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Braccio di Verro

Creato il 21 febbraio 2015 da Giorgiocaccamo
Braccio di VerroCicerone, si sa, era maestro di retorica. Talmente bravo che sapeva anche giocare bene con le parole. Da appassionato di enigmistica, ho sempre trovato meravigliosa la celebre definizione di "ius verrinum". Bisenso: la giustizia secondo Verre e/o brodo di porco. L'autorevolezza del diritto e della politica versus il sudiciume, il disonore, la volgarità. Perché se è vero che del maiale non si butta niente, non credo che Cicerone volesse essere tenero con il signor Verre, Caio Licinio Verre. Da lui, è noto, presero il nome le Verrine, alcune delle pagine più dure e memorabili dell'arte oratoria del genio di Arpino.
Verre fu propretore (governatore) della Sicilia romana dal 73 al 71 avanti Cristo. I miei antichi conterranei lo denunciarono per la corruzione, le malversazioni, la condotta disonorevole, i reati, la disonestà. Rubava di tutto, opere d'arte comprese. Era anche un torturatore, oltre che un "tangentaro" ante litteram. Andò a processo e Cicerone pronunciò quelle celebri parole. Verre fu condannato, esiliato a Marsiglia.
Braccio di VerroMi è tornata in mente quella pagina straordinaria di storia, giustizia e politica, dopo la rivelazione della lettera del 2010 inviata all'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dal consigliere d'amministrazione della Rai, in quota Pdl-Forza Italia, Antonio Verro. Verro, guarda il caso, è di Palermo. Laureato in giurisprudenza, quindi uomo di "ius". Dal 2009 è nel cda di viale Mazzini. Il caso in questione è quello del cosiddetto "editto bulgaro bis", le lamentele della destra di governo per le trasmissioni considerate ostili.
Non mi permetto di fare paralleli stupidi. Solo, in maniera piuttosto scontata, mi limito a notare la somiglianza dei nomi. Però... c'è sempre un però.
Verre non era solo, nelle sue imprese sicule. Si circondava infatti di gente fidata, della stessa risma. Verro, da parte sua, pare chiaro che sia (o sia stato) uno stretto collaboratore di Berlusconi. Questo semplicemente per ribadire che il potere ha sempre bisogno di qualcuno che lo aiuti, che consenta di esercitarlo, questo potere. E uno dei veri nemici del potere è la satira. Sia quella retorica di Cicerone, sia quella dei programmi che non piacciono a Berlusconi.

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