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Architetti allo sbaraglio: il caso Fidenza

Creato il 06 ottobre 2011 da Ambrogio Ponzi @lucecolore

Architetti allo sbaraglio: il caso Fidenza

E' stato consegnato il terzo stralcio dell’intervento di "ricomposizione di piazza Repubblica", davanti alla stazione ferroviaria di Fidenza che dovrebbe realizzare la parte più importante del nuovo piazzale della stazione.
"Si tratta di un investimento significativo di 1,38 milioni di euro - di cui è stata anticipata per l’importo di 160 mila euro l’esecuzione di uno stralcio funzionale del nuovo parcheggio interrato delle biciclette - e che oggi vede l’investimento di 800 mila euro di fondi regionali previsti dal Programma Speciale D’Area per l’insediamento dell’Efsa a Parma e 420 mila euro di fondi comunali. Sarà uno spazio pubblico principalmente pedonale, ridefinito dalle mani colte ed esperte del professor architetto, Adolfo Natalini, e del compianto architetto fidentino Vittorio Savi, scomparso da pochi mesi." Le citazioni sono prese dalla Gazzetta di Parma del 9 settembre 2011 che prosegue riportando il discorso del sindaco della città e la seguente affermazione del architetto Adolfo Natalini, confirmatario del progetto che ha dotato la città di due enormi cilindri vuoti e di altre geometrie urbane. 

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 Le torri dei Nuovi Terragli della zona stazione

L'architetto Natalini si esprime così: "Il progetto intende dare un nuovo significato urbano a una parte di città che non lo aveva. La nuova piazza della stazione diventa un incrocio tridimensionale degli assi della città, che si completa con l’architettura della stazione e dei palazzi che lo circondano, mentre il traffico veicolare che scompare nel sottopasso dona un ampio respiro al piazzale che diventa pedonale.  Il disegno del piazzale richiamerà la storia di Fidenza: la forma della città antica, che assomigliava a una spinetta, come diceva Vittorio, e il vetro mattone, che per anni è stato uno dei prodotti vetrari più conosciuti della città. La forma urbis è espressione di un significato importante, che nasce dalla storia e dalla cultura di un luogo. La torre telematica sarà, come scrisse Vittorio, splendente di pixel che saranno cangianti dei colori del mondo". Le insostenibili parole dell'architetto fanno parte del suo carisma imbonitore che gli permesso di partecipare allo scempio di questa parte di Fidenza ridicolizzandone, senza conoscerla, storia ed geografia urbana della nostra città, il tutto in una prosa senza contenuto alcuno.  Ma questa è cronaca, se andiamo alle origini dell'operazione di "riassetto urbano" le cose non cambiano in quanto a prosa, in quanto a contenuti lascio a voi giudicare, ecco quindi il famoso quanto segregato "Piano Guida per le aree d'intervento 1.1 e 1.2" stilato dai progettisti Adolfo Natalini e Vittorio Savi corredato di alcune mie immagini e commenti.

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Mercoledì 7 maggio 2003


NUOVI TERRAGLI (vedi nota) Piano Guida per le aree d'intervento 1.1 e 1.2 RELAZIONE Progettisti ADOLFO NATALINI, VITTORIO SAVI luglio 2001
Com'era? In un anno imprecisato del settimo decennio del secolo scorso, la stazione e la sua piazza, lunga all'incirca quanto piazza Garibaldi, erano luoghi di transito, oggi si direbbe non luoghi.

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Questa parte di Fidenza nella relazione è indicata come "non luogo"

