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Blasfemia: in Islanda non è più reato.

Creato il 08 luglio 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Il 2 luglio il Parlamento islandese ha approvato l'abolizione della legge contro la blasfemia. La mozione, proposta dal partito di minoranza Pirate Party, ha ricevuto il sostegno anche di alcune organizzazioni religiose.

Blasfemia, Charlie Hebdo e Jyllandsposten

Fino a pochi giorni fa, in Islanda un'accusa di blasfemia poteva avere come conseguenza il pagamento di una multa o la detenzione fino ad un periodo di tre mesi. Il 2 luglio, però, la legge è stata abolita dal Parlamento islandese, l', in seguito ad una proposta del Pirate Party, un partito presente in varie nazioni la cui nascita è avvenuta in Svezia, nel 2006. Il partito aveva sollevato la questione successivamente all' attentato alla redazione parigina di Charlie Hebdo, nel gennaio scorso, che ha portato alla morte di numerose persone, tra cui giornalisti e vignettisti. Il settimanale francese era stato più volte al centro di scandali legati alla pubblicazione di vignette satiriche aventi come soggetto la chiesa cattolica o la religione musulmana. Un ruolo importante aveva avuto, inoltre, la questione del giornale danese Jyllandsposten, che nel 2005 aveva pubblicato per primo le caricature di Maometto, che avevano fatto scoppiare un caso diplomatico. L'opinione pubblica si era scatenata al riguardo e la questione continua tuttora a suscitare dibattiti accesi. Vignette di questo tipo sono legittime? Fino a che punto può spingersi la satira, prima di diventare esagerata? La critica e la derisione a sfondo religioso devono essere tollerate tanto quanto quelle a sfondo politico o culturale? Probabilmente è impossibile trovare una risposta univoca, ma l'Islanda ha riflettuto sui fatti avvenuti e ha sentito di dover prendere una posizione netta al riguardo.

Reato di blasfemia: perchè abolirlo?

Al centro dell'abolizione del reato di blasfemia c'è una tesi semplice: tutti devono sentirsi liberi di esprimere il proprio parere, seriamente o satiricamente, senza temere ripercussioni legali. Le questioni religiose non devono essere poste su un piedistallo e ritenute intoccabili. Dev'essere possibile, anzi, criticarle o prendersene gioco esattamente come si criticano o ci si prende gioco della politica, dell'attualità, della cronaca o della cultura. Punire la blasfemia è stato percepito dal Parlamento islandese come una violazione della libertà di pensiero e di parola.
Si tratta, certamente, di un ragionamento molto oggettivo. Nessuno mette in dubbio, infatti, che un credente possa sentirsi offeso da un'affermazione blasfema. Allo stesso tempo, però, si cerca di razionalizzare questo fatto: anche un sostenitore di un partito politico, o un appartenente ad una qualsiasi corrente culturale, può sentirsi offeso da una critica pesante o da una vignetta di satira. Come mai, allora, vietare lo scherzo quando il tema è religioso e non vietarlo quando il tema è politico o culturale? Una posizione chiara e lineare che, proprio in virtù di ciò, è stata sostenuta anche da organizzazioni religiose quali la Church of Iceland, che ha dichiarato "it is fundamental to a free society that people should be able to express themselves without fear of punishment".

C'è chi dice no

Allo stesso tempo, però, sono presenti anche voci fuori dal coro. Una di queste è la Chiesa Cattolica, che sostiene che la libertà di blasfemia possa portare all' abuso psicologico nei confronti degli appartenenti ad una determinata fede e che sembra concepire come molto labile il confine tra blasfemia e incitamento all'odio. Dello stesso parere è la parrocchia di Berunes, nell'est del Paese, che sostiene "Jyllandsposten and Charlie Hebdo should have thought twice before before publish material insulting Islam. The legal provision in question may not have been used often, but it should exist". Ma di preciso, cosa si intende con il termine blasfemia?

Cos'è la blasfemia e come viene punita

Con "blasfemia" ci si riferisce a comportamenti o affermazioni irriverenti o offensive nei confronti della religione. La blasfemia è spesso punita da leggi che limitano la libertà di espressione quando essa potrebbe sfociare in un atteggiamento blasfemo. L'atteggiamento attuale nei confronti di tali leggi è composito. Alcuni Paesi le mantengono ma le mettono raramente in atto. Altri, come l'Islanda e pochi mesi fa la Norvegia, le aboliscono (si può dire che la strage di Charlie Hebdo sia stato un notevole catalizzatore al riguardo). Altri ancora, in particolare alcuni Paesi musulmani, danno loro grande importanza, al punto da punire la blasfemia addirittura con la morte. In Italia la blasfemia e la bestemmia possono essere punite con una sanzione economica.
Si tratta di una questione delicata, alla quale si collegano varie implicazioni di grande importanza. Qualunque sia il pensiero del singolo al riguardo, però, è importante il fatto che anche organizzazioni religiose abbiano sostenuto tale provvedimento, poichè testimonia un desiderio di analizzare la questione in modo più oggettivo, senza esprimere un parere basato esclusivamente sulla propria appartenenza o non appartenenza ad un determinato credo religioso. In un'epoca di tendenze contrapposte, in cui il web sembra fare passi da gigante verso una libertà di espressione sempre maggiore e in cui fatti come la vicenda Charlie Hebdo sembrano costituire pericolose battute d'arresto, quest'oggettività di pensiero è importante, indipendentemente dall'effettiva posizione assunta.

Blasfemia: Islanda reato.

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