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Alfonso Barreto e la Triste fine di Policarpo Quaresima

Creato il 10 ottobre 2015 da Davideciaccia @FailCaffe

Ho letto un libro bellissimo: Triste fine di Policarpo Quaresima. Mi è piaciuto così tanto che ho fatto un sogno ad occhi aperti, e poi l’ho scritto.

National Geographic ©

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Seduto in un locale di Rio nei primi anni del ’20, l’inusitato silenzio del primo pomeriggio aveva fatto assopire lo scrittore Alfonso Lima Barreto accanto alla bottiglia semivuota di Cachaça. Il suono dell’acqua scivolava fuori mentre il padrone sciacquava i bicchieri. Anche la strada riposava, solo un grammofono disperdeva in lontananza la Série Brasileira del grande compositore Alberto Nepomuceno.

Disturbato da un rumore, Barreto doveva aver guardato con un occhio un po’ più chiuso dell’altro le figure sconosciute dei tre uomini al bancone. E chissà quale faccia aveva avuto quando riconobbe in piedi Ricardo Coração-dos-Outros, il maggiore Policarpo Quaresma e il generale Albernaz, i personaggi del libro che lo avrebbero reso immortale. Alcuni decenni dopo qualcuno avrebbe definito la Triste Fim de Policarpo Quaresma come una delle maggiori opere della letteratura brasiliana, ma sarebbe stato troppo tardi perchè Barreto potesse rallegrarsene e sfuggire alla depressione.

Nato mulatto da genitori mulatti, aveva finito per comprendere che la cultura non gli avrebbe cambiato il colore della pelle. Barreto e quel vizio della scrittura. Il suo sogno di diventare una voce famosa dentro e fuori il Brasile passava per dei lunghi racconti pubblicati a puntate, dove con la sua ironia parlava della mediocrità dei brasiliani, delle astuzie perpetrate dalla buona società per soggiogare i deboli come lui, della dura vita dei negri che lavoravano nelle fazendas. Come un vero classico, alcune delle pagine che ha lasciato impressionano per la ricchezza della storia, altre ancora per l’acutezza del pensiero.

“ Non è soltanto la morte a renderci uguali; anche la follia, il crimine e la malattia passano il loro rasoio sulle distinzioni inventate dall’uomo. Quelli vestiti bene e i malvestiti, gli eleganti e i poveri, i brutti e i belli, gli intelligenti e gli ignoranti entravano con rispetto e tutti compresi, con un fondo di paura negli occhi, come se penetrassero in un altro mondo.”

“Egli pensò allora con ammirazione a quella ragazza che per semplice amicizia si offriva per un così rischioso sacrificio e che era così padrona dell’animo suo e la sentì molto lontana da questo nostro mondo, dal nostro egosimo, dalla nostra meschinità e mentalmente gettò sull’immagine di lei uno sguardo  pieno di riconoscenza.”

Gli scrittori si assomigliano un po’ tutti. Vogliono raccontare la loro personale visione del Mondo, questo Mondo che raramente smette di girare nel senso opposto ai desideri. In cosa le vite raccontate assomigliano a quelle reali? Alle prese con una lenta quotidiana guerra per cercare di raggiungere l’ambizione di un’esistenza, sia i reali che gli immaginari devono tenere i piedi in equilibrio su un filo intrecciato poco per volta, e che poco alla volta si rovina.

Nel locale lentamente Barreto si era rimesso in piedi; doveva essere stato l’alcool, o forse il caldo, a procurargli l’allucinazione che stava vivendo. Il maggiore Quaresma se ne era accorto, aveva vinto l’indugio e si era avvicinato al tavolo. Anche il padrone aveva smesso di lavare i bicchieri e guardava insistentemente fuori dalla porta.

– Quei due potevano star bene, invece si sono immischiati con i libri… ecco! Io da quarant’anni non tocco un libro – aveva sentenziato il generale Albernaz, voltandosi verso Ricardo che contemplava la scena.

A vederli così, in piedi uno di fronte all’altro, nessuno avrebbe parlato di somiglianza fra lo scrittore e il maggiore. Eppure erano la stessa persona: uno si proponeva l’emancipazione di un popolo intero, l’altro voleva riformare la nazione più grande del Sud America.

leggi Policarpo Quaresima di Alfonso H. de Lima Barreto edito da Pericle Tangerine, 2004


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