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Chi ha evirato il Primo Maggio?

Creato il 29 aprile 2012 da Davide

parte I
Arriva il 1° Maggio e come al solito fervono i preparativi per il concertone e per i comizi secondo il collaudato copione di questi ultimi anni, anche se magari beccarsi 43mila euro di multa per “contratti irregolari” e mancata osservanza delle misure di tutela della sicurezza nella costruzione del palco non fa fare una gran bella figura ai Sindacati committenti.
Quest’anno però la Festa dei Lavoratori o Festa del Primo Maggio ha un po’ più di pepe. Motivo: le liberalizzazioni e la decisione di molti commercianti e centri commerciali di tenere aperto e la risposta dei sindacati a scioperare o almeno a mobilitarsi, se proprio non si vuole rischiare il posto. La FILCAMS sottolinea infatti “il diritto dei lavoratori di onorare le festività e di non essere più considerati impegnati in un servizio essenziale” (http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=192573&sez=ITALIA). In tutta la polemica contro le liberalizzazioni nel commercio, consumismo no, consumismo sì etc viene sempre sottolineato il fatto che il primo maggio è una festività e che non onorarla è di fatto un insulto contro il lavoro e i lavoratori, una mancanza di rispetto per il “Lavoro”, un obnubilamento del senso delle tradizioni, un altro crimine del mercato cinico, consumista e senza valori.
Questa della “mancanza di valori” è un leitmotiv che ricorre ogni volta che qualcuno vuole fare quello che vuole quando vuole, nella fattispecie il tenere aperto la domenica, nelle feste religiose e in quelle civili. E’ pur vero, tuttavia, che la crisi di valori non viene mai invocata (neppure dalle autorità religiose) né per condannare la vendita di souvenir o immagini di culto o “reliquie” nei negozi e nelle bancarelle dentro e fuori i sagrati delle più importanti basiliche (e non mi vengano a raccontare che tra costoro non ci sono lavoratori dipendenti), né per sollevare il problema dei venditori al nero di gadget (bandiere, sciarpe, felpe) durante le manifestazioni sindacali (e anche qui non credo che siano tutti militanti).
Ma i “valori” non crescono spontanei come funghi sul legno fradicio. Come tutti i prodotti delle dinamiche sociali vanno coltivati, tramandati nel tempo. Cosa è dunque il Primo Maggio ed è vero che tenere i negozi aperti è tradire o non mostrare rispetto per la Festa dei lavoratori? Il che porta alla domanda il Primo Maggio è una festa? o meglio è nato come una festa o lo è diventato? quando? perché?
E’ interessante che nei giorni che precedono l’8 Marzo, Festa delle Donne, i media (e anche gli insegnanti) si sbracano a raccontarci la storia che l’8 Marzo vuole commemorare. La storia delle operaie di New York bruciate vive per l’avidità del padrone. Le versioni variano, alcune, specie quelle più recenti, sono più morigerate e parlano apertamente di un omicidio bianco, negli anni ottanta e novanta le storie erano più efferate con il padrone che sprangava le porte del sweat shop (fabbrica del sudore) per impedire alle operaie di scioperare. E’ straordinario come, in genere, nessuno racconti la storia che il Primo Maggio vuole commemorare. Al massimo ci si limita a dire che commemora la lotta per le Otto Ore , ma poi si glissa. Perché?

La Lotta per le 8 Ore e il Primo Maggio.
All’inizio degli anni 1880 il grande capitale americano si trovava di fronte ad una dura prospettiva: evolversi o perire sotto i colpi della concorrenza europea. Come spesso avviene la svolta fu preceduta da un periodo di prosperità che servì da combustibile a numerose avventure speculative. Nel 1883 la bolla scoppiò e una profonda depressione colpì il paese. Il ciclo depressivo permise ai grandi capitalisti di sbarazzarsi dei loro avversari più deboli, assorbendo le loro imprese; una evoluzione che creò i primi grandi trust (Rockefeller, Morgan, solo per citare i più famosi). Nel 1890 il censimento mostrò che più di metà del reddito nazionale era in mano a 1/8 delle famiglie del paese. In compenso alla “fine” del periodo di depressione, nel 1885, vi erano tra gli 1 e i 2 milioni di disoccupati (su 55,5 milioni di abitanti).
