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Asia: la Chiesa continua a crescere…

Creato il 18 febbraio 2012 da Uccronline

Asia: la Chiesa continua a crescere…«Allora essi partirono e predicarono dappertutto» (Mc 16, 20). Quando si parla di cristiani in India, è inevitabile pensare alle drammatiche vicende dello stato dell’Orissa, ma in questo caso riceviamo buone notizie dal remoto angolo nordorientale indiano: l’Arunachal Pradesh. Ai piedi dell’Himalaya, è la zona del paese dove la chiesa cattolica è cresciuta di più negli ultimi 30 anni: circa 10.000 battesimi di adulti all’anno in media raggiungendo un numero poco inferiore ai 200mila battezzati.

Monsignor John Thomas Kattrukudiyil, vescovo di Itanagar, capitale dello Stato dell’Arunachal Pradesh è testimone della crescita, la quale – ammette – è dovuta principalmente al fatto che le religioni tradizionali sono basate sul timore, mentre il cristianesimo sull’amore; lo stupore degli orientali di oggi deve essere simile al sentimento che provarono gli antichi pagani, fra cui Greci e Romani, di fronte alla speranza soteriologica e prepotentemente gioiosa della Buona Novella: «i giovani non erano affatto felici con le loro pratiche religiose tradizionali. Ad esempio, – dice il vescovo – dovevano offrire molti sacrifici quando qualcuno era malato. Questo è molto costoso e poiché la religione tradizionale imponeva sempre di più tali spese, si sono rivolti a una nuova religione, il cristianesimo che ha chiesto loro solo di pregare Gesù». In India, infatti, quando qualcuno è malato, è pratica comune rivolgersi al tradizionale capo religioso del villaggio, il quale, in genere, tende a farne risalire la causa a uno spirito maligno, di conseguenza è necessario placare l’entità malefica: dunque, bisogna offrire in sacrificio, ad esempio dieci mithun – il bisonte indiano – o cinque maiali o dieci mucche. Per un villaggio ciò comporta sacrificare centinaia o migliaia di animali e questo è un grande onere, oltre che fatto irresponsabile ed illogico, per un paese in cui la povertà è endemica.

Questi giovani, perciò, non appena hanno visto un’alternativa, l’hanno abbracciata. Ora, queste conversioni, non sono scevre da un certo interesse, ci troviamo ad uno stadio per così dire originario, primordiale, del cristianesimo, specialmente nell’optare per un Padre amorevole in contrasto con gli spiriti minacciosi e persecutori. Ma è pur sempre accoglimento della Parola e conversione del cuore, la catechesi, ora agli albori, seguirà; anche se questa presenta certamente le sue proprie difficoltà: un terreno difficile, strade disagevoli, per raggiungere i villaggi e la questione della lingua: una moltitudine di dialetti che non tutti i sacerdoti sono in grado di imparare, così sono necessari traduttori e laici catechisti. E a proposito di conversione, come nell’Orissa e in altri stati, anche nell’Arunachal Pradesh c’è una legge anti-conversione. E’ nata dal timore immotivato da parte di una parte degli indù che il cristianesimo potesse diffondersi in tutta l’India. Tuttavia, prosegue il prelato: «Il governo e la popolazione tribale ci accettano a causa del nostro contributo nel campo educativo. Tutti sanno che l’intero nord-est deve molto ai missionari, perché una grossa percentuale della popolazione che ha ricevuto un’educazione è passata dalle nostre scuole».

La crescita dei cattolici non è, però, un fenomeno limitato al subcontinente indiano, ma che investe anche altre regioni dell’Asia, così ad esempio l’isola di Java, in Indonesia, nel nuovo anno ha registrato una forte crescita del numero dei candidati al sacerdozio con oltre 250 studenti nei seminari. Nel giugno 2012 – riferisce l’agenzia AsiaNews – il Seminario minore di San Pietro Canisio a Mertoyudan, nello Java centrale, festeggierà i 100 anni di vita. Un traguardo importante per l’istituto di proprietà dell’arcidiocesi di Semarang, ma retto dai gesuiti insieme a sacerdoti “nativi”. Padre Gandhi Hartono, docente e preside del Seminario conferma che il desiderio del sacerdozio è in forte crescita con un aumento del 15-20% su base annua. La comunità cattolica indonesiana ha festeggiato la crescita delle vocazioni, come conferma anche il vescovo di Purwokerto (altra città di Java) mons. Julianus Sunarka che esclama: “il numero è enorme”.

Per concludere, più a nord, in quella che era l’enclave inglese di Honk Hong, oggi riunificata alla madrepatria, l’anno scorso, gli adulti battezzati sono stati tra i 300 e i 500, e, comprendendo anche i bambini, sono state battezzate oltre 6mila persone. Questo è il frutto di una politica oculata: infatti, otto anni fa, la chiesa in Hong Kong ha lanciato un programma pastorale che prevedeva un maggiore impegno nell’evangelizzazione e questo ha incoraggiato tutti i fedeli di Hong Kong a fare di più per portare la fede ad altre persone, per condividerla con gli altri.

Matteo Donadoni


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