Il giornalista ha descritto la scena dell’uomo che, tornato a casa, ha visto la tavola già apparecchiata, con gli oggetti abituali che sua moglie preparava quotidianamente in vista del ritorno dalla scuola delle due piccole figlie: tovagliette, biberon, piattini, posatine, ecc, ecc…
Ammetto sinceramente che non ho percepito da parte del giornalista nessuna forzatura – come spesso avviene da quando l’immagine è al centro della nostra vita – quella specie di sciacallaggio mediatico con finalità strappalacrime, mi sembrava una scena molto sobria e reale, ed ho avuto un improvviso sussulto.
Immaginando quella scena mi ha preso un’angoscia, mi si è gelato il sangue, mi sembrava di vederla e mi sono immedesimato in questo pover’uomo, ho visto casa mia mentre nella mia testa scorrevano le immagini del mio bambino.
Mi sono sentito davvero tanto vicino ad un uomo forse morto anche lui sotto quella furia di acqua e fango.
nanni





