Caso Simonsen: una ricercatrice genovese malata di sclerosi multipla parla contro la sperimentazione. E rimane quasi del tutto inascoltata

Da Eloisa @EloisaMassola

Caterina Simonsen

Sul "caso Simonsen" è già stato detto di tutto.
Caterina, 25 anni, è una studentessa di veterinaria, affetta da deficit di alfa-1 antitripsina, una malattia che colpisce il fegato e i polmoni. La sua storia è balzata agli onori dei social network e dei principali media nel momento in cui la ragazza ha pubblicato online un video, in cui afferma di essere sostenitrice della sperimentazione animale e della fondazione Telethon. Le sue fotografie (in cui si fa ritrarre con la maschera dell'ossigeno e in cui mostra tutte le medicine che deve assumere ogni giorno) fanno il giro della rete e su di esse si getta anche ghiottamente la "serissima" (!!) pagina Facebook A favore della sperimentazione animale. Persino l'onnipresente Matteo Renzi non manca di salire sul nuovo "carro della gloria" e inneggia a Caterina sul suo account Twitter.

Screenshot dalla pagina Twitter di Matteo Renzi


Tanta solidarietà a Caterina arriva non a ragione della sua malattia, ma in seguito agli insulti e agli auguri di morte che la ragazza avrebbe ricevuto da alcuni sedicenti "animalisti", da cui questo blog si dissocia: più volte ho ribadito la necessità della pacatezza e del rispetto e trovo riprovevoli gli epiteti indirizzati alla Simonsen. Tuttavia, pur non ammettendo che ci si possa rivolgere con toni tanto sprezzanti a una persona che di certo sta soffrendo, non posso fare a meno di notare quanto e in quale modo la vicenda Simonsen sia stata strumentalizzata ad arte dai media, per sponsorizzare la fazione "pro s.a.": in seguito alle dichiarazioni della studentessa, infatti, ora la sperimentazione animale viene presentata (soprattutto agli occhi dei più disinformati) come IL rimedio miracoloso per eccellenza, la panacea di tutti i mali.
Il dibattito infuria su Internet, alimentato (purtroppo) dal qualunquismo della maggior parte degli utenti, che crede, forse, di dover sostenere la propria squadra ("pro s.a. vs anti s.a.") con la forza della migliore tradizione calcistica.
«Si fa presto a dire di non curarsi! Ma come si fa?»
«Per quale motivo la vita di un bambino dovrebbe essere meno importante di quella di un maiale?»
«Se tuo figlio venisse attaccato da un leone, non cercheresti di ammazzare il leone per difenderlo?» (sic!)I luoghi comuni si sprecano... E ora tutti gli antispecisti appaiono agli occhi dell'italiano medio come orchi mangia-bambini (al pari dei leoni...). Le dichiarazioni della Simonsen, infatti, per quanto toccanti, non hanno fatto altro che trascinare il dibattito nella solita contrapposizione facilona - che a noi italiani piace tanto. Del resto, qualcuno sosteneva: «Il popolo italiano ama due cose: le voci clamorose e le voci sicure [1]»; tutto il resto è troppo complesso per essere interiorizzato e fatto oggetto di riflessione. Ci dispiace per Caterina, ma non amiamo questo genere di spettacolarizzazioni e di stumentalizzazioni.
Perché di strumentalizzazione si parla... soprattutto se consideriamo il fatto che, mentre le immagini e le parole della Simonsen hanno fatto il giro di siti, radio, giornali e televisioni, ben poco spazio è stato dedicato alle dichiarazioni di Susanna Penco, ricercatrice genovese affetta da sclerosi multipla.
La Penco lavora da molti anni presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell'Università di Genova ed è convinta dell'inutilità della sperimentazione animale:

Susanna Penco, ricercatrice genovese
ammalata di sclerosi multipla

«Grazie alle mie conoscenze scientifiche, sono persuasa che, anche per le malattie più agghiaccianti, ossia delle quali non si conoscono le cause e che riducono fortemente la qualità della vita, sia proprio la sperimentazioni sugli animali ad allontanare le soluzioni e la guarigione per i malati. Sono spesso malattie croniche, che costringono i pazienti e le loro famiglie ad una vita drammatica. La dottoressa Candida Nastrucci, biochimico clinico (DPhil, Università di Oxford, Grant Holder Fondazione Veronesi), aggiunge che per quanto riguarda le malattie genetiche, non è possibile determinare quali tipi di terapie avremmo potuto sviluppare usando tessuti o cellule derivati da esseri umani o dallo stesso paziente. L’uso di animali potrebbe anche aver rallentato il progresso della ricerca per trovare cure per malattie umane. Il futuro è la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane». Per questo motivo in altri Paesi si preferisce oggi investire sui metodi alternativi (si veda il caso del National Institute of Health statunitense, che ha stanziato 6 milioni di dollari per un progetto riguardante la «mappatura del toxoma umano, con l’obiettivo di sviluppare test tossicologici per la salute umana e ridurre i test su animali», ci informa ancora la Penco).
Purtroppo, le posizioni e le interessanti informazioni forniteci dalla ricercatrice genovese passano del tutto in secondo piano, in confronto al clamore suscitato dalla voce "forte" di Caterina Simonsen: della Penco parlano "Il secolo XIX", "Il fatto quotidiano" e pochi altri siti. E siamo quasi certi che la sua intervista non verrà trasmessa dal notiziario spazzatura Tg.com o dai grandi tg nazionali; perché la Penco è scomoda: realmente pacata, informata, non ama dare scandalo né si presta ad essere data in pasto alla folla di spettatori - che, al contrario, sopra tutto ama la mancanza di pudore e l'ostentazione dell'intimo. Afferma la Penco: «Mi sconfortano le parole offensive verso la studentessa, poiché educazione e civiltà sono valori imprescindibili. Tuttavia, contrariamente a lei, troverei umiliante per me stessa farmi fotografare con una flebo attaccata alla vena: pertanto metto in rete una foto in cui appaio sorridente, anche se molto spesso sono tutt’altro che serena o in salute. Detesto le strumentalizzazioni di qualsiasi genere. Siccome sono malata mi informo e leggo ad esempio che non ci sono ancora cure per le forme progressive di sclerosi multipla: è un dato di fatto».
Per quel che mi riguarda, mi sento emotivamente molto più vicina a questa donna discreta, che al chiasso suscitato da Caterina Simonsen: ritengo infatti che la giusta via da percorrere sia quella indicata da Susanna Penco - nella speranza di non dover più assistere, in futuro, a certi spettacoli pietosi, atti a spostare l'attenzione dell'opinione pubblica su questioni marginali: non spetta a nessuno di noi, infatti, scegliere chi debba vivere o morire (uomo o animale? Bambino o anziano? Uomo bianco o uomo nero?). Al contrario, ciascuno di noi dovrebbe veder garantito (al di sopra degli interessi delle grandi lobby farmaceutiche) il proprio diritto alla libertà - che contempla anche (non dimentichiamolo) il diritto a scegliere la cura che riteniamo migliore.

Note

[1] Franco Freda.

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