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Capitolo ii

Da Arkavarez
II.La nave dei dannati
Pochi attimi prima non mi sarei mai aspettato di trovarmi in una tale situazione. Cercavo di scappare con tutte le mie forze, ma non ero stato abbastanza veloce. Jeffrey mi tenne stretto per una mano e la sua presa era degna di un uomo possente e agile. Non riuscendo a liberarmi sul momento, la mia disperazione mi fece perdere il controllo del corpo, tanto da tirare calci e pugni anche alla stessa aria che respiravo. Loro mi minacciarono di smetterla o mi avrebbero ucciso, ma non avevo intenzione di arrendermi a quei due cani schifosi. Avevo iniziato anche a gridare aiuto, nella sperando che le mie urla raggiungessero qualche orecchio benevolo e con le ultime forze rimaste aveva cercato ancora di liberarmi. Purtroppo mi sforzavo inutilmente perché solo uno di loro bastava a tenermi, mentre respingere entrambi era stato impossibile in quel momento.
Jeffrey non sembrava dar peso alla mia disperazione mentre continuava a trascinarmi verso quella nave, al contrario Marshall che ormai stufo delle mie urla mi tirò un pugno in pieno viso, e lì era finita la mia ribellione.Mentre il terreno iniziava a macchiarsi del mio sangue che mi usciva dal naso, dei forti strattoni mi immobilizzarono le braccia e i piedi con delle funi, infine mi trasportarono fino alla spiaggia dove era ancorata la loro nave. Il mio sguardo non si era posato tanto sulla fiancata di quell'enorme galeone pieno di cannoni, quanto su di una delle due bandiere issate su in cima all'albero maestro, questa era completamente nera con un teschio e due ossa incrociate nella parte bassa, la Bandera de pirata. Il simbolo di tutto ciò che non mi rappresentava si trovava davanti ai miei occhi, un emblema di morte e compite perché ero terrorizzato, e lo ero veramente!
La nave emanava un certo fascino lugubre e maligno, io stesso mi chiedevo quanti galeoni e mercantili aveva fatto affondare sotto il peso di una tale attività spregevole. L'altra bandiera indicava la nazionalità, non era anarchica ma lo faceva per un interesse patriottico, cose non li scagionavano. Questi signori di morte venivano comunque finanziati a diventare pirati e venivano usati in prima linea nelle guerre di egemonia. Servivano allo scopo di derubare e abbassare il commercio spagnolo fra le varie isole. Questi uomini hanno un solo nome che li identifica: corsari!
Quando arrivammo sulla spiaggia un altro uomo se ne stava seduto sopra un secchio di legno, il suo volto non auspicava nulla di buono, gli occhi erano freddi e insensibili a quanto stava avvenendo. Notai l'espressione cattiva e una cicatrice sul viso, bottino forse di qualche combattimento. Inoltre portava una benda rossa a ricoprire i capelli neri riccioluti e lunghi baffi, i suoi abiti erano totalmente neri dalla sporcizia. Stava lì seduto a osservare i suoi compagni che pian piano mi strattonavano verso di lui. Giunti davanti all'uomo mi buttarono violentemente a terra, neanche un fiato uscì dalla mia bocca, ormai non avevo più forze. Lui mi prese dai capelli e mi guardò dritto nei occhi, poi si espresse con quel loro accento straniero.
Corsaro coi baffi: Impara a soffrire in silenzio perché se ancora mugoli ti incidiamo un sorriso sul collo , non so se mi spiego. Ti starai sicuramente chiedendo cosa ti è successo, quello che hai di fronte a te è l'occhio della dea, una nave dalla quale anche i fratelli della costa scappano alla sola vista. Finirai proprio lì, forse oggi era meglio se te ne stavi a letto, credimi!!
Tenni la bocca in silenzio, nonostante la voglia che ebbi di sbatterlo a terra con pugni e calci, mentre l'uomo coi baffi continuava a fissarmi minaccioso. Appena abbassai gli occhi mi lasciò perdere iniziando a parlare con i suoi compagni.
Corsaro coi baffi: solo uno? andate a trovarne degli altri che stasera c'è la spassiamo con le nuove reclute! Già che ci siete, vedete di rapire anche qualchepollastrella. A lui ci penso io a farlo portare sulla nave. Hurry!!
