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Alma Mater Studiorum

Creato il 31 gennaio 2010 da Ronin

Alma Mater Studiorum

Saranno le equazioni differenziali poco comprensibili, o l’umore altalenante dovuto a voti alti e bassi che cominciano lentamente ad apparire sul libretto (virtuale)..

In questi giorni ho pensato parecchio all’università, a quello che studio, con che risultati, con quali prospettive.

E ho pensato anche a quello che ho studiato negli anni passati, a tutto ciò che ha fatto parte del mio percorso di istruzione.

Non so se con queste premesse possa venir fuori un discorso interessante per altri, ma sento l’esigenza di parlarne un po’ , anche per chiarire le idee a me stesso. Voglio provare a scriverne liberamente, senza impostare a priori il discorso, e vedere cosa ne viene fuori.

Intanto la cosa da cui parte tutto: io studio Scienze economiche. Economia politica, volendo essere più chiari.

 

Mi sono reso conto che quasi nessuno che sia estraneo alla materia è in grado di capire  bene la differenza fra questo e altri corsi di economia. E non per ignoranza, ma per una strana carenza lessicale dell’italiano.
Nei paesi anglosassoni esistono due parole per indicare gli studi economici, che sono business e economics.

Il primo indica l’amministrazione aziendale, quindi tutto ciò che riguarda la gestione delle imprese, la ragioneria, il management, ecc, ed è quindi uno studio che si occupa della vita e del “governo” delle imprese.

Invece la seconda parola indica lo studio dei sistemi economici e delle teorie che ne governano i meccanismi. E’ uno studio meno applicato a fatti concreti, come può essere invece un bilancio, o un organigramma aziendale. Si tratta di studiare modelli e princìpi che possano spiegare il funzionamento dei processi economici, da quelli “micro” che partono dall’analisi dei comportamenti di singoli consumatori e imprese, a quelli “macro”, che studiano gli effetti di determinate poilitiche (monetarie, fiscali, occupazionali) sugli aggregati economici.

Si potrebbe dire, semplificando, che l’economia politica è l’ambito più “di ricerca” dell’economia, il cui studio mira a formare scienziati più che professionisti.

Poi ovviamente anche l’ambito aziendale produce ricerca, e molti economisti lavorano poi concretamente nelle istituzioni o  in imprese private, però la distinzione di fondo resta comunque valida.

Ecco, questo preambolo mi aiuta a capire/far capire le mie scelte accademiche.

Sgombro il campo da subito: io non mi sono iscritto alla Facoltà di Economia perchè il mio desiderio è di lavorare come commercialista, impiegato di banca o contabile. Non perchè abbia una cattiva considerazione di queste professioni. Forse un po’ sì, l’immagine che ne ho è di lavori piuttosto ripetitivi e poco creativi, ma è anche vero che pochissime professioni sfuggono a queste due categorie, presto o tardi. Ma sono anche ben consapevole che impieghi di quel tipo sono lo sbocco naturale di buona parte dei laureati in economia (quando va bene!).

Il punto è semplicemente che la mia ambizione, il motivo per cui ho scelto di studiare ciò che studio, è altro.

Io ho scelto l’economia principalmente perchè ho sempre voluto capire la società umana. Volevo, e voglio, capirne i meccanismi, sviscerarne le dinamiche che la regolano.

E’ per questo che mi affascinano le scienze umane, perchè pretendono di spiegare come si muove il mondo. Il “nostro” mondo, almeno.

Certa gente prova questo interesse per le c.d “scienze mm. ff. nn.”, le più “pure”, se vogliamo, che spiegano un mondo ancor più complesso (ma fortunatamente anche più determinato). E sono studi che per quanto rispetti non riescono a stimolare a sufficienza il mio interesse.

Altre persone sono platealmente portate per le arti, di ogni tipo. E non nego che studiare Lettere o Filosofia mi sia passato per la testa più di una volta, anche con una certa convinzione. Ma, per un motivo o per l’altro, non sono riuscito a convincermi.

