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Carne viva, di Merritt Tierce

Creato il 10 novembre 2015 da Diletti Riletti @DilettieRiletti

Ho aspettato a lungo prima di parlare di questo romanzo, e questo perché Carne viva –benché sia abbastanza breve e si legga velocemente- ha prodotto su di me un impatto molto forte, e ha richiesto una lunga decantazione per lasciare che i pensieri che mi turbinavano nella testa durante la lettura si depositassero.

Non molto tempo fa ho scritto di un altro romanzo –L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu  – la cui protagonista, pur nelle differenze profondissime, ha un tratto comune con Marie, la protagonista di Carne Viva: non è un personaggio che vuol piacere. Anzi. E l’autrice, Merritt Tierce, non facilita le cose, proponendoci una storia che non è nemmeno una vera storia con una trama ben definita, ma un susseguirsi di episodi che sembrano foto in bianco e nero ad elevatissimo contrasto.

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Tagliente,chirurgico, Carne viva non è una lettura piacevole: come potrebbe esserlo la vivisezione di un’anima? Ma è uno sguardo onesto, senza false ritrosie, su una donna, giovanissima ancora, ribelle a un ruolo di moglie e madre che le pesa, e questo nonostante ami visceralmente la figlia, e anche il suo ex-marito. Cercando di guadagnarsi vita e rispetto nel duro mestiere di cameriera in un ristorante, Marie non ci chiede nulla, se non di guardarla esistere, sbagliare, perseverare a denti stretti sotto la luce cruda della sua vita; non chiede mai pietà o comprensione, sbaglia sulla sua pelle e sulla pelle –letteralmente- paga i suoi errori.

Fa male ma è una bella sensazione. Cioè mi dà una sensazione di sollievo. Il dolore è reale e sincronizza tutto il dolore che ho nel resto di me stessa ma non riesco a organizzare. Lo concentra nel collo e gli spiega che cos’è: Tu sei il dolore, questo è l’effetto che fai.

Merritt Tierce crea a colpi di coltello il ritratto di una donna che non vuole compiacere nessuno, men che mai i lettori, portandoci ad essere spettatori recalcitranti e affascinati di episodi aspri, sgradevoli, “sporchi”. Un ritratto che l’autrice non può e non vuole far rientrare in un modello –letterario o di vita reale- precostituito, ma diventare modello a se stante, ancora in fieri, un pezzetto alla volta. E non tutti i pezzi sono giusti.


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