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Che c’è? Che vuoi?

Creato il 24 giugno 2011 da Fishcanfly @marcodecave

Bisognerebbe accontentarsi.

Non nel senso che bisognerebbe essere dei perdenti, fare marcia indietro e rinunciare alle nostre massime aspirazioni, ma nel senso che dovremmo trattenere, con equilibrio, bilanciando, il sacro senso di orgoglio, che non è già più “autostima” quale oggettiva considerazione delle proprie capacità o appunto “orgoglio” quale meccanismo di difesa della propria identità rispetto all’alieno, ma “superbia“, e quindi posizione estrema dell’io che fuoriesce da sè e perde, perché il superbo dimentica i propri limiti e scommette ogni cosa sull’onnipotenza.

Il punto è che pochi, oltre al sottoscritto naturalmente, sono onnipotenti.

Sono onnipotenti i conigli, ad esempio. Ogni volta che offendiamo o facciamo del male a un coniglio, avremo offesso o fatto del male a un nostro simile. E dovremo aspettarci determinate conseguenze (pessime).

Sono onnipotenti i grassi contenuti nel lardo di colonnata, che dovrebbe essere evitato da chi dice di essere a dieta, che poi io ho sempre creduto che la dieta fosse un’assemblea tra l’imperatore germanico e i suoi prìncipi: è chiaro che sono stato vittima del revisionismo storico operato da una certa ala di pollo del parlamento!

Che cazzo c’è? Che cazzo vuoi?

Un sorriso onnipotente!

Sono onnipotente io, ma solo ogni volta che faccio e dico una cazzata, perché per il resto ho dei limiti.

Ecco, i limiti.

Se non sappiamo accontentarci, non possiamo pretendere di riconoscere i limiti, i confini, entro i quali circoscrivere e potenziare il nostro operato.

Nell’epoca dell’imperialismo sfrontato e delle supercompetenze, “vince” chi regola con prudenza la rotta della propria nave, non fa affidamento a bussole impazzite, ma percepisce in anticipo il cambio di vento, rivolge gli occhi alle eterne stelle che mai tradiscono.

Ciò non significa che non dobbiamo superare i nostri limiti, ma affinché possiamo superarli, dobbiamo prima fermarci e dire “questo è il confine, io sono al di qua, e se faccio un altro passo sono al di là”: un ragionamento logico che implica il rispetto della propria personalità, prima, e degli altri, dopo.

Una geografia delle scelte umane.

Dobbiamo rispettare le nostre esigenze, perché nessuno (non sono stato chiaro: nessuno, neanche chi darebbe la vita per voi, neanche il vostro cane) lo farà al posto vostro. Nessuno potrà rispettarvi, come voi pretendete di essere rispettati, pertanto spetta a voi il primo passo verso il vostro io.

Che cazzo c’è? Che cazzo vuoi?

La cosa triste è dover scrivere cose che dovrebbero essere scontate. Ma nei tempi delle leggi ad personam e dei maxiprocessi televisivi trasformati nella telecronaca di una partita di calcio (o è il contrario…ho le idee confuse), l’unica cosa che troverete scontata, amici miei, saranno i mutandoni della nonna che vi consiglio caldamente di regalare al vostro partner (modello unisex).

Scherzi a parte, accontentarsi significa ritrovare l’umiltà nei rapporti umani. Se state sempre lì a caricare il prossimo di aspettative che voi stessi non sapete trarre da voi, siete vittima di una sorta di de-responsabilizzazione che deriva dal credersi onnipotenti (c’è una bella differenza tra credersi onnipotenti – maggior parte dell’umanità – e l’esserlo – cioè me medesimo di persona).

Sia chiaro vi considero abbastanza maturi da capire il limite di questo discorso.

Insomma: in parole povere nessuno ha il diritto di “rompervi i coglioni”.

Che cazzo c’è? Che cazzo vuoi?

E quando qualcuno supera quel limite, al posto vostro non esiterei quantomeno a dire, con acccortezza e gentilezza: “Che cazzo c’è? Che cazzo vuoi?”

Io posso perché sono Chuck Norris.

Anzi: io sono Chuck Norris, perché posso.

Che cazzo c’è? Che cazzo vuoi?

 


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