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Calixthe Beyala /Scrittrice di temperamento ci racconta la "sua" Africa

Creato il 18 agosto 2012 da Marianna06

 Beyala

 

 Calixthe Beyala è nata in Camerun nel 1961 ma la sua formazione culturale possiamo dire che è francese.

Infatti, giovanissima, è arrivata nel paese dei Lumi e lì ha completato i suoi studi e frequentato l’università, laureandosi in materie letterarie.

Subito dopo ha iniziato a scrivere e non sono pochi i romanzi ,che ha sfornato nel giro di pochissimi anni, alcuni dei quali apprezzati e tradotti anche in Italia.

Mi è capitato tra le mani, mettendo ordine nello scaffale della mia libreria,”Gli alberi ne parlano ancora”,un testo edito inizialmente da Epoché  e, successivamente, anche dalla Feltrinelli, e ho piacere di segnalarlo in quanto, per chi s’interessa all’Africa, è un interessante spaccato del colonialismo militare e culturale sia tedesco che francese in Camerun.

Con il pregio per di più, non trascurabile (siamo in estate) di una lettura agevole.

Il dilemma, se qualcuno ancora se lo ponesse, e cioè se c’è un ”colonialismo buono” e/o  un  “colonialismo cattivo”, nel racconto della Beyala, non regge più, diciamo che non sta affatto in piedi e fuga ,per sempre, ogni possibile dubbio anche perché a parlarne di questa esperienza storica (i personaggi delle storie narrate dalla scrittrice) sono proprio coloro, che l’hanno vissuto e pesantemente, facendone molto spesso anche cattive spese.

Infatti,all’interno di una narrazione di per sé agevole nel succedersi delle sequenze dei differenti capitoli, non mancano, a tratti, anche momenti di puro grottesco, pari al classico pugno nello stomaco, che non ti aspetti..

Lo spazio geografico del contesto narrativo è un villaggio del Camerun con una varietà di tipi umani, che catturano tutti l’attenzione del lettore o per la propria serietà d’intenti oppure per la bizzarria la più estrosa possibile.

Il punto di vista è quello di una bambina, all’epoca, per altro figlia di un capo-villaggio, oggi ormai centenaria e lontana dalla sua terra, che ricorda e racconta.

E nel racconto il “filo rosso” è quello, quasi scontato, dell’incontro- scontro tra tradizione e modernità su cui si articola tutta la “scrittura”.

Come è altrettanto lapalissiano e si evince  dall’intera narrazione il perché, ancora oggi,terminato un certo tipo di colonialismo, gli africani guardino, e sempre con sospetto, l’uomo bianco.

Pregio del romanzo della Beyala è tuttavia , in prevalenza, la brillantezza  avvincente della sua prosa, che cattura dalla prima all’ultima pagina.

Per me un ripescaggio felice.

 

   Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

  

 


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