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“Arromog”, ecco il libro che smaschera “Gomorra” di Roberto Saviano

Creato il 03 marzo 2015 da Vesuviolive

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Immaginate un operaio che lavora al porto di Napoli dal 1992, il quale apre la prima pagina di Gomorra di Roberto Saviano e legge di una pioggia di corpi che fuoriesce da un container chiuso male, decine di corpi appartenenti a uomini e donne di nazionalità cinese: è qualcosa che lui o un suo amico avrebbe potuto vedere coi propri occhi, ma non ha visto, e non gli risulta che l’abbiano vista né gli altri operai che pure dovevano essere sul posto, né la pattuglia della Guardia di Finanza la quale, secondo disposizione di legge, doveva trovarsi lì. Che cosa avreste fatto voi? Avreste sicuramente fatto delle ricerche, avreste chiesto spiegazioni all’unico tecnico addetto ai containers frigo del porto, avreste indagato: è quello che ha fatto Ciro Perna, operaio al porto di Napoli dal 1992, perfettamente a conoscenza delle procedure di carico e scarico dei containers, e autore del libro Arromog, che letto al contrario diventa… Gomorra.

A quali conclusioni è giunto Ciro Perna, circa questo episodio? Due mesi prima della pubblicazione del libro di Saviano, su La Repubblica era uscito un articolo di Federica Angeli, “Il mistero dei morti cinesi”, che parlava di riciclaggio di documenti, funerali improvvisati e clandestini, ciò che insomma si legge, grosso modo, all’inizio di Gomorra, e che ha  scatenato la reazione di AssoCina la quale con una lunga lettera ha smontato le tesi della Angeli, spiegando come i cinesi giunti in Italia siano giovani (età media tra i 28 e i 30, secondo i dati ufficiali), che gli anziani, immigrati di prima generazione, a una certa età tornino in patria per morire lì, che cimiteri cinesi in Italia tuttavia ne esistono e spesso, come avviene anche per gli italiani morti all’estero, le salme vengono rimpatriate. Insomma, Roberto Saviano ha probabilmente utilizzato un articolo per ispirarsi e scrivere il principio del proprio libroromanzando una vicenda che pure un fondo di verità forse lo aveva: lo scrittore, sentito dai magistrati, ha sostenuto che in realtà i morti cinesi caduti dal container erano solo due, che non li aveva visti lui, bensì il manovratore della gru di cui non ha voluto fare il nome.

Come molti di voi sanno, gran parte di Gomorra è costituita da parti di sentenze e articoli di giornale, utilizzati e a volte copincollati nel romanzo senza citare i giornalisti che li hanno scritti, i quali hanno citato in giudizio la Mondadori ottenendo il risarcimento del danno. La restante parte del volume è invece formato da parti romanzate, le quali sono quelle di maggiore effetto, come appunto la pioggia di corpi, l’episodio dei kalashnikov o quello del sarto della camorra che ha visto il suo vestito indossato da Angelina Jolie: peccato che niente sia successo agli stilisti Dolce & Gabbana, la cui etichetta secondo Roberto Saviano si trovava sul vestito, eppure se stessero così le cose essi, come tanti alti nomi importanti della moda, sarebbero complici in reati che vanno dal concorso esterno in associazione di tipo mafioso alla riduzione in schiavitù.

Arromog, Gomorra letto da un altro punto di vista - Ciro Perna

Ma non finisce qui la lettura critica di Gomorra, che evidenzia altre incongruenze e bugie, addirittura alcune dichiarazioni del padre che smentiscono particolari del libro. Fin qui nulla di strano, è normale che in un romanzo vi siano elementi di fantasia, tuttavia è discutibile la scelta di mischiarli a dati reali, fatti accertati da delle sentenze: insomma un libro, se vuole avere la pretesa di essere un contenitore di verità, è preferibile che non mescoli queste ultime all’immaginazione, altrimenti si crea un circolo di equivoci difficile da venirne a capo. E così è successo con Gomorra, infatti.

Il “vizietto” di Roberto Saviano, poi, non si limita al suo primo best seller. Emblematico è l’aneddoto da egli raccontato nell’ultima puntata di Vieni via con me, quando ha tirato in ballo il filosofo Benedetto Croce, sotto le macerie della sua abitazione insieme al padre che prima di morire gli disse di offrire ben 100mila lire, una cifra davvero enorme, al suo salvatore. Marta Herling, nipote di Benedetto Croce, smentì l’aneddoto denunciando la prassi di Saviano, quella di scrivere senza verificare e citare fonti, tanto tutto gli era permesso. Il risultato? La querela di Roberto Saviano nei confronti del Corriere del Mezzogiorno, reo di aver pubblicato la risposta della Herling, e la richiesta di 4 milioni e 700mila Euro di danni.

Questo, e non solo, nelle 129 pagine di Arromog di Ciro Perna, libro autoprodotto che non vuole essere un capolavoro editoriale di un aspirante letterato, poiché, come detto sopra, è scritto da un semplice operaio che scrive come parla, e ha come immagine del profilo su Facebook una foto con Vittorio Sgarbi che sfoglia il suo libro, una persona che lo ha messo in contatto con delle importanti case editrici le quali, però, hanno deciso di non pubblicarlo. Il motivo si può intuire, e non ha a che fare con la scarsa appetibilità del prodotto. Chi volesse leggerlo lo può comprare nelle edicole delle città di Napoli e Caserta, oltre che in tutta la provincia di Caserta e nella provincia di Napoli nord. Concludo, infine, “esaudendo una preghiera” di Ciro Perna, quella di informarvi della presenza del gruppo Facebook da lui creato, Basta Roberto Saviano ci hai rotto il c…annollicchio, i cui membri sono per lo più coloro che sono stati bloccati da Saviano per avere un’opinione diversa dalla sua.


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