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Ansel Adams, il fotografo dell’america polverosa

Da Fidya

Mi piace e mi stimola leggere l’editoriale on line di Nital.it, Sguardi è un ottimo spunto per ogni fotografo e per ogni persona che ama la fotografia e questa settimana si parla di Ansel Adams un fotografo storico e famosissimo conosciuto come il ritrattista della vasta natura americana e guardando le sue foto capirete subito perchè, predilige il bianco e nero per dare ancora più atmosfera ai suoi scatti e per renderci immersi in una natura a noi lontana ma conosciutissima dai grandi capolavori cinematigrafici.

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Ansel Adams, il fotografo dell’america polverosa

Ansel Adams (1902-1984), nato e vissuto per la maggior parte della sua vita a San Francisco, scoprì in gioventù il Parco Nazionale Yosemite. Iniziò a fotografarlo con la sua prima macchina, una Kodak Brownie regalatagli dal padre, e poi non lo abbandonò più, facendone il soggetto di una vita. Nel 1932 fondò insieme a Imogen Cunningham e Edward Weston il gruppo f/64, promotore di un linguaggio fotografico improntato alla purezza e al modernismo. Nell’ultima parte della sua vita si dedicò all’insegnamento e scrisse numerosi manuali di tecnica fotografia, raccogliendo molti nuovi proseliti intorno alla fotografia. Grande sostenitore dell’organizzazione Sierra Club, divenne uno dei più noti ambientalisti d’America. Il suo costante impegno fotografico a diretto contatto con la grande natura della West Coast americana gli è valso, a due anni dalla scomparsa, un significativo riconoscimento pubblico. L’American Board of Geographic Names ha dedicato a Ansel Adams una delle più alte vette della Yosemite National Park, la riserva all’interno della quale lo stesso fotografo svolse una gran parte del proprio lavoro: la geografia statunitense comprende ora anche l’Ansel Adams Mount, testimonianza eterna del suo grande impegno e amore in difesa della natura.

Adams veniva «spesso criticato per il fatto di non includere nelle sue fotografie di paesaggi uomini o tracce di umanità. È famoso il commento di Henri Cartier-Bresson: “il mondo sta cadendo a pezzi e tutta la fotografia di Adams e Weston è fatta di rocce e alberi”. I critici hanno frequentemente definito Adams come un fotografo di una natura selvaggia che non esiste più. Al contrario, i luoghi che Adams ha fotografato sono, con poche eccezioni, precisamente quei luoghi selvaggi e parchi che sono stati conservati fino a oggi», molti salvatisi grazie agli sforzi di ambientalisti come Adams e dei suoi colleghi.

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Ansel Adams, il fotografo dell’america polverosa

«Visto nel contesto più tradizionale della storia dell’arte», continua Turnage, «Adams è stato l’ultimo esempio del pittore e fotografo americano nella tradizione romantica del XIX secolo. Diretto erede filosofico dei trascendentalisti americani come Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau», cresciuto in un periodo e in un luogo caratterizzato dalla «nozione che la civilizzazione europea era stata reinventata – in meglio – nella nuova nazione e, particolarmente, nel nuovo West». Che cosa ha generato l’amore dal grande pubblico per Adams, si chiede infine Turnage. «Il soggetto di Adams, la magnificente bellezza naturale del West, era assolutamente, inconfondibilmente americano, e lo strumento prescelto, la macchina fotografica, era la quintessenza della cultura del ventesimo secolo».

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Ansel Adams, il fotografo dell’america polverosa

La Natura è il mio Regno, sarà all’ex ospedale Sant’Agostino di Modena dal prossimo 16 settembre fino al 29 gennaio 2012. Saranno presentate circa 80 fotografie, tutte stampe vintage originali realizzate dallo stesso Adams – celebre per le sue foto di paesaggi realizzate nei parchi nazionali e per la perfezione delle sue stampe in bianco e nero – e provenienti da musei internazionali, collezionisti privati e prestigiose gallerie americane e selezionate con la collaborazione dell’Ansel Adams Trust, istituzione californiana che tutela l’opera dell’artista.


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