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Anche i ricchi piangono; crollano i consumi del lusso

Creato il 15 ottobre 2012 da Granata84

Dimezzato il mercato interno delle Ferrari, gli yacht restano in cantiere. In forte calo le importazioni di champagne e caviale.
C’é un vero e proprio abbandono dei beni di lusso. Leggere i dati delle vendite di auto relativi al mese di settembre per credere: rispetto allo stesso periodo del 2011, la Porsche ha perso il 62 per cento, la Ferrari il 51, la Maserati il 55, la Lamborghini il 62, passando da 8 vetture vendute un anno fa alle 3 di questo. E sono state lacrime ieri a Genova all’inaugurazione del Salone nautico, un comparto che ha visto il proprio fatturato dimezzarsi in quattro anni passando da 6,4 miliardi a poco più di 3, ma che soprattutto ha assistito – complice anche la tassa di stazionamento – al crollo del mercato interno ormai pari solo a un sesto del totale.

L’addio ai generi di lusso – anche a quelli più accessibili se usati in modiche quantità – è accompagnato da un radicale cambiamento degli stili di vita. Non solo perché si brinda con il prosecco invece che con lo champagne, ma perché le famiglie si concedono molto meno di quanto facevano una volta, in tempi non poi così lontani. Il ristorante chic, quello dove andare nel fine settimana con gli amici per farsi un’abboffata di pesce, adesso è un sogno per molti. Coldiretti ha rilevato che in molti stanno riscoprendo il piacere di ricevere in casa e preparare gustosi menu per gli invitati, soprattutto nei giorni festivi quando si raggiunge il tempo record ai fornelli di circa 69 minuti a famiglia.

La cucina di casa, dunque, ha preso il posto del ristorante. Non solo, ha sostituito anche la tavola calda e il supermercato. Cresce a vista d’occhio il numero di italiani che porta al lavoro il cibo già preparato evitando di spendere i soldi nei bar e nelle trattorie. Si parla di 7,7 milioni di persone, e di questi 3,7 hanno dichiarato di farlo regolarmente, tanto che molti uffici sono stati attrezzati di luoghi dove scaldare un pasto. E aumentano anche le persone – calcolate in 21 milioni – che preparano da sole in casa yogurt, pane, gelato e conserve. Se il fai da te casalingo ha fatto registrare in controtendenza il record degli acquisti di farina, uova e burro, a molti acquisti gli italiani hanno dovuto dire di no. Uno su due, il 51 per cento, ha rinunciato o comunque rimandato l’acquisto di capi di abbigliamento, settore che si classifica tra i più colpiti dall’andamento economico sfavorevole.

Altre rinunce importanti sono state fatte nell’organizzazione delle vacanze, abolite quest’anno da un italiano su due, mentre il 47 per cento ha ridotto le spese per il tempo libero, il 34 per gli acquisti tecnologici e il 30 ha scelto di non acquistare auto e moto. Ma il dato più triste è che una persona su tre ha ridotto, rinunciato, rimandato anche le attività culturali.

Anche i ricchi piangono; crollano i consumi del lusso


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