Non dubito che abbia pesato anche la motivazione, volgare e terribile, culturalmente parlando, delle scarse possibilità di lavoro. Sarebbe ipocrita dire che non è così.

Ma non è stato solo questo. Il fatto è che non ero davvero per nulla convinto di desiderare un lavoro in quell’ambito. Erano tutte cose che mi piacevano, ma anche per questo ho sentito l’esigenza come di tenerle protette, senza renderle produttrici di salario.

In base ad un principio fin troppo romantico, e forse neanche giusto, ho preferito tenere i libri come compagni di momenti liberi e solo miei, piuttosto che farne la mia professione.

Posto che non sono ancora del tutto sicuro che non sarei stato felice facendo quello (e questo la dice lunga sulla validità di tutta questa pappardella esistenziale..), sono comunque felice dell’indirizzo che alla fine ho scelto.

Dico felice perchè mi rendo sempre più conto di quanto in effetti mi risultino appassionanti tutte le materie che hanno a che fare con lo studio della società, che siano l’economia, il diritto, la scienza politica, la storia, la sociologia.. Ovviamente ce ne sarebbe da studiare per tutta la vita, quindi è ovvio che di fronte alla prospettiva di cinque anni universitari ci si trovi necessariamente di fronte a una scelta.

Forse di primo impatto la scelta più ovvia sarebbe studiare Scienze Politiche, che rappresenta un po’ il condensato e la summa di tutte le scienze umane. E infatti mi era passato in testa anche questo, e in età ben più avanzata rispetto ai miei dubbi letterari..

Però, non me ne vogliano gli studenti della facoltà in questione, ho sempre avuto la paura che studiando scienze politiche avrei saputo un po’ di tutto, ma in modo superficiale. E’ una materia troppo trasversale, troppo multidisciplinare, che inevitabilmente rende difficile la specializzazione, il diventare “tecnici” di qualcosa.

Sono tutt’ora convinto che sia lo studio più bello che ci sia, perchè si spazia in ogni ambito, ci si fa un’idea davvero ad ampio spettro del mondo, ma se poi quest’idea non è anche approfondita e mirata, lo studio da bello rischia di diventare inutile.

E visto che un uomo ha capacità intellettuali e tempo vitale limitati, ho ritenuto più efficace e soddisfacente concentrare le energie in una materia definita, per quanto ovviamente ampia a sua volta. E ho scelto la materia che ritengo in grado più di ogni altra, nel bene e nel (molto) male, di influenzare la vita “sociale” dell’uomo. Quella scienza che i manuali definiscono come “lo studio dell’allocazione razionale delle risorse  scarse”, che tolti i tecnicismi sta a significare che si studia come produrre e distribuire tutto ciò che serve alla vita (materiale) dell’uomo. E direi che già qui ce n’è abbastanza per impegnare tutta la vita..

Quindi ecco, per me studiare economia (anzi, scienze economiche..) significa poter capire il mondo che mi circonda, ed entrarne in profondità nelle dinamiche.
Significa capire perchè la moneta funziona in un certo modo, perchè i consumatori fanno certi ragionamenti, quali sono le conseguenze di determinate politiche statali, e quali sono le cause dei problemi e delle patologie dei mercati.

Certo, è un ben piccolo ambito, visto di fronte all’immensità di tutto quello che ci circonda. Perchè ovviamente non c’è una disciplina a cui le altre sono subordinate, ma tante forme di sapere collegate e che rappresentano diverse facce dell’ingegno umano. Ci sono le regole che governano il vivere comune, senza le quali gli scambi economici non potrebbero nemmeno esistere, le leggi ancora misteriose che fanno funzionare la mente, le infinite espressioni della creatività e dell’ingegno umano, con libri, quadri, statue, opere teatrali, architetture, fumetti, melodie.. E poi ci sono le scienze che vanno oltre all’uomo e si occupano di tutti gli aspetti dell’universo, dall’interazione fra elettroni alla fotosintesi delle piante, scienze ancora più perfette in quanto ancor più intrecciate e interdipendenti di quelle che riguardano l’essere umano.

