Bisogna vaccinare un bambino quando ci si reca all'estero?

Creato il 30 marzo 2012 da Informasalus @informasalus


Oggi il pericolo più frequente non lo si corre nel non vaccinare ma nel vaccinare

Molte persone si chiedono cosa fare quando devo andare all’estero per un periodo più o meno lungo con bambini non vaccinati. Come comportarsi in una tale situazione? Ecco ad esempio un’email ricevuta in questi giorni:
Buonasera dr Gava,
negli ultimi due anni ho letto con interesse alcuni suoi libri e articoli a proposito dei vaccini e proprio stasera uno sull'uso del paracetamolo nei neonati. La contatto perché vorrei avere la sua opinione.
Sono la madre di una bimba di 19 mesi NON VACCINATA e ora sono incinta all'ottava settimana. In Italia mi sento molto tranquilla e sono riuscita a tenere a bada l'ansia dei nonni e del padre. Tra circa un mese, a causa del lavoro di mio marito, ci trasferiremo negli Emirati Arabi, luogo molto occidentalizzato ma anche pieno di immigrazione dal subcontinente indiano. Tra i rischi salute ci sono epatiti, difterite, vaiolo, ecc. … compare addirittura la peste. Le condizioni igieniche sono ottime nei grandi alberghi e centri commerciali, ma nei parchi e per strada la cosa che mi ha fatto più impressione è che tutti sputano ....
Noi, vivendo là, frequenteremo i luoghi pubblici e quindi usciremo dal circuito occidentale.
Vorrei sapere se secondo lei in questo caso devo valutare la possibilità di vaccinare per alcune cose mia figlia (non per malattie esantematiche, ovviamente) e il nascituro/a.
Avendo lavorato con disabili per molti anni sono molto combattuta, ma mio marito e i nonni stanno facendo fronte comune e comincio ad essere a corto di argomenti.
La ringrazio …. S.

