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Breve storia del denaro (parte 9)

Creato il 30 agosto 2012 da Davide

Una delle ragioni per il rapido diffondersi dell’uso delle monete fu la loro convenienza. In situazioni dove le monete erano generalmente accettabili al loro valore nominale non c’era bisogno di pesarle e nelle transazioni quotidiani che implicavano numeri relativamente piccoli contarle era più veloce e più conveniente che pesarle. Fin dal Medioevo i monarchi furono in grado di approfittare di questa convenienza come fonte di profitto: data la convenienza delle monete di conio reale come mezzo di pagamento e dato che all’epoca non c’erano praticamente altri metodi di pagamento altrettanto convenienti, le monete in genere comportavano un premio sostanzioso oltre il loro contenuto metallico, alto a sufficienza da coprire con profitto i costi di conio. I re potevano trasformare questo premio in profitto personale, quindi procedettero al cambiamento dell’intera monetazione, prima ogni sei anni, poi dopo tre anni e infine circa ogni due anni d’intervallo. Allo scopo di ottenere il massimo da questo corto ciclo di circolazione era essenziale che tutte le monete esistenti fossero restituite in modo da massimizzare il profitto e, per impedire la competizione della monetazione precedente, le nuove emissioni dovevano essere chiaramente distinguibili dalle autorità e anche prontamente accettate dal pubblico.
Questi cicli si rinnovo della moneta erano molto più frequenti di quanto fosse giustificato dall’usura della moneta ma i profitti dal battere moneta, detti seigniorage (signoraggio) erano complementari al reddito proveniente dalle tasse. Comunque, il reddito da conio di moneta dipendeva dalla fiducia del pubblico e quindi venne introdotto un elaborato sistema di test di purezza del metallo. Chiunque maneggiasse monete d’oro o d’argento in qualsiasi volume, come mercanti, commercianti, collettori di tasse, lo stesso sovrano, il tesori reale o gli sceriffi (in Inghilterra), aveva bisogno di meccanismi per testare affidabili. Uno di questi era facile e pronto, la cosiddetta pietra di paragone, che implicava un esame della traccia di colore lasciato dal metallo sulla superficie di uno scisto o un quarzo. L’altro metodo, la Prova della Pisside, era un test fatto di fronte a un pubblico; il termine ‘pisside’, in greco ‘scatola’ si riferisce alla scatola di legno in cui erano poste le monete da presentare alla giuria. Il metodo, ancora in uso in Inghilterra, dove monete d’oro prese a caso di conio sono testate ogni tre mesi, implicava l’uso di 24 ‘aghi di paragone’, uno per ognuno dei tradizionali carati d’oro, con test simili per l’argento. Il pubblico è composto da almeno dei membri della Gilda degli orefici, che hanno due mesi per stabilire se le monete si adeguano ai parametri corretti. Così, nonostante la sfida dei contraffattori, i governi controllavano la produzione di moneta e quindi la sua circolazione. Questo sistema monopolistico continuò fino al sorgere delle banche commerciali e al diffondersi dell’uso di cartamoneta, che spezzò il monopolio con importanti conseguenze per la crescita della democrazia. (segue)


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