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Augusto Novelli, Firenze – La Cupola

Da Paolorossi
La Cupola ( Commedia storica in 4 atti ) rappresentata per la prima volta al Teatro Alfieri di Firenze la sera del di 8 febbraio 1913 dalla Compagnia fiorentina del Cav. Andrea Niccòli. La scena a Firenze dal 1420 al 1436 ATTO PRIMO IL CORTILE DELL'OPERA DI SANTA MARIA DEL FIORE. Nel fondo l'androne e il portone che conducono alla piazza del Duomo e che lascian vedere l'estremità della fabbrica e la piazza stessa seminata di blocchi di marmo lavorato e da lavorare. A destra, sempre dello spettatore, prossima alla ribalta, la porta a due scalini che conduce nell' interno dell'Ufficio; accanto, piuttosto in alto ampio finestrone chiuso da un'inferriata. Un blocco di marmo gettato sotto permette, salendovi, di guardare nell' interno dell' Ufficio stesso. A sinistra l' uscita posteriore dell'osteria di Simone con una frasca ed un boccale per insegna. Lì prossima una tavola con una panca e degli sgabelli. Per tutta la scena sono sparsi i materiali dell'Opera ; marmi lavorati e no, legname, corbellini, arnesi da muratore, eccetera. SCENA I. Piero, Jacopo, Nuto, Sandro. Banco con altri artigiani; poi Simone e dopo Marco banditore. (E' l'ora della colazione. Gli artigiani dell' Opera sono sparsi per il cortile e stanno su' blocchi, o seduti alla tavola. Alcuni mangiano ne' piatti che Simone porta e toglie, altri ne' fogli. Nato è alla tavola; Piero presso la finestra e ogni tanto va occhiando nell'interno dell'Ufficio ; Jacopo sui gradini della porta di questo. Appena s'alza la tela scoppia una grande risata).

Tutti. - Ah, ah, ah !...

Nuto. - Sicuro!... L'idea di Ceri staderaio l'è proprio quella che v'ho detto. Siccome nessuno sa come fare a tener su l'armatura per arrivare a quella po' po' d'artezza, Geri vorrebbe che invece di' castello di legname necessario a sostener la volta, si riempisse la chiesa di terra, si facesse come una montagna e su questa montagna si murasse la cupola, come se si trattasse di mettere una berretta sulla testa dello Zuccone di mastro Donato ; finita poi di murar... la berretta, la si votasse di sotto!

Tutti. - Ah, ah, ah! (Altra risata).

Jacopo. - E' signori Operai sono stati a sentillo?...

Piero. - O che vorresti gli stessero a sentire sortanto e' consigli de' tu' maestri?

Jacopo. - Io vorrei che dessino udienza a chi sa fare !

Piero. - ( Ironico). A chi sa fare la torre della Petraia a Castello, unn' è vero?...

Jacopo. - Sicuro!... E a chi glie riuscito a ordinare e spartir l' ufizio degli ufiziali di' Monte ni' palazzo della Signoria!...

Piero. - Con quelle belle finestre!

Jacopo. - Le son finestre cavate dall'antico, da quell'architettura che qui da noi l'è spenta!...

Piero. - E i' tu' maestro la resuscita !... Ah, ah !...

Tutti. - Ma finitela !...

Nuto. - Se vu' volete sentire i' resto, i' ve lo dico, se no, salute !...

Sandro. - Di' di' !..

Nuto. - Orbe', non solo Geri mi raccontava d'aver esposto questa su' idea...

Banco. - Quella della montagna di terra...

Nuto. - Sicuro ; ma mi diceva anco questo : - Murata la cupola, come intendo io, ossia sulla montagna, i' ho anche pensato a fare scomparire in un fiatte tutto i' ripieno!

Tutti. - E come?... Come?

Sandro. - O ch' è doventato stregone?...

Nuto. - Ma l'idea di Geri per portar via la terra la unn' è brutta !

Banco. - O dilla, sentiamo!

Nuto. - Si fa a questo modo, mi diceva : in tutte coteste stara di terriccio, che le formerebbero i' monte, ci si mescola della belle monete e magari quarche zecchino: fatto questo, un c'è bisogno né de' manovali né di dare in sommo i' lavoro perché si peni più poco...

Tutti. - Come, come?

Nuto. - Eh, no! Perché si chiama Marco Lupicini banditore, e gli si fa vociare: - Chi verrà a portar via la terra della Cupola, si potrà tenere padrone di tutte le monete che troverà dentro!...

Tutti. - Ah, ah, ah! (Risa clamorose).

Simone. - (Servendo). Figlioli, vu' finirete co' i farmi mandar via... E' Magnifici signori Operai son là co' Consoli della Lana... (Accenna l'Ufficio).

Jacopo. - Se gli hanno a fare con dell'idee di questo genere, e' ci starann per un pezzo!

Nuto. - Monte Morello, che s'è rasato, gli avrà tempo di far rinascer gli abeti, per far questa famosa armatura.

Simone. - Ci vuol altro che abeti per arrivare all'artezza di dugento braccia!... (E rientra nell'osteria).

Piero. - Bisognava farla senza i' tamburo, come la voleva mastro Arnolfo di Cambio...

Nuto. - E come la si vide pinta ni' cappellone degli Spagnoli a Santa Maria Novella!

Jacopo. - Per vedere in vece d'una cupola sortir fori una pentola affogata!... Un c'era da fare che come s'è fatto: tirar su quelle quindici braccia e levarla fuori dalle spalle della chiesa, perché sortanto così la verrà come la deve venire!

Nuto. - Ma ora che si deve cominciare a vortalla, come su farà pe rarrivare tanto in cima?

Tutti. - Ecco!

Jacopo. - Con l'aiuto di Dio, vu' vedrete, ci s'arriverà!

Tutti. - Speriamo!

Marco. - (Banditore, dalla piazza del Duomo, ad alta voce): A nome de' Magnifici signori Operai dell'Opera di Santa Maria del Fiore e de' Consoli dell'Arte della Lana!...

Tutti. - Ohe, icchè c'è?...

Piero. - (Osservando sulla piazza). Marco Lupicini, che torna da i' su' giro e rinnova l'urtimo bando.

Jacopo. - E che si guadagna i' su pane.

Nuto. - Zitti! (E ascoltano).

Marco. - (Sempre di dentro, ad alta voce). Chiunque di qual si sia condizione volesse fare i' modello o disegno per la volta maggiore cupola di detta opera, tanto per l'armatura quanto per e' ponti...

Piero. - E qui mi casca l'asino!...

Tutti. - Sta' zitto!

Marco. - (Continuando): Si faccia vedere innanzi nona e dica tutto quello che ʼgli ha da dire, perché detti Magnifici signori sono adunati anc'oggi perdare graziosamente udienza a ogni persona. Si fa poi sapere che chi avrà o darà un modello o disegno, o che non sapendolo fare lo farà intendere e sia trovato buono per esser fatto, anco lui sarà ricompensato co du' gento fiorini d'oro!

Nuto. - Ah, la mi' Betta, se avessi avuto un'idea!

Marco. - (C.s.). Si bandisce in fine che sarà pure ricompensato chiunque suggerirà qual si sia cosa che sia tenuta buona e utile al compimento di detta Opera di Santa Maria del Fiore, destinata a dimostrare la fede e la grandezza di' popolo di Firenze!

Jacopo. - (Togliendosi il berretto). E così sia!

Tutti. - (Imitandolo). Sempre!...

Marco. - (Entrando per attraversare ed andare nell'Ufficio). Bon'appetito, figlioli!...

Tutti. - Ohe!... Marco!

Nuto. - Qua, a bere! (Mescendogli). Perchè tu dèi aver sete?

Marco. - Da Calimala a Mercato Novo; e poi a San Piero; e poi Oltrarno!...

Tutti. - Bevi! Bevi!...

Marco. - Grazie, e prosit a tutti! (E beve).

Jacopo. - O che bisogno avevi di sgolarti tanto?... E' maestri son entrati quasi tutti. C'è Manno di Benincasa, c'è mastro Giovanni dell'Abbacco, i' Fannulla, Ventura di Tuccio, i' Pisello...

Piero. - Filippo di ser Brunellesco...

Jacopo. - Sicuro!... Anche mastro Filippo!...

Piero. - E anche i' Ghiberti!...

Jacopo. - E ci sia pure, icchè m'importa?...

Marco. - Ohe, che v'abbaruffate di già?... Almanco aspettate che la Cupola la sia allogata!...

Tutti. - (Ridendo). Ah, ah, sicuro!

Marco. - Salute e lavoro buono!

Tutti. - Grazie!...

Marco. - (Entra nell'Ufficio e sparisce).

Nuto. - Ma diamine!... Prima di mangiarci aspettiamo di sapere a chi la sarà data. Io poi un la tengo né pe' Medici, né pe' gli Albizzi: basta che i' lavoro un ci venga a mancare io son contento, dico bene?

Molti. - Benone!

Jacopo. - O se io un sogno altro che di morirci sopra. Mi ricordo che cominciai a portar su pietre a tempo di mastro Francesco Talenti e di Giovanni di Lapo Ghini!...

Piero. - E ora vu' lo vorresti finire con mastro Filippo. Ma i' ho paura ch'e' resti con la voglia come gli successe quando prese parte all'allogazione delle porte di San Giovanni.

Jacopo. - I' sacrificio d'Isacco scorpito da Filippo valeva quello di Lorenzo!

Piero. - Ah, ah, ah! Orafo, architetto, scurtore, ogni cosa!

Jacopo. - O vai e domandalo a Donato, qui accanto. La su' bottega l'è a un passo. Vai e chiedigli se i' Brunellesco sa scorpire.

Nuto. - Ohe, i' Cristo di legno e' par vivo ! L' ho visto anch' io.

Jacopo. - Donatello, ni' trovarselo davanti, e' lasciò andare l'ova, che 'gli aveva ni' grembiule. - Piglia un pezzaccio d'arbero e fanne uno te ! - 'gli avea detto ni' sentirsi biasimare quello che gli avea fatto lui per Santa Croce. E Filippo lo fece. E ora fa restare a bocca aperta chissisia che lo guardi!

[...]

Dalle note storiche del primo atto :

- Questa storia è troppo nota perchè anch'io la ripeta dopo il Vasari e tanti altri ; mi preme però di riportare dall'autore delle Vite, questo passo :

" E ciò fatto (compiuto il Cristo di legno) invitò una mattina Donato a desinar seco, e Donato accettò l' invito ; e così, andando a casa di Filippo in compagnia, arrivati in Mercato Vecchio, Filippo comperò alcune cose, e, datole a Donato, disse : Avviati con queste cose a casa e lì aspettami, che io ne vengo or ora. Entrato dunque Donato in casa, giunto che fu in terreno, vide il Crocifisso di Filippo a un buon lume ; e fermatosi a considerarlo, lo trovò così perfiettamente finito, che vinto, e tutto pieno di stupore, come fuor di se, aperse le mani che tenevano il grembiule ; onde cascategli l'uova, il formaggio e l'altre robe tutte, si versò e fracassò ogni cosa. "

Da questa narrazione appare limpidamente la poca prosopopea che avevano cotesti grandi.
Essi andavano in compagnia a comprar le cibarie in Mercato Vecchio, e siccome tornavano a casa con queste robe nel grembiule, bisogna dire che passeggiavan per Firenze in maniche di camicia, o poco meno ; come cioè si vergognerebbe d'andare il più umile de' moderni operai. Se dunque i costumi di queste grandi figure erano così semplici, com'è egli possibile immaginarli e rappresentarli con una loquela da linci e squinci?... Serva questo, se non di risposta, di chiarimento a coloro che stupirono nel veder presentati questi miei personaggi come io li presentai ; vale a dire com' erano.

( Augusto Novelli, brano tratto da "La Cupola" - 1913 - R. Bemporad & Figlio, Editori, Firenze 1920 )

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