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Brancaleone e teofilatto

Creato il 07 febbraio 2013 da Giuseppeg

BRANCALEONE E TEOFILATTOL’armata Brancaleone è per molti aspetti un film rivoluzionario, perlomeno nella cinematografia italiana. Per la prima volta, infatti, il medioevo viene visto senza il filtro idealizzante della letteratura cavalleresca e, d’altra parte, ci si esime dal riproporne quell’immagine stereotipata, che ce lo rappresenta spesso come un’epoca oscura, in cui non brilla mai il sole. Il mondo cui dà vita Monicelli è invece un mondo vivo, pulsante, popolato da uomini e donne non troppo diversi dai loro epigoni moderni. Brancaleone da Norcia (Vittorio Gassman) è un cavaliere errante, senza macchia e senza paura, ma soprattutto ‘senza palanche’, come ebbe a dire uno degli uomini della sua ‘armata’. Egli possiede certamente un gran cuore, ed è sua prerogativa naturale quella di puntare ai più alti obiettivi, per poi vedersela – ahimè – con una realtà a dir poco prosaica. Questo dissidio tra intenti e realizzazione è la chiave comica del film, e trova piena espressione soprattutto nel linguaggio. Si tratta di una sorta di italiano maccheronico, sapientemente ideato dagli sceneggiatori Age e Scarpelli: una miscela irresistibile di volgare antico, latino un po’ approssimativo e parlata romanesca. Questa lingua così innaturale e artefatta si rifà ad un dato storico effettivo, alla malattia di fondo della lingua letteraria italiana: parole e realtà non coincidono quasi mai, dimostrando così quanto imperante sia la retorica in una larga fetta della nostra cultura. La scena che andremo a rivedere ci mostra il duello tra il protagonista ed un altro cavaliere errante, Teofilatto dei Leonzi (Gian Maria Volonté), principe bizantino diseredato dalla propria famiglia. I due si incontrano in uno sterminato campo di grano, dove non ci sono strade né sentieri. Venuti faccia a faccia, ognuno di essi esige che l’altro, secondo il codice cavalleresco, si faccia da parte e ceda il passo, anche se lo spazio è più che sufficiente per entrambi: “Cedete lo passo”, intima Teofilatto; “Cedete lo passo tu!”, gli risponde Brancaleone. La questione è irrisolvibile, e si viene alle mani: comincia quindi l’immancabile duello, topos assoluto di ogni episodio epico che si rispetti. La sfida avverrà senza esclusione di colpi, e si utilizzeranno, volta per volta, tute le armi in loro possesso. Durante il duello con le asce, viene ripreso un altro elemento molto importante nella poesia cavalleresca: l’iperbole. Se in letteratura la forza degli eroi veniva descritta come così devastante da abbattere intere foreste o divellere montagne e colline (vedi L’Orlando Furioso), qui è solo grazie a un banale errore di mira che, colpo dopo colpo, i due sfidanti si troveranno ad abbattere l’unico albero nel giro di chissà quante miglia! Il duello prosegue, questa volta con le spade. Ed ecco ancora un’ulteriore citazione. I due si battono nel bel mezzo del campo di grano. Ora, un altro topos, da Omero a Virgilio a Tasso ad Ariosto, è la similitudine secondo cui la furia devastatrice dell’eroe è paragonata alla falce affilata del mietitore, e i nemici sconfitti agli steli di grano falciati. Non si può certo dire che i nostri eroi siano da meno: alla fine del combattimento, senza essersi feriti nemmeno una volta, saranno riusciti in compenso a falciare con le spade un intero campo di grano! Quando i due, esausti, si accasceranno finalmente al suolo, dimenticheranno ogni rancore all’improvviso, e si profonderanno in una discussione animata sul fegato e sui mali ad esso legati: ed è così che diventeranno amici. Il film è dunque una meditazione originale sulla Storia, dove la Storia non è fatta soltanto di principi e sovrani, accordi di pace e grandi battaglie: la Storia si sviluppa attraverso la quotidianità, l’eroismo sciatto e un po’ briccone di uomini che, come noi, hanno vissuto il loro tempo, barcamenandosi tra liti ed amori, miserie e sconfitte, delusioni e malattie. L’appellativo stesso di ‘armata Brancaleone’ si è trasformato da subito in una locuzione proverbiale, che definisce un’accozzaglia eterogenea di persone votate a qualche strampalata impresa, e destinate certamente all’insuccesso. Quante volte, nella Storia, lo si è visto? In tempi non troppo lontani, durante il secondo conflitto mondiale, quando i nostri soldati partivano per il fronte senza nemmeno le scarpe, la situazione non era poi molto diversa. Un’indagine anche sulla storia d’Italia, dunque; sul nostro modo di essere, in quanto italiani, coi pregi e i difetti che tutti sappiamo. E pazienza se il film è ambientato in un remoto passato: a ben guardare, in fondo, vi sembra davvero che siamo cambiati?

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