Nel 1883, quando iniziò la grande crisi, la classe operaia americana non si era ancora ripresa della pesantissima sconfitta subita nel Great Railroad Strike (Grande Sciopero delle Ferrovie) o Great Upheaval (Grande Sommossa) del 1876-77, né si era ripreso dalla mazzata il Workingmen’s Party of United States che si sciolse nel 1878 e “risorse” poco dopo come Socialist Labor Party. IL WPUS si rifaceva alle teorie di Marx e Lassalle e si collegava alla International Workingmen’s Association, (in seguito Seconda Internazionale Socialista) seguace delle idee di Marx, Proudhon e Bakunin. Negli anni successivi in tutto il paese continuarono ad accendersi scioperi e agitazioni di minore portata, in genere spontanei e spesso fallimentari, anche per il massiccio impiego di lavoratori immigrati usati come crumiri dal padronato. Tra il 1880 e il 1890, oltre 5.200.000 “nuovi americani” entrarono negli USA.
“I proprietari mettevano gli inglesi contro gli irlandesi e viceversa e i tedeschi contro entrambi… ” [R. O. Boyer , H.M. Morais, Labor's Untold Story. United Electrical; Radio & Machine Workers of America, 1955 (1970); trad. it: Storia del Movimento Operaio degli Stati Uniti. De Donato 1974, p. 91] “Durante lo sciopero dei minatori della Hocking Valley, la Coal Exchange of Ohio inviò degli agenti affinché importassero 3.000 Ungheresi e Italiani. … nel periodo in cui l’agenzia aveva operato, erano stati importati 14.000 Italiani, di cui 6.000 erano ritornati in Italia” (J. R. Commons, H. L. Summer et al. History of Labour in the United States. MacMillan, NY, 1918, Beard Books, 2000, vol.2 p.372). Il primo squillo di una possibile riscossa si ebbe con il vittorioso sciopero dei ferrovieri organizzati dai Knights of Labor (ufficialmente Noble and Holy Order of the Knights of Labor, K. of L., o Nobile e Santo Ordine dei Cavalieri del Lavoro) contro la Wabash Railroad di Jay Gould. Jay Gould era considerato l’epitome del grande magnate e l’esempio assoluto della stirpe dei Robber Barons (Baroni Predatori) – un po’ come da noi Agnelli negli anni 1970. Quello stesso Jay Gould, che aveva affermato “Posso assumere metà dei lavoratori perché uccida l’altra metà” (Boyer, Morais, it 1974:89), era stato costretto a riconoscere una organizzazione dei lavoratori e a trattare con loro da pari a pari. Il risultato fu un’iscrizione di massa ai K. of L. che passarono da 26.000 iscritti nel 1880 a 700.000 nel 1886 (http://occupiedoaktrib.org/2012/04/20/a-brief-history-of-may-day/).
Malgrado la depressione, nell’insieme, il movimento cresceva in molti ambiti e distretti, e se alcune organizzazioni perdevano iscritti altre crescevano notevolmente. Malgrado ciò la Federation of Organized Trades and Labour Unions of United States and Canada (poi AFL ovvero American Federation of Labor), che cercava di dare una copertura organizzativa nazionale alle varie associazioni sindacali, stava declinando. Nel 1882 la FOTLU aveva proposto di creare la festa nazionale del Labour Day da tenersi il primo lunedì di settembre, ma al momento la proposta era passata inosservata. Perciò nella Convenzione del 1884 la Federazione decise di dare nuova linfa all’organizzazione assumendo la leadership di una mobilitazione nazionale per la giornata lavorativa di otto ore che era stata proposta dalla Carpenters Union (Sindacato dei carpentieri). All’epoca la giornata lavorativa media negli USA era di 14 – 18 ore, ma talvolta anche di più. Nel Minnesota era stata approvata una legge che multava le compagnie ferroviarie che facessero lavorare fuochisti e macchinisti più di 18 ore al giorno!
