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Americani

Creato il 27 agosto 2014 da Paola Annoni @scusateiovado
Americani

Gli americani sono un popolo strano, che dopo 5 viaggi negli USA non ho ancora capito a fondo.

Quando si parla di Stati Uniti le reazioni sono sempre o di desiderio sfrenato di diventarlo (un americano) o di odio per quello che hanno fatto nella storia, nelle guerre (ieri e oggi), ma almeno non si scatena quell'iperprotezionismo che gli appassionati di Giappone nutrono per quella terra (ammettiamolo, chi ama il Giappone ne è fanatico e non accetta nessuna critica ad un popolo che lungi dall'essere perfetto).

Invece, quando io penso agli americani la prima cosa che mi viene in mente, è la gentilezza.

E'una di quelle cose che mi ha stupito di più la prima volta che ho toccato quella terra e che mi sbalordisce ogni volta: gli americani, mediamente, sono gentili. Molto gentili. Ecco, ci sono stati che non spiccano per gentilezza come il Nord Dakota o la Virginia, ma quando penso a delle voci americane le prime che mi vengono in mente sono quella di una signora di colore con un fortissimo accento del sud in un ristorante a Beaufort o una ragazza in un distributore poco lontano da Pioneertown che mi ha aiutato a trovare la strada, senza che io gli comprassi niente, e che mi ha augurato un "wonderfull stay" per la mia vacanza.

Generalmente sono curiosi ma poco invadenti. Fanno tante domande e gli piace sapere di dove sei, e soprattutto perché sei finito lì (spesso ringraziano per averli "scelti" per la tua vacanza). Amano l'Italia e ogni volta che gli dici che sei italiano vedi i loro occhi illuminarsi, perché nel loro immaginario qui da noi splende sempre il sole e non facciamo altro che sfornare pizze e goderci l'ospitalità italiana. Che purtroppo in molte città italiane è andata a farsi fottere decenni fa.

Penso al loro amore per il bene comune che invidio profondamente e con tutta me stessa: quando dalle nostre parti buttiamo una cartaccia per terra (o montagne di spazzatura) pensiamo che non ce ne frega nulla, perché tanto "non è mio" e qualcuno ci penserà, ma siamo bravissimi a lamentarci se nelle aiuole crescono le erbacce e il comune non accorre a tagliarle. Siamo dei campioni di coltivazioni del nostro orticello personale e chi fa volontariato, spesso, fa quasi scalpore (e a volte si viene visti anche come degli sfigati).

Penso che siano patriottici fino nelle ossa e questa è un'altra cosa che sento, vorrei avere dentro di me più di qualsiasi altra cosa, ma più guardo l'Italia più vorrei essere apolide e dire solo che sono spagnola. Che poi anche lì non sono il top di gamma ma se la cavano un pochino meglio, almeno come dignità.

Americani

Vorrei guardare il tricolore e provare un moto di orgoglio al posto di un moto di vergogna. Non siamo più il paese di santi, poeti e navigatori. Siamo un popolo di ladri, di buffoni e di teledipendenti, e chi vorrebbe tenere il suo genio in terra italiana, non può farlo. Perché non ci sono possibilità, non c'è futuro e non c'è la voglia di tenersi persone di valore. Meglio quelle di successo.

E forse per questo tutti guardano all'America con gli occhi a cuore, perché lì davvero vige la meritocrazia che qui è considerata in rari casi, lì hai davvero la possibilità di essere un self made man. Uno che si è fatto da solo partendo dal nulla e se hai un'idea, o il talento o la tenacia, i tuoi sogni possono andare oltre al 1400€ al mese, che qui sembrano già uno stipendione.

Penso sempre a quanto loro proteggano la loro storia che è così recente da sembrare spesso ridicola: con tutta probabilità la metà di noi abita o ha un parente che abita in una casa che per loro potrebbe essere considerata dimora storica o dimora museo. E poi guardo Pompei o al "mio" Berzieri, le terme più belle d'Europa (e sfido chiunque a contestarlo) che sono la triste prostituta di chiunque voglia mangiarci su, e vedo un mondo in rovina che si sta sgretolando sotto il suo stesso peso e sotto la sua stessa gloria.

E poi guardo più a fondo e vedo che gli americani sono il popolo dei contrasti, per eccellenza. Nessuno è come loro. Nel senso negativo del termine.

Gli americani ti servono caffè bollenti in ambienti con l'aria condizionata fissa sui quindici gradi, ti vendono armi dai 16 anni in su e poi si disperano per le folli stragi "non annunciate", ci sono contee in cui l'alcol ed il gioco d'azzardo sono proibiti, ma se vai a 20 km di casa magari il divieto sparisce.

Gli americani fanno la guerra per preservare la pace. E quella è la stronzata peggiore che si possa sentire. Mandano in guerra i disperati, e se ci lasciano la pelle, sono eroi americani. Quando fino a poco prima di mettergli addosso una divisa erano solo ispanici o neri.

Gli americani sono il popolo dei grandi obesi e degli asciugamani minuscoli negli hotel, del junk food e delle calorie sotto ogni prodotto.

Gli Stati Uniti sono un posto in cui i gay possono sposarsi e le coppie miste non fanno scalpore, dove il presidente è nero ma agli afroamericani ogni tanto è lecito scaricargli addosso 41 colpi di pistola.
E forse questi contrasti sono figli di una multiculturalità che nasce in quei barconi di inizio secolo che arrivavano carichi di sogni e speranze ad Ellis Island e che non sono diversi da quelli che respingiamo con tanto odio oggi dalle coste africane oggi o dall'Albania, in un passato che odora solo di presente.
Recentemente è uscita la classifica delle migliori università del mondo e le prime in classifica sono tutte americane: i campus sono oasi meravigliose, ma la cultura che insegnano è spesso autoreferenziale e l'educazione è discriminante della classe sociale.
Gli americani sono quelli che incontri sulla strada e quelli che ascolti nelle parole di tutti quei cantautori di talento che sono poesia pura e scarti inutili per le major che preferiscono Miley Cyrus ad artisti come Michael McDermott. Entrando in qualsiasi bar di Nashville puoi trovare qualcuno che ti racconta la vera strada, quell'America che nulla di romantico, ma esce dalla vita e dalla pancia.

E più scrivo e più penso che queste riflessioni sono solo mie, perché questo è quello che ne esce dai miei 100 giorni statunitensi, dalle relazioni che sono nate, dai rapporti che ho avuto con i local, dal cibo che ho mangiato, dai letti in cui ho dormito. E lo vedo ogni volta che scrivo qualcosa come "che stronzi quelli della Virginia" e mi sento rispondere "non è vero, io li ho sempre trovati deliziosi". E quindi ognuno si crea il suo mondo, composto da una strada che spesso hai scelto, ma che ancor più spesso, ti sceglie lei.

Ho uno strano rapporto con l'America e gli americani, un amore profondo per quella terra che si mischia a tenerezza e a disprezzo.

Ma queste, in fondo, sono solo opinioni.

Posted in Tagged Pensieri, americani, come sono gli americani, gentilezza, patriottismo USA

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