Bevacizumab- Avastin, il nuovo farmaco impiegato nella terapia contro la “degenerazione maculare correlata all’età”, è somministrato in venti centri ospedalieri lombardi.

Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.
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Bevacizumab- Avastin è un nuovo farmaco impiegato nella cura della “degenerazione maculare correlata all’età” che sta lentamente prendendo piede anche in Italia. Argomento principale dell’odierno Consiglio regionale della Lombardia, la sua somministrazione è stata l’oggetto dell’interrogazione che la consigliera Paola Macchi, del Movimento 5 stelle, ha rivolto al presidente con deleghe ad interim alla Sanità e al Welfare Roberto Maroni.
Macchi ha sottolineato l’arretratezza delle strutture ospedaliere pubbliche della regione che, ancora nella stragrande maggioranza dei casi (90%), continuano ad usare Lucentis. Quest’ultimo è il farmaco che si è usato fino ad oggi per curare la degenerazione, certificato come equivalente a Bevacizumab- Avastin dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ma ben 40 volte più costoso. Il consigliere M5S sostiene anche che l’utilizzo di Lucentis al posto di Bevacizumab costi ai contribuenti italiani circa un milione al giorno. Denaro che potrebbe senza dubbio essere utilizzato in modi più produttivi ed a servizio dei cittadini, piuttosto che per il foraggiamento di una casa farmaceutica.
Il Governatore Maroni ha risposto all’interrogazione ripercorrendo tutte le tappe dell’adozione del nuovo farmaco. Bevacizumab- Avastin è stato certificato come somministrabile a carico del Servizio Sanitario Nazionale il 23 giugno dell’anno scorso dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Il mese successivo la verifica e il monitoraggio dell’appropriatezza del farmaco sono stati affidati a strutture sanitarie di ricovero e di cura pubbliche e i suoi prescrittori sono stati individuati nei medici specialisti delle Unità di oculistica e oftalmologia. Successivamente è stata presa la decisione che la somministrazione di Bevacizumab- Avastin dovesse essere effettuata esclusivamente dalle strutture ospedaliere in possesso dei necessari requisiti e nel rispetto delle regole di buona preparazione. All’inizio erano state individuate dodici strutture idonee alla somministrazione, ma successivamente si è arrivati a venti.
M.B.
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