Magazine Serie TV

Aria di Libri | “Ruggine Americana” – Philipp Meyer

Creato il 09 febbraio 2016 da Parolepelate

Il romanzo d'esordio di Philipp Meyer, datato 2009, è stato definito da molti il nuovo romanzo americano. Una storia che " inquieta il lettore mentre lo avvince con la sua vivacità", con la parole di Patricia Cornwell.
Un romanzo che io ho trovato a tratti destabilizzante, che mi sento di consigliarvi.

Aria di Libri | “Ruggine Americana” – Philipp Meyer

Sono da molto tempo appassionata del romanzo americano di genere. Quando posso, cerco di divorare tutti i classici contemporanei che hanno saputo cogliere lo spirito di una nazione così problematica, dagli Anni Ruggenti all'età di Reagan. Quando mi è capitato per le mani questo libro, sono rimasta colpita sia dal titolo (fedele all'originale American Rust) che dalla trama.

Buell, in Pennsylvania, è una cittadina ai margini della società, da quando l'economia è crollata e le acciaierie hanno chiuso, lasciando impoverito un territorio un tempo promettente. Ciò che rimane di un fulgido passato è solo lo scheletro arrugginito dei complessi industriali dove si lavorava con stipendi bassi e poca sicurezza, ma per lo meno si lavorava. Isaac è un ragazzo insicuro, ma intelligente. Doveva andare al college, come la sorella, ma la fabbrica dove lavorava il padre è andata a fuoco: lui è finito sulla sedia a rotelle, la madre si è suicidata. Poe è l'unico amico di Isaac: grande e grosso, avrebbe potuto diventare un grande giocatore di football, ma è rimasto anche lui incatenato alla ruggine di Buell. I loro destini cambiano in una notte: un delitto si intreccia alla loro vita ormai sfasciata, in una catena di eventi che cambierà ogni cosa, per tutti.

È difficile far capire di cosa parla esattamente questa storia. Sicuramente c'è un delitto, di cui noi conosciamo ogni cosa, ma c'è di più.
C'è la fuga di Isaac, che insegue treni cercando di andare in California, vivendo come un accattone. Vuole ribellarsi ad una vita che ha scelto ma che gli è stata anche imposta, vuole liberarsi di una famiglia che ormai non esiste più, che forse non è mai esistita.
C'è Poe, che reagisce con la violenza solo perché non conosce altro modo. In fondo è un buono, ma non sa come uscire dal circolo vizioso che molti di noi conoscono: agire come gli altri si aspettano, non come si desidera veramente.
Le figure che ruotano intorno a questi due ragazzi, vittime di un'epoca che hanno vissuto solo di passaggio, l'epoca del tracollo finanziario e morale della comunità, sono tutte portatrici di una storia tragica, difficile, pesante.

Meyer eccelle nel far sentire al lettore questo senso di pesante stasi che avvolge la valle e i suoi abitanti: nessuno riesce a uscire dall'immobilità nella quale sono caduti. Fa tutto schifo, ma chi ha la forza di cambiare le cose? Lo scrittore dipinge il degrado della cultura americana senza usare toni esasperati o morbosi: un realismo che conosce empatia. E riesce a far capire anche al lettore d'oltreoceano le conseguenze della cultura americana, così ossessionata dall'autorealizzazione, dall'individualismo del self-made man: l'immobilità sociale. La responsabilità è sempre del singolo, nel bene e nel male: la comunità non ha valore di mobilitazione, non si lotta tutti insieme, ci si lascia andare alla deriva, ognuno per sé.

Il finale mi è risultato un po' inaspettato: abbastanza aperto da infondere un senso di speranza e di evoluzione compiuta non forzata, sicuramente mai edulcorata. Forse qualche linea narrativa viene lasciata un po' troppo in sospeso, ma nel complesso la narrativa mi ha catturato al punto da notare questi dettagli solo molto a posteriori. Ho divorato le ultime pagine, perché l'alternarsi dei punti di vista con cui l'autore ha costruito l'intero romanzo dà una visione approfondita di tutta la vicenda. Un'esperienza narrativa decisamente imperdibile.

"Tutto quello che vedi ti sopravvivrà: rocce cielo terra. Guardi un tramonto e ti sembra tuo ma il sole sorge in tua assenza da mille anni. [...] L'unico a sapere che esisti sei tu. [...] Per questo la gente crede in Dio, per non sentirsi sola. "

Ringraziamo: Citazioni film e libri


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog