Banche europee in picchiata

Creato il 03 dicembre 2012 da Lamiaeconomia

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Crolla la redditività delle banche europee, con utili aggregati in calo del 30,2% a 26,1 miliardi nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2011.E' quanto emerge dall'indagine di R&S, Mediobanca sulle venti principali banche per totale attivo nel Vecchio Continente. I dati già disponibili per i primi nove mesi parlano di una flessione ancor più ampia, con utili in frenata del 37,8% a 23,9 miliardi. Tornando al semestre, appare ancora evidente la fuga dai Paesi periferici dell'area euro, i cosiddetti Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna): l'esposizione per gli istituti del Vecchio Continente si riduce di 49 miliardi a 276 miliardi. L'emorragia principale riguarda l'Italia, con un calo dei titoli del Paese in pancia alle big europee per 22,5 miliardi. L'intervento di Intesa Sanpaolo limita un fenomeno che sarebbe stato altrimenti ben più grave, visto che l'istituto ha aumentato la propria esposizione al Paese nello stesso periodo di 16 miliardi, utilizzando il 39% dei 36 miliardi di liquidità raccolte alle due aste Bce (il dato Intesa include anche le attività assicurative). Vistoso anche il calo dell'esposizione verso i titoli di stato greci, per 19,7 miliardi. I governativi della Grecia sono praticamente scomparsi dai bilanci delle grandi banche per effetto delle cessioni, ma anche delle svalutazioni con haircut nell'ordine del 75%. Tra le venti banche di testa, le italiane hanno un'incidenza più elevata dei crediti deteriorati, del 12% rispetto al 5,1% medio europeo. Unicredit iscrive poi la maggior massa di crediti dubbi lordi (77,7 miliardi di euro). Il dato sembrerebbe però influenzato dalle diversità regolamentari nella definizione di quali siano i crediti dubbi, così come dal trattamento fiscale degli accantonamenti. Il rischio degli istituti italiani sembra però più contenuto, visto che la leva è più ridotta e anche l'esposizione ai derivati è minore. R&S confronta anche le prime stime del passaggio a Basilea 3, fornite da alcuni degli istituti: in attesa di maggior chiarezza sui requisiti, il common equity dichiarato al giugno 2012 vede Intesa e Unicredit al 9,2% e tra i livelli migliori in Europa. Fanno meglio solo Danske (9,7%) e Ing (9,4%).
Fonte: Milano Finanza


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