La proposta di una mobilitazione per le Otto Ore passò e si decise di estendere l’invito ai K. of L.; dal punto di vista operativo la mobilitazione sarebbe culminata con uno sciopero generale, il 1 Maggio del 1886, giorno a partire dal quale si sarebbe cominciata una giornata lavorativa di Otto Ore. I Knights of Labor, sotto la guida di T. V. Powderly, rifiutarono la proposta, soprattutto a causa della gelosia per la pubblicità gratuita che la FOTLU stava raccogliendo con questa proposta. La posizione del board dei K. of L. tuttavia creò notevoli tensioni con i sindacati di categoria che già avevano altri motivi per contestare la dirigenza. Così uno ad uno sindacati di categoria e comitati sindacali spontanei cominciarono ad aderire all’idea delle Otto Ore. L’adesione dei sindacati di categoria appartenenti agli K. of L. garantì sia organizzazione che finanziamenti alla campagna, dato che i K. of L. applicavano il tesseramento locale, mentre la FOTLU non aveva fondi né organizzazione capillare. Il movimento per le otto ore ricevette nuovo combustibile anche dalla violenta campagna stampa. I giornali dipingevano la proposta come “comunismo fosco e aggressivo” e affermavano che le Otto Ore avrebbero portato a salari più bassi e miseria favorendo “l’ozio, il gioco, la violenza, la corruzione e l’ubriachezza” (Boyer, Morais, it 1974:123).
La risposta dei lavoratori fu di creare Height-Hours Leagues (Leghe per le Otto Ore) e uno dei ritornelli della campagna fu la vecchia proposta di Robert Owen, il socialista umanitario che aveva fondato la fabbrica modello di Lanark e che nel 1817 aveva coniato lo slogan “Eight hours labour, Eight hours recreation, Eight hours rest” (Otto ore di lavoro, otto ore per divertirci e otto ore per dormire). Di fatto la mobilitazione per le Otto Ore non solo era sfuggita totalmente di mano a Powderly e alla dirigenza dei K of L., ma stava assumendo toni sempre più accesi che lo stesso Powderly contribuiva ad innalzare. Di fronte alla brutale repressione dello sciopero di Hocking egli aveva infatti dichiarato: “Meglio che ogni sede sia fornita di polvere da sparo, proiettili e fucili quando si va allo sciopero. Infatti durante gli scioperi si chiamano le truppe per schiacciarli e non è possibile difendersi con le sole mani.” (Boyer, Morais, trad. it 1974:125). In seguito Powderly si rimangiò la dichiarazione, ma ormai il fuoco era acceso. Di fronte al montare della mobilitazione alcune industrie cedettero e concessero le otto ore. Questo non fece che aumentare la mobilitazione. Gli operai e gli attivisti calzavano fieri le loro “scarpe otto-ore” e fumavano allegri il loro “tabacco otto-ore” per solidarietà con i lavoratori che avevano già ottenuto le otto ore. Mentre la campagna si avvicinava al suo culmine, cominciò a circolare anche la proposta di “fare 8 ore di lavoro per 10 ore di paga”.
Negli anni 1880 Chicago era la punta di diamante dello sviluppo capitalistico negli Stati Uniti, il luogo dove la ricchezza era più sfacciata e l’arroganza più violenta. “In nessun’altra città americana la divisione di classe era tanto profonda. … Il ricco di Chicago era famoso per la sua corruzione. Dopo il grande incendio del 1871 che distrusse la città i più devoti cittadini di Boston e di Filadelfia dissero che le fiamme erano un ‘giudizio’ mandato dall’Altissimo sulla moderna città della Pianura.” (L. Adamic, Dynamite. Collettivo Editoriale Librirossi, 1977, p.47). Questa peculiarità faceva di Chicago anche il centro della propaganda radicale negli Stati Uniti e non a caso visto che la città era il “capolinea” dell’emigrazione tedesca che fin dal 1848 aveva eletto l’Illinois e il Missouri come propria destinazione. La scelta era dovuta al fatto che la costa orientale (New York e Boston) era stata spartita tra gli indigeni anglosassoni e gli immigrati irlandesi (sopratutto dopo la Great Famine, la Grande Carestia del 1845-52), e non c’era spazio per i rifugiati politici tedeschi delle fallite rivoluzioni del 1848. Questi ultimi preferirono andare ad ovest nei territori del “Vecchio Nordovest” appena assicurati alla colonizzazione dove la violenza xenofoba era meno brutale. Gli immigrati tedeschi portarono con sé il messaggio rivoluzionario europeo, in particolare il “Manifesto” di Marx e la mentalità organizzativa teutonica. Le ondate di migranti dalla Germania, dall’Austria Ungheria e dai paesi slavi (Polonia, Cecoslovacchia, Russia) si riversavano negli stati del Vecchio Nordovest soprattutto nelle zone minerarie della Pennsylvania, nei grandi macelli di Chicago (terminal di tutte le piste del bestiame dell’Ovest), nella industria alimentare del Missouri e del Kansas, nell’industria manifatturiera della grandi macchine agricole come la McCormick. Il livello di coscienza di classe di questi immigrati era così alto e l’adesione alle idee socialiste così diffusa e militante che il New York Times del 25 aprile 1886 (due giorni prima dello sciopero generale del 1 Maggio, o “der Tag”, “il Giorno” come era usualmente chiamato) scrisse che il movimento per le Otto Ore era un-American (non americano e perciò anti-americano) e che la causa dei conflitti nel mondo del lavoro erano gli immigrati.