San Michele era un'architettura monumentale, non del tutto integrata al resto della compagine edilizia storica.
Via Cornini e Malpeli era una delle vie più importanti del centro di Fidenza. La periferia residenziale era abbastanza distante e la periferia industriale tutta oltre il rilevato ferroviario. Una importanza più che altro potenziale. Singolare comunque. Com'era singolare  che, dalla stazione al San Michele, i lati della strada fossero diversi, persino antitetici.
Da una parte, le facciate continue delle case del tessuto urbano stretto, dei cosidetti terragli nordorientali o di San Michele. Gli abitanti si sentivano borghigiani come quelli dei quartieri occidentali tra la piazza grande e il duomo. Dall'altra, le facciate e i fianchi di tanti fabbricati spaziati e disomogenei, tra i quali le case popolari a riscatto della via Oberdan, la principale perpendicolare a via Cornini. Il paesaggio del quartiere si animava durante la festa patronale. Allora nell'area dell'ex foro boario si istallava provvisoriamente il luna park. Mentre nessuno dei padiglioni riusciva, né riuscirà mai, a istallarsi nel cortile della scuola agraria. Più che altro via Cornini e Malpeli serviva, se così si può dire, da circonvallazione interna; il traffico delle automobili provenienti dalla via Emilia, dalla fabbrica vetraria o dall'ospedale, passava per il quadrivio di San Michele e, transitando appunto per via Cornini, andava alla stazione. La vera circonvallazione interna sarebbe stata la via intitolata al vate nazionale dell'Ottocento. Sarebbe stata, perché, si spiccava dal quadrivio dell'ospedale, ma potremmo chiamarlo anche della villa del direttore della Vetraria. E si immergeva nell'ambiente disordinato, dove però si trovava l'accesso dello stabilimento vetrario forse uno dei maggiori (all'inizio degli anni sessanta vi fu istallato il forno vetrario più grande d'Europa), certamente a significare il vertice della trasformazione del paese, Fidenza, ex Borgo San Donnino, nella cittadina di taglio post-bellico e emiliano occidentale. Sul filo del ricordo si saprebbero descrivere gli edifici uno per uno, ma ciò che conta è dire che la strada, asfaltata sino all'ingresso della vetreria, poi sterrata, piegava e deviava sul San Michele e non raggiungeva mai la stazione; nei giorni di San Donnino, sul suo tracciato virtuale, veniva sistemata l'autopista, non senza ironia involontaria. Era una strada fallita, una via urbana senza abitanti. Pochi la percorrevano In automobile, pochi in bicicletta, nessuno a piedi. Nessuno raggiungeva la stazione. Com'è? Il quadro del quartiere è cambiato moltissimo, ma, paradossalmente, è lo stesso di allora. Immobile, malgrado i mutamenti (tra quali l'asfaltatura del foro boario e il relativo adattamento a parcheggio a cielo aperto). Oggi, le vocazioni sono ancora inespresse, il disordine è ancora tale. Fortunatamente nell'oggi comprendiamo il Piano di Riqualificazione Urbana, che getta luce competente sul quartiere, e sopra tre aree strategiche per il domani, assimilabili ad altrettanti isolati urbani fornendo i presupposti al veniente progetto del Piano Guida. Come sarà? Riassumendo, la proposta del Piano di Riqualificazione Urbana è quella di promuovere la via Cornini e Malpeli al parallelismo autentico con la via Berenini e farla diventare una strada commerciale dall'aspetto "elegante"; inoltre, promuovere la parallela a via Cornini, via Carducci, a tangenziale settentrionale interna. Il PRU continua con il destinare l'isolato verso piazza Repubblica a edifici a piastra e corte (quali si sono già progettati e approvati e si costruiranno tra breve); con l'affidamento del ruolo di cerniera urbana alle case popolari di via Oberdan; destinare l'isolato ex foro boario e ex scuola agraria alla creazione della grande corte circondata da edifici per tre lati e aperto verso il quarto, cioè via Cornini. Si tratta di una proposta valida, benché, dal punto di vista tipomorfologico, non sia esente da possibili correzioni e integrazioni. Il Piano Guida propone di ricalcare quanto disposto dal Comune recentemente, a vario titolo e con encomiabiale iniziativa, e cioè: - la riqualificazione della via Gramsci, tramite la pedonalizzazione: dalla stazione ferroviaria alla circonvallazione meridionale là dove si presenta lo snodo per Tabiano-Salsomaggiore. Di primaria importanza è questa ventilata pedonalizzazione; quale splendida prospettiva la prospettiva Gramsci! E nel punto in cui via Gramsci confluisce in piazza Repubblica, bisognerebbe restringerla, di modo che si avrebbe la definizione migliore del contorno della piazza della stazione. Un invaso rettangolare lungo quanto l'edificio dei viaggiatori, poco profondo, ma abbastanza da contenere l'area di una aiuola ovale, dove mormora ancora la fontana con la bella vasca anni venti