E ce ne sarebbero mille altre, la medicina, la storia e la filosofia, l’ingegneria..

Ed ecco che io, fra tutte le possibilità che mi si sono poste dinanzi, ho scelto di studiare economia.

 

A questo punto, se qualcuno è arrivato fin qui, potrebbe giustamente tirare fuori un po’ di maliginità e dire “Ok, un fiume di parole per giustificare il fatto che ha scelto la facoltà con più possibilità di lavoro, e in un certo senso più “banale” di tutte..??”

Perchè effettivamente è così, inutile negarlo: uno che studia economia viene visto quasi sempre come “quello che vuole fare soldi”, a dispetto del desiderio di studiare qualcosa di più “alto”.

La parola economia viene associata all’immagine di manager in giacca e cravatta, di indici di borsa, noiosi uffici in cui la gente lavora chiusa dentro loculi impersonali, mucchi di scartoffie e di numeri, sportelli bancari, parole complicate e previsioni fallite.

L’economia, dal punto di vista della persona comune, è e resterà sempre una cosa “sporca”, perchè ha a che fare con il denaro, che è la fonte della maggior parte dei beni materiali, ma è anche la cosa più odiata e disprezzata, quando viene a mancare, oppure viene distribuito disequamente, o rubato. Il Denaro (con la D maiuscola), entità di amore-odio per l’essere umano, diventa così l’immagine emblematica di una professione se non volgare come minimo poco “elegante”, in quanto nutrita di bassezze e cattive azioni.

E un po’ come Sisifo, che era stato condannato a spingere un enorme masso in cima ad una montagna, e a vederlo immancabilmente rotolare alla base una volta raggiunta la vetta, così l’Uomo viene come trascinato in basso dal Vil Denaro nel suo cammino verso l’elevazione spirituale.

Ecco perchè dire “studio lettere” o “studio psicologia” ha un effetto del tutto diverso, come se fosse uno studio meno “venduto” a logiche che rispondono a motivi di utilità piuttosto che di mera conoscenza.

 

Quindi perchè lo faccio?

Beh, ho deciso di studiare questa disciplina perchè è un aspetto talmente fondante della vita degli uomini, e talmente facile a perdere la bussola, che non può essere bollato così facilmente e lasciato perdere.

E’ proprio perchè l’economia è spesso brutta, cattiva e complicata che va studiata. Va studiata per essere capita. E va capita per poter essere controllata. E poi cambiata in meglio.

Sarebbe troppo facile scartare ciò che riteniamo non all’altezza della nostra etica, come se chiudendo gli occhi i problemi potessero smettere di esistere. Preferisco prendere atto che buona parte dei mali dell’Uomo derivano dai soldi, e proprio per questo decidere di dedicare il mio studio e la mia professione ad un ambito che ha molto bisogno di essere analizzato e ristrutturato. Un ben piccolo “aiuto”, il mio, se paragonato alla vastità e complessità del problema. Ma comunque qualcosa.

Ci sono tante cose già belle e appaganti nel mondo, ma quelle non hanno bisogno delle mie energie, basta la mia ammirazione e il mio piacere nel goderne.

Mi piace l’idea di impegnarmi in qualcosa di importante e difficile, interessante ma pieno di difetti.

Non so, forse non ho la stoffa dello scrittore, e mi accontento di essere un correttore di bozze..

Alma Mater Studiorum

p.s. Mi è piaciuta la piega che ha preso il discorso, riguardo le motivazioni per cui studio, però mi rendo conto di non essere andato nel concreto della cosa. Non ho parlato di esperienze personali, riflessioni sul valore dell’università, differenze fra triennale e specialistica, lacune culturali mie, difetti nella struttura dei corsi..

Magari ci sarà una seconda parte del post..


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