Premetto che non è facile rispondere a questi quesiti per email senza conoscere e senza poter visitare il bambino in oggetto e questo non solo perché è palesemente ovvio che un consiglio medico vada dato solo dopo aver visitato il paziente e capito veramente qual è il suo problema, ma anche perché la decisione se vaccinare o meno un bambino deve essere valutata veramente alla luce delle sue condizioni psico-fisiche, oltre che ambientali, e alla sua precedente storia biopatografica.
Pertanto, quello che consiglio lo riassumerei nei punti seguenti:
1 – Se è possibile, cercare un medico senza preconcetti sulle vaccinazioni e dotato di molta esperienza anche sulla gestione dei danni vaccinali e di moltissimo buon senso (oggi sempre più raro) e fargli visitare il bambino prima della partenza per l’estero.
2 – Se questo non è possibile (ed effettivamente non è una cosa sempre fattibile), direi di andare con estrema tranquillità nel Paese estero e di attendere qualche mese sia affinché il bambino si ambienti (ogni cambio di ambiente è uno stress per il sistema immunitario di una persona e questo è particolarmente vero per un bambino piccolo con sistema immunitario particolarmente immaturo) e per avere modo di capire quali sono i reali rischi effettivi e non solo i rischi teorici, che possono essere diffusi degli organi sanitari che, per motivi medico-legali e di immagine, tendono sempre a mettere le mani davanti e far prendere precauzioni eccessive per non correre il rischio di essere criticati.
3 – Nel caso ci siano vaccinazioni obbligatorie (come il vaccino contro la febbre gialla per alcuni Paesi), eseguirle alcuni mesi prima di partire e comunque non prima di aver adeguatamente preparato l’organismo del bambino con una terapia omeopatica personalizzata che permette di ridurre al minimo i danni vaccinali.
3 – Considerare che OGGI il pericolo più frequente non lo si corre nel non vaccinare ma nel vaccinare e questo è tanto più vero quanto più il bambino è piccolo, immunologicamente più debole anche della sua età e quanto più numeroso è il numero dei vaccini inoculati insieme. Diverso sarebbe il discorso se i vaccini venissero eseguiti singolarmente e scegliendo di volta in volta quello più importante in base alle necessità concrete del bambino e alle sue condizioni. In particolare, bisogna valutare: anamnesi familiare di patologie allergiche o autoimmunitarie o di debolezze immunitarie; storia del bambino durante la gravidanza e dopo la nascita; caratteristiche fisiche; predisposizioni patologiche e condizioni immunitarie; alimentazione e condizioni generali di igiene di vita; situazione ambientale in cui vive, ecc. (dato che questi dati non si possono valutare correttamente né per email né per telefono, è palese che serve un’adeguata visita medica).
4 – Se non ci sono situazioni di emergenza (credo siano evenienze eccezionali), attendere che il bambino cresca e che abbia almeno 2-3 anni prima di considerare l’evenienza di una ipotetica vaccinazione.
5 – La sola vaccinazione che si può considerare con un occhio mezzo benevolo è l’antitetanica, ma anche in questo caso io direi che è meglio prima farsi bene un’idea di cos’è OGGI il tetano e di quello che si può fare prima di vaccinare. Per tali motivi consiglio prima la lettura di un libretto che ho scritto proprio perché si acquisisca un’adeguata consapevolezza su questo vaccino quando si inizia a porsi il problema se somministrarlo o meno (se è vero che le ASL chiedono la firma di quello che loro chiamano “Consenso Informato”, credo sia bene che ognuno di noi sia veramente INFORMATO).
6 – In ogni caso, se serve realmente vaccinare, somministrare un solo vaccino e passare ad uno successivo solo dopo aver concluso il ciclo del primo (ma, se devo essere sincero, non ho idea di quale possa essere il secondo vaccino indicato dopo quello antitetanico, dato che anche quest’ultimo per me va usato solo in casi molto selezionati: non dimentichiamo che i bambini non sono a rischio di tetano, diversamente degli adulti o, meglio ancora, degli anziani).
7 – Non dimenticare mai che i vaccini sono farmaci veri e propri e che nessun farmaco va somministrato a caso e senza un’adeguata valutazione del rapporto rischio-beneficio per quel singolo soggetto che lo deve ricevere. Chi si lascia condizionare dall’ansia, dalla paura, da quello che fanno gli altri, da quello che si faceva una volta (quando si pensava che i vaccini facessero solo bene!), da quello che dicono gli altri (specie i nonni, che hanno ancora “nel sangue” il concetto che i vaccini sono essenziali e che sono la più innocua e potente arma protettiva), da quello che di solito dicono i medici vaccinatori … oggi corre il serio rischio di incappare in qualche problema.
Bisogna sempre informarsi per diventare consapevoli; bisogna sempre ragionare e non agire d’impulso, non demandare mai ad ignoti la gestione della salute dei propri figli, cercare un medico di fiducia dotato di tanta conoscenza e di una quantità ancora maggiore di buon senso e, se lo si è trovato, tenerselo molto stretto perché credo che, OGGI, valga ben più dell’oro.
Tanti auguri
Bibliografia
1 - Gava R. Verso una nuova Medicina. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2009.
2 - Gava R., Serravalle E. Vaccinare contro il Tetano? Edizioni Salus Infirmorum, 2a ed., Padova, 2011.
3 - Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2010
4 - Gava R., Serravalle E. Vaccinare contro il Papillomavirus? Quello che dobbiamo sapere prima di decidere. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2009.
5 - Gava R. Alimentarsi meglio per vivere meglio. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2011.
6 - Gava R. L'uomo, la malattia e il suo trattamento. Vol. 3o. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 1999.
7 - Gava R. L'uomo, la malattia e il suo trattamento. Vol. 4o. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 1999.
8 - Gava R. Approccio metodologico all'Omeopatia. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2011.
9 - Gava R. La Sindrome Influenzale in bambini e adulti. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2012.


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