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Bon, basta, stop.

Creato il 15 novembre 2012 da Ottavia @bisc_otti
ovvero: cronaca semiseria di un evento importante (?) visto con gli occhi di una fashion blogger (?) che preferisce il piumone al piumino (di Margiela) (per H&M.)
Ta da da daan, finalmente è arrivato il grande giorno!
Dopo averne parlato anche troppo (tipo qua, e qua, e pure qua e addirittura qua) era scontato che mi sarei svegliata all'alba per accamparmi in San Babila, no?
Bon, basta, stop.(foto via Vogue.it)
No.
Quella della foto non sono io (l'avreste mai detto?)
Alle 7 di questa mattina, quando la foto è stata scattata, io stavo ancora dormendo.
Così come alle 8.
E alle 9.
E alle 10.
Mi sono svegliata alle 10.30 e, mentre facevo colazione, leggevo divertita tweet di ragazze in coda dalle 3.46.
A questo punto urge una precisazione.
A me la collezione piace, ve ne ho parlato per settimane e non solo per dar aria alla bocca, nè, tantomeno, perché ero sponsorizzata dalla Maison (magari!) quindi tutto lascerebbe intuire che sarei dovuta essere in prima fila pronta a difendere con le unghie e con i denti il mio capo quasi-Margiela.
Beh, no, non è andata proprio così.
Da diversi giorni avevo deciso che non avrei assolutamente fatto la fila per quei maledetti braccialetti un po' perché uscire dal piumone volontariamente all'alba, quando fuori fa freddissimo e senza un motivo degno, è una tortura che se posso evito di infliggermi e un po' perché lottare per conquistare dieci minuti di tempo non è da me.
Io in dieci minuti (soprattutto se di mattina presto) ricordo a mala pena cosa sono andata a fare, figuriamoci se sarei in grado di valutare coscienziosamente un abito.
So già che se avessi fatto la fila per garantirmi quei dieci minuti di shopping sarei caduta in uno stato paragonabile ad una sorta di frenesia alimentare (che se non sapete cos'è ve lo dice Wikipedia) e avrei comprato le peggio cose solo perché ''oddio sono dentro, cosa dovevo fare? margiela, sì, evviva, mi piace, cosa volevo comrpare? oh guarda, un piumone, fuori fa proprio freddo, mi serve, che caldo, che bello, che gioia, e una borsa magari, per metterci la borsa che ho adesso. e un body, che anche quello sembra caldino! e quella cos'è, una pelliccia? mia!''
Detto questo, per evitare di tornare a casa con un piumino Ikea con le maniche, ho avuto la geniale idea di andare in là verso mezzogiorno per entrare non appena avessero aperto le porte al pubblico pur consapevole di un possibile fallimento.
Mai scelta si rivelò più saggia.
Ma andiamo con ordine.
Arrivo verso le 11.50/12 nel negozio, vedo una piccola coda di persone, mi avvicino e chiedo se è la fila che cerco.
Lo è, ottimo.
Dopo un po', mentre sto perdendo tempo con il cellulare, una signora (60/65 anni circa) mi si avvicina e mi chiede se è la fila per la collezione nuova dello stilista belga e, dopo la mia risposta affermativa, si mette in coda con me.
Iniziamo a chiacchierare.
(Vi riporto i tweet di oggi perché spiegano tutto in 140 caratteri e, come avrete notato, questa sera non ho il dono della sintesi)
Bon, basta, stop.Bon, basta, stop.Bon, basta, stop.Bon, basta, stop.Bon, basta, stop.Bon, basta, stop.
Finita la chiacchierata è ora di entrare.Le porte (transenne ok, lasciatemi la licenza poetica, dai) si aprono e veniamo fatti entrare tutti ordinatamente.
Inutile dire che perdo subito di vista la signora.
Non faccio in tempo ad avvicinarmi alla camicia che volevo che vengo agguantata da una commessa che, con modi fermi ma gentili, mi chiede cosa voglio in modo che possa andarmelo a prendere lei che sa dov'è per non fare confusione in quello spazio (molto) ristretto.
Mi serve realmente solo la camicia tonda ma, intanto che ci sono, mi faccio portare anche la giacca destrutturata in pelle e il dolcevita oversize blu.
Blu è finito, mi allunga il bianco e vado a provare tutto.
Bon, basta, stop.Bon, basta, stop.
La camicia è perfetta, la adoro e decido di comprarla alla velocità della luce (beh, ero andata là per lei...)
Bon, basta, stop.
Il maglione oversize è fin troppo oversize e una S mi arriva alle ginocchia. 
Bon, basta, stop.
La giacca di pelle destrutturata inizialmente non mi convinceva ma dal vivo è veramente bellissima.E' difficile ma veramente veramente bella.
Bon, basta, stop.
(La faccia turbata della seconda foto è causata dal pezzo di pelle in eccesso zona spalla che mi fa sembrare un po' Ryuk)
Me ne vado felice con il mio bottino e nel pomeriggio, dato che sono in zona, decido di fare un altro giro per vedere cosa è rimasto (e provare cose a caso).
Sono spariti i body, le clutch e la pochette con i guanti, la candy clutch, la mia camicia, il blazer aderente e ''il codino di baggio'' (cit.) ma la stragrande maggioranza dei capi è ancora lì.
Provo il vestito della campagna e ho seri problemi ad indossarlo perché una volta tirata giù la cerniera non sai veramente più dove entrare / infilare la testa / infilare le braccia.
Mi butto allora sull'abito in pelle indossato da Helena Christensen al famoso party newyorkese consapevole che mi sarebbe stato esattamente come a lei (ah-ah-ah). Inutile dire che no, il risultato non era nemmeno lontanamente paragonabile.
Le scarpe (molto belline, non lo nego) sono scomodissime e camminare su quei tacchi stretti non è facile.
Il balzer di lana veste bene a differenza di quello 100% poliestere che, oltre ad essere terribile perché è, appunto, 100% poliestere, cade malissimo.
Bon, basta, stop.
E per finire vedo lei, la borsina che avevo sempre snobbato e che dal vivo è a-d-o-r-a-b-i-l-e.
Che dite, mi serve l'ennesima borsa nera? Dai, alla fine domenica è il mio compleanno...

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