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“Amabili resti” di Peter Jackson

Creato il 13 gennaio 2011 da Cinemaleo

“Amabili resti” di Peter Jackson

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“Amabili resti” di Peter Jackson
“Amabili resti” di Peter Jackson

Un film molto atteso. Tanti i motivi di interesse.

Un romanzo di enorme successo alla base, la presenza di celebri nomi nel cast e per alcuni in ruoli del tutto insoliti, la direzione di un illustre regista, la partecipazione di un grande come Steven Spielberg nelle vesti di  executive producer, una trama -sulla carta- intrigante…

Tanta attesa, tanta delusione.

Il tocco di Peter Jackson si vede nelle belle immagini di cui il film abbonda, nella preziosa fotografia, nella ricchezza degli effetti speciali… Ma stupisce che un esperto come lui non abbia saputo padroneggiare la materia che aveva nelle mani e abbia realizzato un prodotto indefinibile che non si sa mai quale strada intenda intraprendere. Abbiamo così un mix (stridente e non omogeneo) di dramma thriller fantastico fiaba commedia… che spiazza continuamente lo spettatore, indeciso se debba ridere o sognare o rabbrividire… (“un film fatto a pezzi, che vive di molte sensazioni ma di scarsa sensibilità” scrive Edoardo Becattini). A volte sembra di assistere a una replica de Il silenzio degli innocenti, a volte siamo dalle parti de Il Mago di Oz, a volte ci troviamo dalle parti di Alice nel paese delle meraviglie, a volte abbiamo l’unificazione de La vita è meravigliosa con Ghost, spesso ci troviamo immersi nella melassa di una romanticheria giovanilistica… Il tutto genera perplessità, per non dire fastidio. Molta new age, scarso approfondimento psicologico, nessuna emozione, tanto kitsch (1).

Stupisce anche il discontinuo utilizzo del prestigioso cast. La grande Susan Sarandon è un presenza perfettamente superflua, la bravissima Rachel Weisz appare l’ombra di se stessa, Mark Wahlberg è tutt’altro che verosimile come tenero padre di famiglia. Eccezionale invece Stanley Tucci e credibilissima la giovane Saoirse Ronan (che molti già paragonano all’enfant prodige Jodie Foster).

note

(1) Eppure a qualche critico il film è piaciuto molto (Il Messaggero addirittura scrive “una vergogna l’esclusione dall’Oscar come Miglior Film”, L’Unità parla di “film bizzarro e affascinante”, per Liberazione “un gran bel film che ha il merito e la forza di andare oltre le qualità del libro omonimo che l’ha ispirato”, per La Stampa “il film ha uno stile assolutamente originale, mai visto”).

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