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C´era una volta, ma erano due.

Creato il 06 febbraio 2015 da Leggere A Colori @leggereacolori

Meno male che i ragazzi si sposano le ragazze un po’ strabiche, meno male che le ragazze si sposano i ragazzi con la pancetta. Meno male che dei vip non ce ne importa niente dopo aver chiuso la finestra del computer, che non ci importa se il mondo è più bello quando si soffre di miopia. Meno male che i calendari e le agende a riguardare certe date ci fanno tremare le dita. Meno male che non c´è da cambiare le lampadine alle stelle e che a non pensarci succede, tutto, anche se non si impara. Meno male che c’ era una volta, quella volta eravamo noi, e con l´avviso di giacenza siamo arrivati a due.

Ci facevamo le fotografie nelle macchine delle fototessere con una faccia diversa per ogni foto mentre disertavamo le ore di interrogazione, con i jeans lucidavamo le panchine, che ci stavano strette, di viali polverosi. Andavamo in giro con un ombrello solo, ci torturavamo con quei baci alla colla vinilica in stazione. Non davamo risposte a nessuno, solo sorrisi, non ci difendevamo da niente. Avevamo un problema personale con regole, non credevamo nelle persone che ce le imponevano, i videogiochi non erano ancora così belli da farci comprare le cassette per salvare i progressi dei livelli: tu compravi diari con i lucchetti, io cd dei Nirvana e ci parlavo sopra.

Ridevamo dei ragazzotti che si davano un tono portando la colazione dentro l´ennesima filiale di Tecnocasa prima di partire a caccia di affari con una vecchia Punto, ridevamo di quello che non ci potevamo spiegare, ridevamo di noi. C´era una volta che sembrava tutto grande e noi piccoli, invece era il contrario.

E ora come siamo crudeli che ci diciamo le verità per via traverse, che cerchiamo di annacquare i problemi in qualche maniera, di prorogare le scadenze. Ci subiamo come si subiscono i tormentoni dell´estate che passano in radio e come loro finiamo per metterci in bocca. Come siamo indelicati a postare le cose nelle nostre bacheche senza dircele in faccia, come siamo pronti a farci prendere all´amo dalle provocazioni perse in un oceano di altre cose, magari belle. Perdiamo troppo tempo a pensare a come le cose dovrebbero essere, e lui ci asfalta i sogni.

Tu e gli squarci vi siete dati appuntamento. Dico “non posso rispondere” ormai, anche se non sono al telefono, a chi chiede di me. Meno male che ci siamo incontrati. Love. Si legge “lav”. E infatti lava. Ma forse non è quello che pensavamo noi quando esisteva solo la teoria. E come lava porta via una parte di noi. Chi ci rimanda a Settembre? Chi mi toglie da sotto le unghie la pelle della tua schiena? Chi raccoglie le patatine che spargi per casa e i fazzoletti bagnati dei film d’ amore? Cosa c´è di sbagliato in questo ordinario “lav”, dovevamo impacchettare tutto e riprenderlo dopo un giro del mondo in 80 giorni, rilassati e abbronzati. Funzioniamo come il Wi-fi, anche da accessi non prendiamo sempre. Questione di onde, di cose che non passano, sono molti i metri, sono molti i muri. Meno male che ci prendiamo e poi ci scusiamo con un “allora eravamo incoscienti”. Meno male che ci vergogniamo di raccontare la nostra storia da quanto è banale, di raccontare che inizia, anche la nostra, con “c´era una volta”.

- E questa come la chiami?

- Non saprei.

- Lo scrittore sei tu.

- Non è mica facile, a pensarci.

- Siamo tutti a bravi a scrivere con il cuore ma tu, adesso, tira fuori il fegato.  Ah, una cosa…

- Dimmi.

- Hai punti in scadenza, che vogliamo fare?

Mi fai un cenno verso il letto. Sono tutto un brivido. Come l´ultima volta che mi hai corretto un congiuntivo.

- Allora? Giuro che ti faccio fare un viaggio lunghissimo se finisci di scrivere e vieni qui. Anche senza toccarti. Anche…

- Anche senza toccarmi.

Come potrebbe succedere? Quand´è  che son rimasto dentro al “lav”? Scivola la notte, il cuore pende da una parte e il senso delle cose può aspettare.

 

Scansione 4 copia 2

 

Alla fine vogliamo tutti qualcuno che ci chiuda lo stomaco e ci apra il cuore. Qualcuno che ci arrivi all´ultima pelle. Uniremo tutti i nostri pezzi, non faremo un puzzle, ne faremo il nostro futuro. Forse posso lasciar cadere il cuore col rischio che le finisca in mano. C´è un bel caldo qui, su queste parole. Ma non posso restare. Devo andare  a raccontare a una persona una storia banale che inizia con “c´era una volta”. Una volta, che sono almeno due, che siamo noi.

 



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