Rapina ad un portavalori nell’autostrada A14, con colpi di kalashnikov e chiodi a tre punte su entrambe le carreggiate. Il colpo ha fruttato alla banda un bottino di 5 milioni di euro.
Un assalto armato, che a quanto pare, era studiato nei minimi dettagli. La rapina a colpi di kalashnikov è avvenuta ieri pomeriggio attorno alle 17 da un commando di almeno cinque, forse otto banditi, ai danni di un portavalori della Fitist Security lungo l’A14, nel tratto tra i caselli di Ancona sud e Loreto-Porto Recanati, in direzione Pescara.
I malviventi a bordo di una Lancia Delta di colore blu, lampeggiante sul cofano e paletta, fingendosi agenti di polizia, hanno prima affiancato un camionista che guidava una cisterna intimandogli con le armi di fermarsi e costringendolo a posizionarsi diagonalmente, in modo da bloccare il traffico che stava giungendo. La banda aveva sparso anche delle bande chiodate costruite con dei paletti di ferro chiodi a tre punte, che solitamente utilizzate nel campo dell’edilizia, su entrambe le carreggiate.
Le armi sono state puntate anche contro un giovane che stava percorrendo la terza corsia all’interno di una Opel grigia. Al ragazzo sono state prese le chiavi dell’auto e gettate tra le siepi, dopodiché, hanno preso tutte le chiavi delle vetture che si erano fermate incontrando la cisterna di traverso che gli impediva il passaggio.
In seguito i banditi hanno ripreso l’inseguimento del furgone portavalori e di quello di scorta. Alla comparsa del furgone della Fitist, diretto a Civitanova Marche e scortato da un altro mezzo, i ladri hanno sparato colpi di kalashnikov, qualcuno in aria, mentre gli altri raggiungevano la carrozzeria blindata, costringendo le guardie giurate a scendere. Hanno tagliato le gomme e il tetto del veicolo e si sono impadroniti dei sacchi all’interno del furgone, per un valore complessivo che si aggirerebbe intorno ai 5 milioni di euro. I vigilantes che si trovavano sul portavalori non hanno potuto far niente trovandosi di fronte i banditi armati e coperti dai passamontagna.
Purtroppo nemmeno i telefoni cellulari prendevano campo e l’allarme Gps del furgone non era scattato. Si pensa che la banda abbia schermato elettronicamente il Gps, sapendo in anticipo quando sferrare il colpo. E’ evidente che si sia trattato di un gruppo di professionisti. All’interno del veicolo sarebbe dovuto scattare un meccanismo di difesa passiva installato a bordo che in caso di ‘attacco’ prevede misure come il lancio di liquido schiumogeno o una cortina fumogena, ma tutto ciò stranamente non è avvenuto.
Terminato l’agguato hanno dato fuoco alle vetture utilizzate per il colpo. Alcuni testimoni hanno riferito di avere visto i malviventi in fuga verso la costa.
M.E.
Next post
