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Ce lo chiede l’Italia

Creato il 15 ottobre 2012 da Tnepd

Ce lo chiede l’Italia

Ce lo chiede l’Italia

Ho cominciato a leggere il blog del prof. Alberto Bagnai. E’ una lettura che consiglio a tutti coloro che, come me, si sono rimessi a studiare nel mezzo del cammin di lor vita, per cercare di capire che cosa stia succedendo al nostro futuro. Informarsi e studiare per non affogare nel mare magnum di menzogne a mezzo stampa e TV (che tanto ci avevano abbindolati l’anno scorso) e districarsi fra tutte le cazzabubbole più o meno astruse che si spacciano per alternativa al pensiero unico neoliberista. Quello che miracolosamente è riuscito ad unire in un matrimonio d’interesse l’ABC della politica italiana. Il compromesso storico in salsa friedmaniana tra i due corni del bipolarismo italiano: la destra e la destra estrema.

Gli scritti di Bagnai – ho appena cominciato a leggerli  ma intanto vi consiglio questo articolo come aperitivo - sono una lettura illuminante non solo dal punto di vista economico, per scoprire il punto di vista dell’economia ortodossa sull’attuale follia surreale del Monty Mario’s Flying Circus (che in realtà ha una sua logica perversa), ma anche dal punto di vista squisitamente politico.
Sono interessanti perché dimostrano che non c’è bisogno di allontanarsi troppo dall’economia classica  per capire gli sfaceli che sta provocando questo governo di bancari e soprattutto per coloro che per tanti anni hanno votato la sinistra parlamentare e hanno creduto nelle sue politiche e, purtroppo, anche nella sua buona fede,  in maniera – lo scopriamo solo ora, ahimè – ingenua e fideistica.  Ci raccontano, ad esempio, che non solo l’Europa “che ce lo chiede” non è affatto una buona mamma amorosa ed imparziale che vuole solo il nostro bene ma è una matrigna che considera alcuni figli prediletti ed altri bastardi; che, nei confronti della classe operaia e di quella lavoratrice in genere è stato perpetrato da parte della sinistra parlamentare un tradimento di classe che in altri tempi avrebbe richiesto il lavacro con il sangue e per il quale la mia ira funesta nei confronti del Partito Bestemmia si fa ogni giorno più simile a quella del Pelide Achille.  Veniamo a sapere che l’euro era sin dal primo momento un meccanismo che ci avrebbe stritolati. Lo avevamo sospettato ma non avevamo avuto il coraggio di farci spiegare dall’economia ortodossa cosa accade di solito ad un paese economicamente debole quando viene agganciato forzosamente ad una moneta forte a cambio fisso. Don’t cry for me Argentina. Scopriamo che, udite udite, il nostro problema attuale non è il debito pubblico, come ripetono a mantra ohm i tecnocrati a progetto ma più probabilmente il debito privato, che rappresenta ben il 60% della passività dell’Italia. Capitali affluiti dall’estero nel nostro appetitoso paese “figlio bastardo” e prestati dalle nostre banche a privati che, arrivata la crisi – più che prevista –  non sono più in grado di onorare i debiti e quindi costringono i tecnocrati in lacrime a spolpare i cittadini per rifinanziare le banche esposte con i creditori stranieri. Perché, lo sapete, le banche sono “too big to fail”, troppo grosse e stronze per fallire. Almeno fosse richiesta alle banche, da parte di coloro che rappresentano ancora per poco lo Stato, una contropartita del tipo “smettetela di giocarvi i soldi che vi diamo alle macchinette”. No, sono generose elargizioni liber(iste) a fondo perduto fatte con il culo dei cittadini.  