Marshall: Datti una calmata lousy dog o quel secchio dove sei seduto te lo faccio ingoiare!! Non sei my mother, quindi non dirmi cosa devo o non devo fare, capito? Questo è quello che siamo riusciti a racimolare, questo native è buono per lavorare, vale 5 spanish dollar. Vogliamo essere pagati subito, dopo ci puoi fare quello che ti pare. Altrimenti lo diamo al capitano per metterlo in cucina alla stesso prezzo, mi sono spiegato?
Corsaro coi baffi: companion , ho paura che ti è entrato della sabbia nel cervello, ma oltre a quella ci finisce anche una pallina di piombo dalla mia pistola se non moderi la tua bocca. Questo native è un mo-ccio-so e non vale più di 2 spanish dollar, volete guadagnare 5 spanish dollar? Nessun problema, portatemi un marinaio e li avrete, per lui pago subito ciò che vi spetta. Fossi in voi accetterei perché dal capitano non fareste che una figura misera, come le vostre facce, presentando questo scugnizzo.
Marshall: Ti spacco il muso! Cosi' vedremo quanto sarà misero il tuo!!!!
Jeffrey: Marshall!! Maledetto il giorno in cui ti ho incontrato! Lascia trattare me!! Sorry my friend. Forse è stato un po' irruento ma cerchiamo di capirci. Cosa c'è che non va? E' dinamico e qualche muscolo lo ha, inoltre è nell'età giusta per lavorare e imparare velocemente. E' un tutto fare e potresti metterlo anche ai cannoni, col tempo diventerà persino un ottimo marinaio, okey? Poi a parte ciò comprenderai anche che muoverci nell'isola è pericoloso e se dobbiamo rischiare l'impiccagione, 5 spanish dollar è un prezzo ragionevole e ti assicuro che non troveresti nessuno disposto a prenderne solo 2.
Corsaro coi baffi: Companion, vedo che non ci intendiamo neppure con te. Questo è un mo-ccio-so, non importa se col tempo diventerà un buon marinaio, ora è un mo-ccio-so. Se devo sganciare 5 spanish dollar, voglio che abbia qualche anno in mare, più muscoli e più alto. Il tuo amico long tongue è uno che pagherei 5 spanish dollar, ma questo non vale questo prezzo. Vogliamo essere ragionevoli? aggiungo un spanish dollar e arriviamo 3 spanish dollar. Solo perché la vostra paura di morire mi fa compassione. Quello non lo vorrà nessuno, vi conviene accettare!Jeffrey:Myfriend vediamo di non prenderci per i fondelli!! Io per quel prezzo miserabile non muovo un muscolo e neppure gli altri, vogliamo essere veramente ragionevoli, 4 spanish dollar e un barile di birra, e consideralo un favore! Prendere o lasciare?
Tutto quello che stavo vivendo era allucinante e non credevo a ciò che sentivo, loro mi stavano vendendo nel vero senso della parola! Sono stato così stupido a farmi convincere all'idea di un lavoro semplice e ben pagato che senza accorgermene, mi stavo mettendo nelle mani di gente così folle. Avevo dovuto capirlo che potevano essere pericolosi. Volevo andarmene ma non potevo, preferivo essere restato dal Señor Valencia a lavorare alla taverna e di sicuro lì tornavo, ovviamente appena sarei riuscito a scappare. Anche con quel poco che ricavavo era meglio che finire su una nave pirata. Provai di nuovo a urlare e i corsari attratti dalla mia voce mi colpirono nuovamente invitandomi a tacere, io continuai a gridare con più forza di prima, cosi mi lasciarono pieno di lividi dalla testa ai piedi fino a ritrovarmi di nuovo senza fiato in gola. Era tutto inutile, ribellarsi non serviva a niente perché nessuno era venuto a salvarmi. La trattativa si era conclusa e Jeffrey mi aveva promesso come schiavo in cucina. Avevo perso i sensi mentre mi trovavo ancora sulla spiaggia, immagino che mi portarono con una scialuppa sulla nave, ritrovandomi poi nella stiva dove mi ero ripreso. Mi ero sentito poi arrivare un getto d'acqua in viso, era fredda e mi fece alzare subito.
