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Beatles, la storia dell’ultimo concerto e dell’addio al palco

Creato il 19 agosto 2013 da Ladyblitz @Lady_blitz
Beatles, la storia dell’ultimo concerto e dell’addio al palco

ROMA – Anche se l’ultima esibizione dal vivo fu quella, a sorpresa e ormai leggendaria, del gennaio 1969 sul tetto del palazzo della Apple, i Beatles diedero il loro ultimo concerto in pubblico regolarmente annunciato il 29 agosto 1966 a Candlestick Park, appena fuori San Francisco. Il giorno successivo tornarono a Beverly Hills, nella villa in affitto che avevano usato come base, e il 31 agosto partirono per l’Inghilterra.

Il tour americano del 1966 era stata un’esperienza molto pesante: a cominciare da Chicago, si erano esibiti in dieci stadi di fila prima di avere un giorno libero. Erano stanchissimi e decisi a non fare più tour. In realtà, come hanno raccontato più volte nel corso degli anni John, Paul, George e Ringo, quella di San Francisco fu semplicemente la goccia che fece traboccare il vaso.

All’epoca non esisteva ancora un’organizzazione per i concerti negli stadi: i Beatles suonavano con tre amplificatori da 100 watt (costruiti per l’occasione, allora una novità sensazionale) e non avevano le spie. Le urla del pubblico coprivano la musica, sul palco i musicisti non si sentivano e Ringo era costretto a tenere soltanto il tempo perché i tamburi non avevano abbastanza volume per essere percepiti dal pubblico che era lontanissimo (il prato era vuoto). La loro vita in tournée era a dir poco claustrofobica: giravano il mondo ma dovunque andassero erano letteralmente assediati da fan in delirio che rappresentavano un fenomeno sociale del tutto nuovo. Il risultato era che si muovevano scortati dalla polizia in un clima di tensione e passavano le giornate asserragliati in albergo. Il più restio ad accettare l’idea di chiudere con i concerti era Paul: ma dopo Candlestick Park anche lui si convinse. Per la cronaca i biglietti venduti al Candlestick Park furono 25 mila sui 42.500 disponibili.

Ad aprire lo show furono le Ronettes di Phil Spector. I Beatles suonarono 11 brani in poco più di mezz’ora. Questa la scaletta di un concerto che è diventato uno dei bootleg più richiesti della storia: ”Rock And Roll Music”, ”She’s a woman”, ”If I Needed Someone” , ”Day Tripper” , ”Baby’s In Black” , ”I Feel Fine” , ”Yesterday”, ”I Wanna Be Your Man” , ”Nowhere Man”, ”Paperback Writer” e ”Long Tall Sally”. La decisione da parte dei Beatles di non fare più concerti finì per cambiare la storia della musica. Da quel momento i quattro cambiarono il modo di concepire il loro lavoro e, per dirla in breve, decisero di usare lo studio di registrazione come uno strumento.

Col passare del tempo, con l’aumentare della confidenza con la tecnologia e grazie alla decisiva collaborazione di George Martin, il produttore che riusciva a dare un suono ai loro sogni e alle loro visioni, i Beatles cambiarono l’idea stessa del fare musica, allargando i confini della musica pop e inventando di fatto il concetto moderno della produzione musicale e della tecnologia al servizio della musica. Quello che veniva registrato nei leggendari studi di Abbey Road non era riproducibile dal vivo: forse il modo più estremo per reagire a quei concerti così faticosi.


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