Cittadini che dovranno sempre più rinunciare alla democrazia ed alla rappresentatività perché sono solo degli scolaretti indisciplinati che non vogliono fare i compiti. Da domare a bastonate. Lo avevamo sospettato e fa piacere che qualcuno ce lo confermi. La fola del debito pubblico è solo una scusa per ammazzare il lavoro salariato, distruggere il potere sindacale e il welfare per privatizzare tutto in nome del “mercato che si autoregola” e continuare ad arricchire chi si sta arricchendo esponenzialmente grazie alla crisi. La riprova che il debito pubblico non è il vero problema ce la fornisce il fatto che i primi paesi ad essere stati colpiti da quest’ultima crisi europea (2007) sono stati quelli con il debito pubblico in calo! Quelli che in teoria avrebbero dovuto essere i più virtuosi secondo i dettami bocconiani. Tornando alla sinistra ormai destra più a destra della destra (che dio la fulmini). Come scrive Bagnai:
“1)      rivendicando l’euro la sinistra italiana si è suicidata politicamente, perché l’euro è il coronamento di due progetti non esattamente di sinistra: il progetto imperialistico della Germania, e il progetto di “disciplina” dei sindacati mediante il vincolo esterno, caro alle classi dominanti dei paesi periferici; 2)      l’ideologia del “vincolo esterno”, tra l’altro, era intrinsecamente di destra perché disconosceva in modo paternalistico il diritto dei cittadini di orientare le scelte economiche del proprio paese, delegandolo a istanze tecnocratiche spacciate per indipendenti, e si basava su un ampio progetto di disinformazione, volto a nascondere i costi economici dell’euro ampiamente documentati dalla letteratura economica; la Realpolitik suggeriva però alla sinistra di aderire a questa ideologia di destra, che era l’unica che le desse qualche speranza di accedere ogni tanto alla stanza dei bottoni; 3)      continuando a difendere l’euro, per evitare una spiacevole autocritica, la sinistra si espone al rischio di essere sorpassata a sinistra. Lascerà cioè un argomento vero e inoppugnabile (l’euro ha strangolato l’economia italiana) in mano alle destre più becere e nazionaliste (dalla Lega in giù). E allora la situazione diventerà difficilmente reversibile.”
(“L’uscita dall’euro redux: la Realpolitik colpisce ancora.”)
Non è forse vero? Riflettano gli elettori di sinistra, in vista delle prossime elezioni dove le destre compreso il PD saranno tutte insieme appassionatamente attaccate al carretto dell’agente monetarista con licenza di uccidere e presunto vincitore morale della crisi globale Mario Monti.  Riflettano e preghino che B. non decida di cavalcare l’uscita dall’euro come trovata elettorale alla “vi tolgo l’ICI” perché allora Bersani può attaccarcisi, al distributore. Tanto, visto che il primo fascismo finì al distributore, cominciare dal distributore non può che portar sfiga al neo(s)fascismo monetario dello gnocco fritto. Ce lo chiede l’Italia I  montiminkia,  in nome dell’attaccamento al potere di cui Formigoni è solo l’esempio più clamoroso e sgargiante, hanno scelto un sistema che ha fallito in tutto il mondo e prima o poi fallirà anche in Italia. La storia potrebbe punirli severamente ma non se ne rendono ancora conto. Ci sono paesi che dalla crisi sono passati e usciti adottando politiche economiche alternative al neoliberismo e soprattutto non recessive. Da noi non c’è un partito che voglia nemmeno provarcisi, a trovare un’alternativa. Anche Grillo si guarda bene dal dire qualcosa di definitivo sull’euro. I cittadini però possono informarsi e forse costringere una nuova classe dirigente a formarsi sulle ceneri di quella attuale. Non è che abbiamo molte carte da scegliere, tra la Morte e l’Impiccato che continuano ad uscirci. Ho riassunto in maniera sicuramente frettolosa – e me ne scuso – alcuni concetti che ho trovato sul blog di Bagnai ma volevo solo stuzzicarvi l’appetito in vista di un loro approfondimento. Se avete due ore e mezza di tempo, guardatevi anche questa intervista a cura di Claudio Messora che contiene riassunti gli argomenti discussi in maniera più analitica sul blog “Goofynomics”.

 


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