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Broken Age, Recensione Pc

Creato il 11 maggio 2015 da Edoedo77 @IlVideogiococom

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Scrivere di una avventura grafica punta e clicca di Tim Schafer è qualcosa che ci fa tornare indietro nel tempo ed andare in un’era dove questi giochi vivevano di luce propria.

Broken Age, l’ultimo nato dalla fervida mente di Schafer, uno dei papà di Monkey Island, a suo modo, può annoverarsi tra i titoli che hanno fatto la storia videoludica. Questo perché circa tre anni fa fece conoscere al grande pubblico il fenomeno del crowdfundig e di Kickstarter. Ancor prima di uscire, Broken Age è stato un fenomeno mediatico… fin dal suo annuncio.

Nel febbraio del 2012, infatti, partì il progetto di Double Fine. La software house che ha realizzato il gioco di cui ora vi parleremo, raccolse in un mesetto 3,33 milioni di dollari grazie ad oltre 87.000 sostenitori e trepidanti raggiungendo, tra l’altro, in poche ore l’obiettivo minimo dei 400.000 dollari.

Lo sviluppo, benché il gioco abbia raccolto otto volte la somma minima richiesta, fu – però – un po’ travagliato tant’è che l’avventura venne divisa in due parti.

La prima uscì a fine gennaio del 2014. Pochi giorni fa, invece, l’uscita del secondo atto che ha chiuso, di fatto, il gioco e – per dovere di cronaca – vi ricordiamo che nelle settimane precedenti, l’accordo con Nordic Games per la distribuzione della versione retail.

Noi vi parleremo quindi della versione completa che dallo scorso 28 aprile è disponibile su Pc Windows, Mac e Linux e su altre piattaforme. Il titolo, infatti, è anche disponibile per PlayStation 4, PlayStation Vita e per dispositivi mobile.
Al di là del forte impatto che emotivamente un gioco firmato da uno degli autori videoludici più geniali di sempre (si basti pensare anche a The Day of Tentacle e Grim Fandango solo per citare due sue creature), e dei tanti passaggi dello sviluppo di quella che inizialmente venne chiamata come Double Fine Adventures, vedremo se Broken Age ha mantenuto le sue promesse.

Ovviamente tentando, anzi, imponendoci, di non dire nulla di rilevante sulla trama che, comunque, tratteremo per motivi di cronaca. Niente spoiler, sostanzialmente.

DUE MONDI, DUE STORIE, DUE PROTAGONISTI, UN GRANDE INCROCIO

La storia narra su due personaggi strampalati (e ribelli), dalle vite completamente opposte ma accomunati da un fato avverso che, nonostante tante peripezie, darà loro (ed a noi giocatori) tante risposte.

La struttura iniziale è simile a quella vista in passato. In questo, Broken Age si presenta e funziona in modo piuttosto classico con due personaggi giocabili e la possibilità di alternare le loro vicende fino al punto di ricongiungimento.

Noi abbiamo iniziato con Shay Volta (ma è indifferente, potete partire anche con l’altro protagonista), un ragazzino che si trova in un’astronave e che sogna di vivere avventure fuori dall’ordinario. Fin da subito si capisce la sua voglia di evadere, oppresso dalla troppa sicurezza della propria nave e dal senso iperprotettivo della mamma. Sensazioni soffocanti che lo rendono apatico e lo fanno apparire viziato, suo malgrado.

L’altra protagonista è Vella Tartine, una ragazzina volitiva che vive in un villaggio apparentemente lontano dalla ipertecnologia (non esente comunque dalla tecnologia comune). Il suo destino, però, è scritto: è destinata a fare da banchetto sacrificale al Mog Chothra, una creatura mostruosa che ogni 14 anni torna ciclicamente a mangiare le ragazze. Un rito che gli abitanti dei tanti villaggi della zona sono ben lieti di fare onde evitare la distruzione totale. Vella, essendo ribelle, chiaramente non ci starà e la tipica routine viene, per così dire, stravolta.

Due mondi diametralmente opposti che per diversi motivi narrativi vanno a collidere in modo molto gradevole e che assicurano una valida storia capace di impegnare e tenere incollati allo schermo anche perché ricca di spunti interessanti come la risposta a tantissime domande iniziali.

GAMEPLAY CLASSICO, INTUITIVO MA AL TEMPO STESSO IMPEGNATIVO

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Broken Age, come in molti sapranno e come abbiamo già detto, si divide in due parti. In questo paragrafo descriveremo il gameplay e la divisione dell’avventura grafica.

Partiamo dal fatto che Broken Age si comporta come la maggior parte delle avventure grafiche punta e clicca. Il puntatore a croce (bei vecchi tempi e lacrimuccia) è molto evocativo e ci permette di interagire con i personaggi ed i vari elementi degli scenari, nonché con gli oggetti che si raccolgono durante il corso del gioco e di combinarli assieme.

L’interfaccia, a scomparsa, è minimale e funzionale. Offre tutto quello che serve senza fronzoli. Gli enigmi nella prima parte sono molto semplici, intuitivi, quasi scontati ma aiutano a riscaldare. La trama comincia a delinearsi ma oggettivamente decolla tutto nel secondo atto della storia, quello pubblicato un paio di settimane fa.

Molto, come da avventura grafica che si rispetti, si basa sui dialoghi che permettono anche di apprezzare l’atmosfera e la proverbiale ironia di tutto ciò che ci circonda. La mano di Schafer è evidente ed alcuni richiami ai titoli passati sono evidenti man mano che si andrà avanti nella storia.