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La fontana progettata da  Luigi Bormioli nel secondo dopoguerra
(non anni venti e nemmeno trenta)

A coprire le ali dell'edificio dei viaggiatori, due schermi telematici studiati dall'agenzia italiana di una celebre società giapponese. La restrizione di via Gramsci non sarà fine a se stessa, ma permetterà l'occupazione dell'intera carreggiata fino all'aiola esistente mediante l'Hotel de la Gare. La costruzione sarà messa a concorso, invitando alla gara progettuali tre progettisti e tre ditte: differenti età e diverse regioni di provenienza. L'albergo, con il suo porticato urbano, finirà per essere il paradigma della trasformazione edile centrale; - la riqualificazione della via Carducci, tramite il rifacimento. Nuova pavimentazione, nuove corsie, nuova pista ciclabile. Nuove alberature, platani come nei tratti migliori della Via Emilia, madre delle strade e delle città emiliane. 

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I platani, quelli secolari, presenti nell'area sono stati abbattuti

Su via Carducci si affacceranno gli edifici a piastra e a torre, definiti dall'attendibile progetto privato, i quali rappresentano fin da ora gli emblemi urbani rivolti alla città vecchia, ma anche alla città nuova, oltre la ferrovia. - E a tale proposito bisognerà ricordare che il nuovo sottopassaggio ferroviario pedonale non dovrà essere disegnato dai tecnici ferroviari, bensì dai tecnici della città, che sanno quanto delicato sia il rapporto tra il qui e il là, tra la città dei vivi e la città dei morti -;

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In questa area coperta d'erbacce dovrebbe essere costruito un istituto scolastico.
Sullo sfondo il cimitero che diventa lo spazio intermedio tra i vivi ed i morti

- la riqualificazione della via Cornini e Malpeli. Questa operazione è affidata soprattutto alla creazione di un complesso di edifici residenziali privati, non privi di determinate quantità di spazio pubblico. Esso sorgererà sulle aree del foro boario e dell'istituto agrario. Il carattere sarà simile al carattere dei quartieri di edilizia sovvenzionata del secolo scorso. Dunque edifici residenziali, dunque case in linea, orientate nord-sud e parallele aille case popolari di via Oberdan e perpendicolari alla via Carducci e alla via Cornini e Malpeli. Quattro blocchi alti quattro piani e uno alto sei piani. Tutti e cinque dotati di una sorta di doppia frontalità, verso via Carducci o verso via Cornini e Malpeli; tuttavia il quinto si affaccerà su via Carducci e sulla piazza del mercato, afferente a via Cornini. Il quinto blocco sarà più che altro un edificio più pubblico. n portico, rìcavato nello spessore degli edifici, e, in parte, aggiunto in parallelo alle arterie perimetrali, racchiuderà la piazza del mercato, a modo di Pavaglione (si dice in Romagna).
Il sottosuolo della piazza e degli edifici sarà destinato a parcheggio automobilistico, profondo due piani. Interessa notare che la lama alta sei piani, nell'eccedenza rispetto al basamento degli edifici più bassi, verrà fasciata di mattoni di vetro - mattonelle di vetrocemento come quelle che la Vetraria fabbricava nello stabilimento sito In via Carducci, e che le architetture di mezzo mondo continuano a mettere in opera felicemente. Il Piano Guida propone strade e edifici in chiave unitaria; un quartiere nuovo, un organismo nuovo unitario e articolato, contraddististinto dal mix tipologico tra l'edificio in linea e l'edificio a torre; per non dire un parco tematico di ricordi e di occasioni. _______________________ Nota Ciò che il Piano Guida prevede per il comparto compreso tra la stazione ferroviaria e il San Michele, tra la via Carducci e la via Comini Malpeli, potrebbe chiamarsi Nuovi Terragli in ricordo dei Vecchi; oppure potrebbe nominarsi mediante il vocativo, Caro borgo, con cui si rivolge a tutta questa materia Mario Pietralunga, fidentini trapiantato in California, poeta, caposcuola inconsapevole della scuola poetica fidentina.

    

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