Mi portarono in coperta poi di prepotenza e notai che il sole splendeva ancora, non ero rimasto a lungo incosciente. La nave aveva un aspetto orribile, c'era un immenso disordine ovunque. Era piena di scheggiature e chiari segni di riparazioni da poppa a prua, probabilmente causati dai urti nei combattimenti navali. Da tutto ciò compresi di trovarmi su di una nave anziana che aveva combattuto sicuramente numerose battaglie, di cui le armas de fuego e i cannoni erano testimoni silenziosi. Malgrado ciò doveva essere veloce, essendo di poco più bassa e slanciata di un normale galeone. La prua era munita di un alto castello e a poppa di un cassero ancora più alto, aveva tre enormi alberi con vele bianche piegate . Sull'albero maestro c'era la coffa con un corsaro che vegliava e poco più sopra c'era appesa quell'orrenda bandera de pirata. L'albero di trinchetto aveva una altra bandiera, era una bandiera bianca con una croce rossa, la croce di san giorgio, quella invece era la Bandera de Inglés.
In quel momento però mi aveva incuriosito una cosa, seguendo l'ombra fatta dall'albero di bompresso sul mare, si vedeva un altra ombra. Sembrava la sagoma di una donna con ali e che impugnava qualcosa nelle mani, era difficile capire di cosa si trattasse. Era di sicuro una polena, ma davvero molto strana! Poco dopo avevo notato anche la figura di altre due donne alate vicino al timone, erano statue molto pregiate che raffiguravano qualcosa in chiave simbolica, una aveva in mano la sagoma di un sole e l'altra aveva una luna. Entrambe puntavano quegli astri verso un punto sotto il timone, quella particolarità mi aveva colpito profondamente, che fosse un enigma?
Comunque una nave così strana non l'avevo mai vista, mi dava l'impressione che un tempo fosse stata di una gran bellezza, infatti osservandola da alcuni punti ancora rivestiti del legno originario. Doveva essere stata scolpita con eleganza, c'erano perfino delle raffigurazioni e delle incisioni a forma di fiori. I corsari sulla nave non erano molto diversi da Marshall e Jeffrey, avevano tutti un aspetto selvatico e tutti la barba incolta, ognuno di loro era armato di stocco e pistola, a eccezione dei membri più giovani che giravano con un pugnale. Uno di quei corsari si avvicinò a me e mi mostrò un cráneo, o meglio una testa essicata che teneva in mano, sembrava divertito tanto da mettersi a ridere, io al contrario provavo solo disgusto. Mi portarono vicino al timone e mi trattennero alla punta di prua, ovviamente mi tenevano affinché non scappassi. Comunque sotto di me finalmente potevo vedere quella polena che prima mi aveva incuriosito. Vi era rappresentata una donna alata come le due statue vicine al timone, la testa era chinata verso le mani, posate una sopra l'altra, che sembravano tenere qualcosa nascosta al loro interno. Era proprio questo che mi aveva incuriosito, come se ci fosse veramente qualcosa al suo interno? Era davvero strana sta cosa.
Dei passi dietro di me mi fecero tornare alla realtà, un corsaro mi avverti che era tempo di presentarsi e venni afferrato per un braccio. Poi con la loro ennesima e incredibile finezza, mi hanno spinto addosso un uomo al timone. Me lo ritrovai davanti con una tale rapidità che venni preso di soprassalto dal suo aspetto. La sua una mano si posò sulla mia spalla, la giacca che indossava era stranamente pulita e dalla manica si poteva notare un bottone d'oro. Il capitano accarezzò i miei capelli e osservandomi sempre più da vicino, mi strinse le mie guance con le mani mentre sorrideva divertito. Non riuscivo a capire cosa trovasse di tanto divertente. Per un attimo mi voltai e poi posai gli occhi di nuovo sul capitano. Forse di pessimo umore, ricambiò afferrandomi per la gola e avvicinandomi al suo volto.
Sir Murdock: In my presence , voltati un'altra volta e ti ammazzo! Ascolta bene quello che ti dico perché se non sei sveglio a capire, muori! Io sono il Captain Sir Henry Murdock e sono il tuo padrone, mi sei costato dei soldi e quindi vedi di rendermi il tuo prezzo! Quando ti rivolgi a me dirai "My Captain", poi e metterai la mano destra sulla fronte, il corpo completamente rigido con le gambe dritte e chiuse. Ecco così! Starai in silenzio finché non ti verrà dato il permesso di parlare, vedi di ricordartelo già da adesso, perché non conosco perdono! Hai un nome? Dimenticalo! Se pronunci il tuo vero nome sarà come chiamare la morte. Dimenticherai chi sei e farai alla lettera tutto ciò che ti verrà chiesto, ci saranno regole che ti verranno insegnate, una particolarità di questa nave è che non ammette ignoranza, sono sicuro che troverai da solo il modo di aggiornarti! Ho sentito che sei un cuoco, è vera questa informazione? Good! Hai una pallottola in tuo favore. Vedremo quale sarà la tua condotta!
