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Al cinema con Hunter: Un lupo mannaro americano a Londra (1981)

Creato il 10 gennaio 2014 da Exnovomen

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John Landis non è così conosciuto come ci si aspetta. È uno di quei registi del quale tutti hanno visto almeno un paio di film, però non ci si ricorda mai il nome. Non come E.T. che tutti, anche il bimbo di 3 anni, sanno che è diretto da Spielberg. Eppure, appena dici che è quello di Blues Brothers o Una poltrona per due tutti che fanno “ah, ma sì, geniale!”. Nel caso aveste vissuto fin’ora sotto un sasso e la vigilia di Natale l’avete sempre passata a fare snorkeling in Australia – beati voi – vi consiglio la visione di almeno quei due film perché sono bellissimi, fanno ridere e anche un po’ riflettere. Chi poi è un veterano di Landis, senza nemmeno conoscerlo, non può farsi scappare Animal House. Così si accorgerà che American Pie non ha niente di originale, a parte il modo di mostrare i culi.

Comunque, il film sotto i riflettori questa settimana è Un lupo mannaro americano a Londra. Premetto che è un horror e anche se diluito con l’ironia e l’umorismo demenziale tipico di Landis sempre di horror si tratta, nemmeno troppo leggero e sufficientemente splatter. Una delle cose che mi hanno colpito, infatti, è che non si comporta da parodia, non è una commedia horror che fa ridere e basta, è un horror e anche una commedia. Un’opera davvero originale: l’effetto di cucire in una stessa scena atmosfere disturbanti e gag demenziali è perfetto e unico. In una scena si passa da un massacro in un cinema porno a un esagerato tamponamento a catena nello stile di Blues Brothers, il tutto in meno di un minuto.

Anche la trama, pur restando nel canone dei film con l’uomo lupo, riesce ad essere innovativa: due ragazzi in vacanza nella brughiera britannica vengono attaccati da un lupo mannaro, uno muore e l’altro viene “mannarizzato”. Quest’ultimo viene portato in ospedale e poi a casa dell’infermiera di cui si è innamorato. Mentre è convalescente riceve visite del suo amico in forma di zombie e lo avverte che si trasformerà in un mostro alla prima luna piena, perderà la coscienza di sé e ucciderà, così, gli consiglia di suicidarsi, per evitare di nuocere e per liberare il mondo dalla maledizione del lupo mannaro.

La regia nelle scene più cruente è perfetta, soprattutto se consideriamo l’anno di produzione, e i tempi comici e le scenette sono azzeccati e attuali. Inoltre, nonostante l’unione di due generi di per sé poveri di poetica e significati, Landis stupisce ancora una volta. Analizzato con un po’ di attenzione vediamo che sotto l’intrattenimento vi è una riflessione sulla psiche umana non da poco: il protagonista passa da essere il classico americano immaturo ad un uomo che deve scegliere tra la sua vita e quella degli altri. Amore, amicizia, egoismo (perché a perdere ogni inibizione il protagonista scopre un nuovo modo di vivere, non del tutto peggiore) e molti altri sentimenti si accavallano senza lasciare scampo e il film lascia una velata risposta su quale di questi sia il più forte e come la pensa Landis sull’essere umano. Anche la fine è una vera e propria secchiata di acqua gelida.

Insomma, è un film che vale pena di vedere anche se non vi piace l’horror o se non gradite la comicità Landissiana perché è, e rimarrà sempre, qualcosa di nuovo e interessante.

Hunter Reed (Fabio Rossato)


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