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ALE SENSO - Alla ricerca dello spirito delle cose

Da Manuela
Ho conosciuto Ale durante un live painting a Milano, in zona Ortica. Lei non dipingeva quella sera, ci era venuta insieme ad uno scrittore, Fabio Musati, e ad un fotografo di murales, Walls of Milan. Io, spacciandomi come scrittrice interessata al mondo urlato e graffiante della street art, ero stata invitata da Walls of Milan ad assistere alla performance.
Non conoscevo Ale, dunque. Ma non conoscevo neanche nessuna delle sue opere. Per me la street art erano colori decisi, immagini forti, parole urlate sui muri, disegni sbattuti in faccia alla gente. Spakka, spakka. E il graffitaro me lo immaginavo con felpa e cappuccio, piercing e tatuaggi, moderatamente sbronzo, denti giallastri di nicotina e unghie poco pulite. Quando sono stata presentata ad Ale subito ho dovuto riallineare le mie aspettative con la realtà. Dunque quella donna minuta, dal sorriso pulito e dalla pelle chiara, quelle mani sottili e fragili, quella voce cristallina, quella timidezza che si nascondeva sotto gli occhiali da ragazza studiosa erano una graffitara? Ero incuriosita. Così a casa mi sono messa a cercare chi fosse, quali fossero i suoi lavori, come si presentassero. E ho trovato il suo sito in rete. E anche qui ho dovuto ricredermi, cancellare idee preconcette e lasciami sedurre.
Perchè con Ale Senso si mette in moto un meccanismo di seduzione, lei sa parlare direttamente alle emozioni, all’intimità. Il mondo artistico di Ale è, infatti, un mondo fatto di intimità, di spiritualità, di compassione, di sentimenti, di emozioni. I suoi lavori non usano il muro, lo spazio abbandonato, il cortile smantellato ma lo abitano, lo riempiono di intenzione e di vita.
Non sono urla i suoi lavori, sono preghiere.
La fedeltà al mondo dei graffiti è rimasta: come dicono loro, i graffitari, i suoi lavori “spakkano” ma non come pugni dritti allo stomaco di chi guarda, ma come tracce odorose, e si indirizzano al cuore. I suoi lavori non sono urla e imprecazioni e bastonate, ma sussurri e carezze e preghiere. Che è un altro modo di lottare, un altro modo rispetto a quello cui noi materialisti occidentali siamo abituati.
Nella serie “Derelict Building” le costruzioni, le case, le stanze diventano nient’altro che espressione di un’umanità compatita nel senso etimologico del termine cum-pathos patire, cioè sentire, insieme. I confini del solipsismo sono infranti, la preoccupazioni individuali superate, le paure verso gli altri abolite. Ci si sente a casa, protetti, coccolati, compresi.
Dai lavori di Ale Senso si levano preghiere laiche che trascinano l’osservatore-ascoltatore in uno stato di condivisione e di apertura all’altro. Anzi, i luoghi con i lavori di Ale diventano loro stessi poesie, preghiere, litanie per un’umanità che non si vergogna di ridere e piangere, di giocare e di sognare. Insomma di vivere. Un ritorno al pensiero magico, non più visto come tappa di un evoluzione e di un progresso, ma come una possibilità matura e consapevole di interpretazione del mondo. Non il mondo magico fatto di elfi e fate e “vissero felici e contenti”, ma un mondo magico pieno di invisibile e spirito e anima. Così, accanto al mondo del profitto e della produzione e dell’efficienza, con i suoi lavori Ale Senso ci ricorda che esiste un’altra possibilità: quella di un mondo fatto di visioni, di sogni e di angeli, mondo in cui i discorsi ragionevoli e razionalmente condivisibili lasciamo il posto a corali e oniriche litanie, goffe lallazioni, sogni dimenticati.
Non una scelta viene proposta; non quel mondo o questo. Ma viene offerta una possibilità di riunire quel mondo e questo per la ricostruzione senza frattura di un’umanità laicamente redenta.
la pagina del sito di ale senso con l'articolo qui riportato si trova qui

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