Rimasi impassibile davanti a quelle parole, anche se il cuore mi ribolliva di rabbia ma non ebbi il coraggio di contraddire. Quello era senza dubbio il loro capo. Il suo volto era orribile con quel sorriso sghembo, aveva un lungo pizzo e dei baffi, i suoi capelli era biondi come fossero fatti d'oro. Aveva un certo aspetto tetro, nere occhiaie dietro quegli occhi azzurri come il mare mentre la sua pelle era bianca come il latte delle noci di cocco. Indossava chaqueta de cuero, una giacca di cuoio lucidato che penzolava fino alle ginocchia. Indossava anche un sombrero de cuero, un grosso e largo capello di cuoio ma di fattura molto diversa dalla tradizione spagnola. Aveva intorno al collo due diverse collane, una era un dente di squalo e l'altra era un símbolo de la nigromancia tanto che chi portava tale simbolo non poteva che essere malvagio o tranquillamente pazzo. Continuava a fissarmi con occhi freddi cercando di imporsi su di me, ma la sua attenzione su di me non durò molto e a un certo punto schioccò le dita. Dalla folla di corsari che osservavano la scena, era uscita un ragazzo che ci aveva raggiunti.
Il capitano l'aveva presentato con il nome di “Timothy” e gli aveva ordinato di badare a me in cucina. Lui senza batter ciglio aveva risposto con un "Yes". Dopo di che mi tolse con la forza la collana che portavo indosso e la porse al capitano, mi dava fastidio separarmene perché era il ricordo di Christina. Il ragazzo dai capelli rossi poi mi aveva afferrato per una spalla, mentre il capitano Sir Murdock si era voltato a guardare il mare. Eravamo scesi per le scale della stiva, intorno a me c'erano delle enormi cajones de madera, quelle tipichecasse di legno che servivano sulle navi per il trasporto delle merci, alcune erano contrassegnate con una x rossa fatta con la cera, erano sovrapposte su delle alte colonne legate da delle funi, affinché il dondolio della nave non le rovesciasse. Il luogo era pieno di sporcizia, una fitta rete di ragnatele scavalcava il tetto insieme una grossa quantità di sacchi appesi a dei uncini, presupponevo che fosse del pesce salato anche se mi domandavo chi poteva mangiarlo in quello stato, di sicuro non io!! Timothy mi aveva fatto cenno di aspettare immobile e dopo pochissimi istanti era ritornato con una lanterna accesa, proseguimmo. Era un ragazzo molto strano e vi potrebbe sembrare assurdo a descriverlo ma vi giuro che lui è proprio così. Poteva avere all'incirca tra i 20 e i 24 anni, di origine sicuramente inglese, aveva delle lentiggini sul viso, i capelli erano di un colore che non avevo mai visto e proprio per questo vi dico che vi potrebbe sembra assurdo. Erano rossi!! Il suo volto era liscio con uno sguardo inespressivo, era molto pallido come il capitano , era inoltre magrolino e senza quella robusta muscolatura tipica di un marinai. Mi faceva un impressione assurda.
Camminammo per la stiva piena di casse e poi attraverso un corridoio, finché non arrivammo davanti a una porta. Quel ragazzo mi fece cenno di andare avanti verso una zona con vicino dei sacchi di patate a cui erano spuntate già le radici, presi la lanterna e la posò sul tavolo mentre afferrava con forza uno di quei sacchi per poi aprirlo col pugnale. Sbuffai seccato dopo tutte le torture subite mentre lui mi ringhiò contro, ma cercò di contenersi un po vedendomi già fin troppo nervoso. Poi incominciò anche lui il suo discorsino.