Se nel primo atto tutto sembrava molto semplice, utile soprattutto ai tanti neofiti del punta e clicca, le cose si complicano (non troppo, salvo alcuni passaggi) nel secondo dove, ripetiamo, Broken Age da il meglio soprattutto in termini di sfida. A tal proposito vi diremo un indizio: collegamenti elettrici. ARGH.

La seconda parte offre tanto ma chiede anche l’attenzione del giocatore per risolvere alcuni problemi. Nulla di frustrante, ma il tempo della prima run si alzerà notevolmente se non si presterà la giusta attenzione ad alcuni piccoli particolari.

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La trama è gradevole e riesce a dare tante risposte. Le prime si hanno alla fine della prima parte e non aggiungiamo altro. Si avverte, però, un certo squilibrio in termini di difficoltà con un prologo lunghissimo e piuttosto agevole ed un secondo atto decisamente più complicato senza che, di fatto, ci sia stata una via di mezzo.

Uno scotto che pagano le avventure “divise”. Broken Age, comunque, ha il pregio di avere un’ottima trama capace di tenere alto l’interesse. Chi ha giocato ai primi Monkey Island può averne colto un po’ l’essenza. Le due storie che si ricongiungono, si mescolano e continuano per una via comune sono interessanti ed i vari tasselli narrativi che via via vengono scoperti sono molto validi (almeno a nostro avviso).
Non c’è piaciuto, invece, il fatto di tornare troppe volte nelle varie ambientazioni. Si, è tipico del genere perché poi le stesse ambientazioni variano, ma forse si sarebbe potuto puntare su una maggiore fluidità. Nulla di grave, intendiamoci.

STILE GRAFICO DELIZIOSO, OTTIMO DOPPIAGGIO, MUSICHE GRADEVOLI

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Ed andiamo al comparto tecnico di Broken Age. Il gioco è costato 3,45 milioni di dollari ma per vicissitudini gli sviluppatori furono costretti a dividerlo in due parti. Solo i ricavi dell’atto primo, però, assicurarono lo sviluppo in tempi “umani” del secondo atto.

Il gioco, tecnicamente parlando, ha una impronta “Vintage” benché lo stile grafico sia davvero notevole. No, niente pixel art (non nativamente, intendiamo), ma splendide location disegnate a mano artisticamente molto belle da vedere anche a 1080p. Sia lo stile futuristico che quello del passato sono deliziosi ed offrono diverse finezze (ne accenniamo una: bella la visuale del visore nell’astronave, ndr) che fa comunque piacere vedere perché denotano l’attenzione per il dettaglio.

Ottimi i personaggi. Non solo i protagonisti ma anche i tanti comprimari che incontreremo lungo il nostro cammino. I dettagli sono tantissimi e lo stile grafico molto rotondo ma al tempo stesso slanciato è un bel vedere.

Broken Age rende simpatici i dialoghi con forchette, coltelli e cucchiai elettronici ma anche con un albero parlante e tanti altri personaggi strampalati. Una delle sue forze è l’ironia.

La parte sonora fa il resto con musichette all’altezza ed un ottimo doppiaggio in lingua inglese particolarmente azzeccato nei vari personaggi. Non preoccupatevi, il gioco è ottimamente sottotitolato in italiano.
Shay Volta è doppiato da Elijah Wood mentre la voce di Vella Tartine è di Masasa Moyo doppiatrice particolarmente attiva in ambito videoludico (Final Fantasy X-2, alcuni titoli di Star Wars, X-Man, i primi tre Saints Row, Dead or Alive Xtreme 2 e moltissimi altri). Senza dimenticare i vari Jennifer Hale, Richard Horvitz, Nick Jameson, Nicki Rapp, Ginny Wescott, e Jack Black.

CONCLUSIONI

Il giudizio di Broken Age è sicuramente positivo. Forse avremmo voluto un gioco completo fin dall’inizio ma tant’è. Ci chiediamo cosa sarebbe stato Broken Age senza l’exploit su Kickstarter. O meglio, cosa sarebbe stato il gioco senza raggiungere i 3,33 milioni di dollari e spicci (che poi si sono rivelati insufficienti per lo sviluppo della seconda parte finanziata in parte con i ricavi delle vendite del primo episodio).

Fatta questa riflessione, Broken Age splende di luce propria. Si respira l’atmosfera dell’epoca d’oro delle avventure grafiche punta e clicca. Sia per le ambientazioni, sia per le tante sfumature dei dialoghi che fanno sorridere e ricordano (ai più grandicelli) la verve di un tempo, quando leggere le righe di dialogo apriva anche la mente. Il gioco offre ai più esperti un bel salto indietro intriso di nostalgia (manca solo l’interfaccia con i verbi e l’inventario tipico dello Scumm ed abbiamo praticamente tutto).
Stilisticamente eccelso, Broken Age riesce a coccolare nella prima parte e ad offrire una buonissima sfida nella seconda con enigmi decisamente più complicati. Tecnicamente nulla da eccepire, forse avremmo gradito più location benché quelle presenti sono un numero standard per il genere. La longevità si attesta attorno alle 10-12 ore (anche di più per “colpa” di alcuni enigmi di risoluzione random che potevano essere risparmiati e che spezzano il ritmo incalzante) Per il resto, se siete amanti delle avventure grafiche punta e clicca e con una buona trama ed un buon grado di sfida, Broken Age fa al caso vostro.

PREGI: Artisticamente splendido. Ottimo tecnicamente. Doppiaggio a regola d’arte. Storia interessante ed incalzante. Bei dialoghi. Divertente ed ironico. Sfida stimolante anche se…

DIFETTI: … Alcuni enigmi (quelli “elettrici”) potevano essere meno cervellotici. Difficoltà sbilanciata: primo atto semplicissimo, secondo arduo.


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