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Al poker-italia il governo bluffa

Creato il 07 marzo 2012 da Albertocapece

 Al poker-italia il governo bluffaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Una volta, tanto tempo fa, quando ancora si manifestava per i diritti e i salari dei lavoratori,  a prescindere da chi c’era nel parterre, dopo un volantinaggio alle cinque del mattino, accettai improvvidamente un caffè “macchiato”  in quella che venne definita una squela da femena, tazza da donna,  grande come una tazza da the. E svenni,  crollai a terra tramortita dalla micidiale mistura, un fernet macchiato di  caffè. Si chiamava squela da femene perché era l’energico  “sostegno” delle donne che i caporali delle imprese di pulizia sceglievano magnanimamente alle tre del mattino nel gelo lagunare per fare le pulizie nelle fabbriche e negli uffici. E che dopo quel “cordiale”, verso le cinque andavano a desmissiar (svegliare)  figli e mariti, per poi andare a fare i servizi nelle case.

Anche l’alcolismo si sa è iniquo, c’è quello elegante del drink dopo il tramonto, un vizio che diventa vezzo, e quello brutto sporco e cattivo  della disperazione, dei pochi soldi, che bevevi anche lo sciroppo della tosse se era nella fascia giusta, del fernet tracannato all’alba, della solitudine delle donne, mute e rassegnate, dei licenziati che si rincuorano prima di dirlo in casa, dei manovali che hanno avuto paura sull’impalcatura e si fanno un cicchetto di sollievo.

Gli stessi di cui si prende cura poi lo stato biscazziere, estendendo sempre più i servizi sociali dell’azzardo: se la roulette dei fondi e dei derivati non ha avuto gran successo di pubblico, il  gioco d’azzardo legale  (Superenalotto, lotterie, poker online e win for life), anima quel circolo vizioso di spesa, indebitamento,   ricorso al prestito usurario, ma  resta l’ultima frequentatissima sponda dell’illusione collettiva.

Sarà probabilmente per un barlume di pietas dunque se il governo più frigido degli ultimi 150 anni ha deciso di lasciare ai sommersi, ai marginali, cioè la larga parte del Paese, qualche consolazione. Preferendo quelle che stordiscono un po’, perché prediligono gli stati letargici più consoni all’ubbidienza e alla accondiscendenza.

Ma veniamo ai fatti: le  commissioni Industria e Affari Costituzionali dicono sì ad un emendamento che prevede l’assunzione di 10mila insegnanti per dare sostegno a disabili e favorire il tempo pieno. Ma il governo, che durante l’esame di merito non si oppone, esprime invece il suo parere negativo nel corso dell’esame successivo che la commissione Bilancio della Camera deve fare sulle coperture. Infatti la copertura era quasi totalmente prevista con rincari di birra, alcolici e giochi.

Certo la lobby dei disabili e delle loro famiglie che si caricano anche di tutte le mansioni che dovrebbe assolvere uno stato sociale, non ha la potenza dei produttori di alcolici e superalcolici e se lo stato in quanto tale ha perso sovranità nella sua veste di croupier recupera autorità. Per il governo il dilagare del prestito illegale gestito dalle mafie, ripulite solo nei modi e nel look dall’altra, è uno dei tanti problemi da affrontare dopo, come la corruzione, la frode, le prescrizioni. Anzi è una di quelle incombenze fastidiose da restituire alla riottosa politica, che poi, dopo, si metterà un po’ di ordine con il  pareggio di bilancio, la cambiale in bianco per appropriarsi legittimamente di ogni decisione in materia economica.

 

Ma mi sbagliavo non è solo il più algido dei governi, è anche il più ipocrita e bigotto, più dei vecchi – quasi rimpianti – governi democristiani. Tanto che  ministri eticamente sensibili hanno deciso di scendere in campo, non per condannare il gioco che si è infiltrato legalmente in tutti i settori, ma per esprimere riprovazione contro la sua pubblicizzazione a mezzo spot, rèclame e consigli per l’addiction.

E forse la spiegazione che vuole il governo e lo stato arrendersi incondizionatamente al vizio, purchè renda, è sbagliata. Magari invece in un sussulto di perbenismo in loden si è pensato che finanziare l’assunzione di insegnanti di sostegno fosse un’azione troppo nobile per essere promossa passando per depravazione e dissolutezza. E   quelle dei poveri poi, per quanto ineleganti e maleducate, non le rincarano, in fondo sono le loro brioches.


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