio viene alterato in molti modi: consumo d'acqua, d'energia, emissioni inquinanti, variazione delle caratteristiche agricole del luogo ecc. ecc.

L'acciaieria nelle integrazioni ci fa sapere

quindi, non solo difetta, per quanto anzidetto, un progetto in senso
tecnico, bensì non si rilevano criticità di natura ambientale tali da indurre l'Amministrazione ad assoggettare la mera ottimizzazione produttiva a VIA

Davvero? Non è un dato di fatto l'inquinamento acustico? Non è questa una criticità di natura ambientale?

L'Arvedi ancora, ben conscia della lettera c dell'art. 5, sottolinea che anche di fronte a "sfruttamento delle risorse e del suolo" non esistono però nuove costruzioni. Allora la zincheria? Il nuovo reparto di verniciatura? Dopo il "raddoppio", anche a causa dell'aumento di produzione, è stata ampliata la discarica di Crotta D'Adda e ne è stata richiesta un'altra ancora a Grumello Cremonese. Dunque l'impatto aumenta. Il mercato è crudele, sì: ma non era la tecnologia la forza dell'Arvedi?

E' vero che la razionalizzazione delle funzioni produttive ha dato uno slancio straordinario alla produttività, tuttavia anche alla dispersione di polveri in atmosfera e alla produzione di rifiuti, e soprattutto all'inquinamento acustico, che costituisce il problema principale, impellente.

A pagina 5 l'Arvedi osserva, richiamandosi al Tar dell'Aquila, che se non c'è impatto ambientale significativo, non è il caso di procedere a VIA. L'acciaieria si autoparagona a un supermercato e a un'azienda agricola: nessun titolare di supermercato e nessun agricoltore si sono mai paragonati a un'acciaieria per questi motivi (aumento di produttività mediante razionalizzazione).

il principio di ragionevolezza e di proporzionalità. Secondo tali principi, infatti, il
mezzo utilizzato dalla P.A. deve essere sempre idoneo ed adeguato allo scopo perseguito, non potendosi imporre al privato - sia con atti normativi, sia con atti amministrativi - obblighi alla sfera privata in misura superiore, cioè sproporzionata, a quella strettamente necessaria all'interesse pubblico. Non è inoltre fuori luogo rilevare come, se ammessa un'interpretazione così ampia della DGR X/1266 del 24 gennaio 2014, nel suo ambito ricadrebbero indiscriminatamente fattispecie del tutto differenti, con violazione altresì del principio di parità di trattamento (pag. 8)

E' anche vero che non ci dev'essere disparità di trattamento fra un'azienda e l'altra. Infatti la VIA dovrebbe essere normale procedura. L'esenzione concessa in passato dalla Regione è criticabile: infatti per motivi di mercato l'acciaieria ha dovuto scegliere precise strategie. Anche l'interesse pubblico di riposare la notte è però ben motivato.

L'Ecosteel non è di Arvedi, non è una discarica ma un deposito dove vengono venduti rifiuti, che grazie a un accordo con Federacciai (il fondamento scientifico è davvero certo?), consente di riutilizzare le scorie come sottoprodotti dopo un trattamento specifico. Certo in quella località di via Bastida e lungo via Riglio le scorie sono molte, i camion passano veloci. Una notevole massa di scorie. Di fronte si trovava la sede di un'impresa alimentare poi chiusa per mancanza di finanziamenti dalle banche: il titolare si era lamentato in modo preciso durante un'assemblea pubblica, come risulta da un video (si tratta di Giorgio Everet). Non è il problema di una persona o un luogo bensì di due paesi spaventati anche da una serie di incidenti.

Quindi, proseguendo nella lettura arvediana, grazie a un ampio e documentato discorso, le integrazioni Arvedi ci spiegano che ci troviamo nell'inquinatissima pianura padana. Infatti non era certo questo il luogo per aggiungere un'industria inquinante accanto all'altra e non è sviluppo industriale un tipo di economia che su amplissima scala attenta alla salute con una certa disinvoltura. E' per questo che è stato approvato il Codice dell'ambiente: per prevenire altri guai in un territorio nazionale molto compromesso.

E siamo a pagina 8, per poi proseguire.


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