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America oggi – Robert Altman

Creato il 15 aprile 2012 da Maxscorda @MaxScorda

15 aprile 2012 Lascia un commento

America oggi
Portare Raymond Carver al cinema? Impossibile.
No, non perche’ e’ morto, sciocchini ma per la semplice ragione che Carver e’ parola, anzi e’ l’essenza della parola e laddove un aggettivo sbagliato o di troppo sbilancia un intero periodo, non e’ pensabile estendere o trasportare i suoi racconti in altro che non siano le medesime parole pedissequamente ricopiate.
Si pensi solo al casino con Lish…
Bene, escludiamo Carver dalla faccenda o quantomeno teniamo dentro alcuni degli interpreti dei suoi racconti e l’ispirazione in cio’ che fanno e s’inizi a parlare di Altman.
Mai avuta particolare simpatia per Altman. Si si, lo so e’ quello di "Mash" ma e’ anche quello di "Popeye" per dirla tutta.
Qualcuno definisce questo film come un impietoso affresco degli anni ’90; a me pare piu’ un tappeto rosso sotto i piedi della Hollywood liberal di quegli anni, precisando semmai che e’ un gran bel tappeto quando e’ Carver a tesserne la trama.
Non sto dicendo sia un brutto film, impossibile spingersi a questo punto, del resto gli attori malgrado l’handicap liberal, volendo sanno recitare e Altman fu uno che il cinema aveva anche imparato a farlo ma resto dell’idea che come il suo regista, sia una pellicola molto sopravvalutata, molto amata nell’Europa antimperialista, ovvero quella che regala premi e in generale che sia la coralita’ del cast a fare il suo porco effetto.
Lo ammetto, sono eccessivamente duro nei confronti del film indubbiamente impegnativo e ben svolto ma se si considera Carver come un immenso campo innevato che affascina per perfezione e purezza e laddove anche una sola impronta distrugge un orizzonte, anche una buona resa, resta sempre pessima.
Indubbiamente riuscito invece l’incrocio tra personaggi e storie, il legare con un filo rosso i racconti di Carver in un solo continuum spaziale e temporale, operazione non sempre facile e in taluni casi sorprendente.
Non raggiunge la perfezione tecnica dell’insuperabile "Magnolia" ma arrivando con un lustro d’anticipo, "America oggi" pose uno standard. Per il resto c’e’ del buono e meno buono, c’e’ il solito jazz di chi ha comprato due libri della "City Lights" e per aver ascoltato un cugino di secondo grado recitare "Howl" si crede beatnik, il montaggio in piu’ d’una occasione discutibile – non si puo’ spezzare il pathos nel finale di "Una cosa piccola ma buona" – e alcune scelte sul testo forzate ed evitabili. Anche la conclusione, potrebbe apparire necessaria per legare gli episodi tra loro ma si poteva fare di meglio, ad esempio non legandoli affatto.
Non so, fate voi. A me dopo la visione e’ salita feroce la voglia di rileggere Carver e di rivedere Jiulianne Moore senza mutande, tutte cose buone e forse e dico forse, ne vale la pena.

Scheda IMDB


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