Timothy: Hey!! Vediamo di intenderci io e te! E' inutile spiegarti che sei sotto i miei ordini. Quando siamo solo io e te mi parlerai dandomi del tu, senza farti venire l'idea di entrare in confidenza con me!! Sinceramente non amo fare da balia a nessuno, ma questi sono gli ordini quindi vedi di non farmi finire in mezzo a qualche pasticcio, perché te lo farei pagare amaramente!! Ho aiutato in cucina in passato, ma non ne so molto di ricette e cose simili, quindi spero che tu sia capace di gestirla. C'è un libro se vuoi, fra l'altro scritto in spagnolo dove sono descritte le quantità e come si preparano i cibi. A me non serve perché non ci capiscono niente, non so nemmeno leggere in inglese. Cosa? sai leggere e scrivere? Ottimo! Comunque quello che dobbiamo fare ora è sbucciare le patate, questo cibo sicuramente lo conosci. Dobbiamo sbucciarle e metterla nella bacinella! Già ma dove è? Damn! Ora ricordo, è in cucina! Ti mando lo sguattero mentre tu non farti venire strane idee!Gli feci un sorriso ironico evitando risponderli male, ma comunque di non farmi inginocchiare da lui come forse sperava, mi guardò scuotendo la testa e con una faccia seccata come la mia uscì sbattendo la porta. Io per il momento feci quello che mi era stato detto. La stanza aveva un grosso tavolo nel mezzo, e sotto di esso c'erano un gran numero di secchi di legno, i muri erano ammuffiti e c'era un grosso mucchio di carbone inutilizzabile per terra. Alle pareti erano appesi utensili di legno e ferri arrugginiti, al soffitto una lanterna rotta accompagnata da una giungla di ragnatele. Dell'intera stanza non si poteva dire che era in buono stato, o meglio, faceva davvero schifo!
Il ragazzo dai capelli rossi comunque aveva dimenticato il suo pugnale sul tavolo davanti a me, mi era venuto da rifletterci sul fatto di prenderlo e nasconderlo. Però ci avevo ripensato, non era idea saggia essendo io l'unico nella stanza, non ci avrebbe messo molto a darmi la colpa e quello stocco che si portava dietro, non era rassicurante. Dopo un minuto entrò un ragazzo della mia età che salutò cortesemente e porse altre due bacinelle sul tavolo. Lo salutai anchio cortesemente come fece lui.
Martin: Hola! Mi nombre es Martin, mi hanno ordinato di medicarti e di aiutarti a sbucciare le patate. Bisogna preparare una zuppa per duecentotrenta persone. Ho preparato l'occorrente in cucina che da adesso è in mano tua. Io ti sarò di supporto ma intanto lasciati vedere , non ti hanno trattato bene eh? Immagino sia difficile per te ritrovarti intrappolato in questo posto, anch'io ho avuto problemi a farci l'abitudine. Scappare? No es posible. Ti devi rassegnare che siamo controllati, di notte invece ci chiudono nelle celle finché saremo su quest'isola. Tuffarsi in alto mare invece è un suicidio, l'unico modo per scappare sarebbe fuggire su quest'isola ma ti sconsiglio di provarci, ormai che ti hanno preso, se scappi, ti daranno la caccia! L'ultimo posto che ho visto, a parte quest'isola in cui ci troviamo adesso, era Bridgetown ed è da lì che vengono! Ora lasciati medicare e mettiamoci a lavoro.
Mi feci medicare e vedendo che lui era frettoloso nel darsi da fare, lo imitai sbucciando le patate in silenzio. La bacinella di legno non era ancora del tutto piena e lui diceva che ne dovevamo riempire anche l'altra. Chiesi a Martin di raccontarmi qualcosa sulla nave ma lui mi fece il cenno di fare silenzio, se ci sentivano, potevano sgridarci. Era senza ombra di dubbio spagnolo, i suoi capelli erano spettinati, il suo viso era abbronzato e aveva occhi molto scuri , il suo naso era stretto e la sua espressione era ansiosa. Un po di inquietudine mi dava il suo debole corpo, aveva poca muscolatura e non si muoveva con grande energia per via di maltrattamenti abbastanza visibili, anche il suo aspetto magro mostrava segni di denutrizione. Indossava una camicia bianca sbottonata e dei pantaloni di stoffa scuri, al posto della cintura teneva una piccola fune, non credevo che anche ragazzi europei venissero resi schiavi, ma a quanto pare quel capitano non aveva pietà per nessuno. Mi guardava con un viso diffidente ma non sembrava ostile. Tuttavia visto che era nelle mie stesse condizioni, non c'era da domandarsi che nel peggiore dei casi, era meglio farmelo amico.Non c'erano stati altri avvenimenti nel frattempo, fino alla fine del lavoro non era successo praticamente niente. Non sapevo quando questa nave sarebbe partita veramente, ma dovevo andarmene più in fretta possibile, questa era la mia unica certezza. E' inutile anche che vi confido che c'era Christina sull'isola e c'era anche la tomba della mia famiglia, che non avrei mai voluto abbandonare per nessuna ragione al mondo. Quella era casa mia!
Proseguimento (Capitolo III "La cucina") 

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