Un viaggio in Abruzzo alla scoperta del vino non può prescindere da una visita presso le cantine di Cataldi Madonna. Lì la costruzione rosa antico della cantina si staglia in mezzo al parco vigneti aziendale che copre la piana di Ofena, una conca avvolta su tre lati dalle montagne, che ne condizionano il microclima, facendone una zona calda e riparata durante il giorno, per poi rinfrescarla con le correnti montane nelle fresche sere estive.
Ma solo dal 2009, a seguito del terremoto che mise in ginocchio L’Aquila e provincia, tutta la produzione si è spostata nel nucleo centrale della cantina, mentre fino ad allora le riserve affinavano nelle antiche cantine in centro ad Ofena, abbandonate in fretta e furia per mettere al sicuro le produzioni in un ambiente provvisorio ma più stabile.
Purtroppo anche questa storia era appuntata sul mio -ahimè disperso- taccuino, e tante delle parole del gentilissimo Lorenzo Pellegrini, nipote del professore Luigi Cataldi Madonna, sono andate perse su quelle pagine, ma spero di riportare quanto serva a inquadrare una realtà che è un caposaldo dell’enologia abruzzese.






Il pecorino rappresenta una bandiera di Cataldi Madonna, primi in regione a reintrodurlo, impiantandolo nel vigneto Costone, oggi destinato al Pecorino selezione. Da allora il loro pecorino rimane un riferimento, sia con la versione più agile e fragrante del Giulia che con la profondità della selezione.
Ma se legno deve essere, la scelta cade sulle barrique francesi, usate sul Tonì, Montepulciano di riferimento dell’azienda, cui si affianca il Malandrino, croccante e succoso grazie a macerazioni contenute e affinamento in cemento e acciaio.



Per chi non è avvezzo alla tipologia, il Montepulciano Cerasuolo, in Abruzzo, è quasi un rosso, dalla piena carica e spesso ricco in sostanza. Così il Cerasuolo d’Abruzzo 2014 si presenta polposo e fruttato, con la ciliegia in risalto e connotati più caldi, dai colori ai profumi, rinfrescati da toni di arancia rossa e fiori di ibisco. Al palato ha maggiore spessore e rotondità, spinto da una immancabile freschezza che gli dà slancio, per un finale saporito e con ricordi di agrume e roccia. Bella rappresentazione di un Cerasuolo aquilano, la cui massima rappresentazione è data dal Piè delle Vigne, etichetta prodotta solo nelle migliori annate e sempre difficile da trovare, per le esigue quantità prodotte. Interessante il metodo di produzione, chiamato “svacata”, tradizionale di queste zone, che vede una parte di uve montepulciano vinificate in bianco, cui se ne aggiunge durante la fermentazione, una quota vinificata in rosso con macerazione di qualche giorno. Segue affinamento in acciaio con battonage sulle fecce fini, quindi qualche mese in bottiglia. Spero di trovarlo presto per provarlo.


Quindi si chiude con un altro riferimento fisso, il Tonì 2011, Montepulciano che riporta in etichetta il Guerriero di Capestrano praticamente identico alle prime versioni di Montepulciano imbottigliate dall’azienda. Come detto rimane l’unico vino della gamma a vedere legno, che fissa il colore di un denso rubino dagli orli purpurei, impenetrabile, che al naso richiama piene note di amarena, cioccolato, liquirizia e tabacco. Ancora appena segnato dal legno, mostra bocca dal tannino denso ma ben domato, grande fittezza di trama e un finale asciutto e profondo, di sottobosco e radici, con frutti neri in evidenza. Gli darei almeno un altro annetto per assestarlo al meglio sulla strada della piena godibilità, ma mostra già buone carte da giocarsi.
[anche in questo caso mi scuso per eventuali errori ed inesattezze, avendo compilato questo post solo sulla base della mia memoria, sprovvisto del mio fidato taccuino, purtroppo disperso]
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