La sconfitta alle elezioni municipali di Chicago del Socialist Labor Party diedero una grossa spinta all’ala più radicale delle confederazioni sindacali e in particolare alla corrente anarchica. Alla fine del 1885, George A. Schilling, socialista, fondò l’Associazione per le Otto Ore cui aderirono le confederazioni sindacali della città compresi gli K. of L., la cui sezione locale era stata fondata dal suo amico Albert R. Parsons e da lui stesso. In prima linea nella lotta per le Otto Ore era la Central Labour Union che nel 1886 rappresentava 22 sindacati di categoria dove erano prevalenti le sigle sindacali tedesche, maggioritarie presso i lavoratori metallurgici, i carpentieri, i sigarai, muratori, i mattonari, i costruttori di carrozze ferroviarie, gli staffatori, e gli addetti ai macelli. La CLU era dichiaratamente affiliata alla Black International (Internazionale Nera o Internazionale Anarchica) e i lavoratori metallurgici avevano costituito una apposita sezione , la Armed Section of the Metal Workers’ Union of Chicago, che aveva l’obbiettivo di “prepararsi per la rivoluzione imparando l’uso delle armi” (Commons, Summer 2000, vol.2 p.388). Anche la Lehr-und-Wehr Vereine istruiva i suoi membri all’uso delle armi in sale di ritrovo clandestine e nei boschi. Il principale giornale anarchico in lingua inglese, era The Alarm, fondato da Parson nel 1884 e Die Arbaiter Zeitung era l’organo ufficiale del movimento sindacale tedesco. La massiccia presenza dei tedeschi nel movimento a Chicago era testimoniata dall’esistenza di decine di giornali in lingua tedesca.
Fra i leaders a Chicago spiccavano Albert Parsons, che si spostò sempre più su posizioni anarchiche, August Spies, Michael Shwab, Samuel Fielden, Oscar Noebe, organizzatore dei birrai, George Engel, dei fabbricanti di giocattoli, e Louis Ligg, organizzatore del Sindacato Carpentieri. Nel suo “Dynamite” il sindacalista Louis Adamic così descrive il gruppo: “Parlavano della ‘rivoluzione’, di dinamite, di diritti dell’uomo, giustizia, armi da fuoco, libertà, incendi, e ricevevano una propaganda sensazionale dai grossi quotidiani conservatori che si riferivano alle loro agitazioni come alla ‘Minaccia’. Per alcuni la dinamite era poco più di una parola, simbolo vago della rivolta popolare; per altri – Ligg per esempio – era ‘il materiale giusto’ [the real stuff]” (Adamic, 1977:47-48). Inizialmente tiepidi verso la lotta per le otto ore, i dirigenti sindacali di Chicago divennero in breve i principali e più polari attivisti della causa.
Man mano che la “pazzia delle otto ore” prendeva piede i giornali padronali si scatenavano. Il 23 ottobre 1885 il Chicago Tribune aveva scritto: “Ogni lampione di Chicago sarà decorato con la carcassa di un comunista, se ciò è necessario per prevenire ogni sobillazione o tentativo di sobillazione” (Boyer, Morais, trad. it 1974:128).
Nei due mesi che precedettero il primo maggio la situazione deteriorò notevolmente. Avvennero incidenti a ripetizione e mezzi della polizia, che “era utilizzata come una forza privata a servizio degli industriali” (Boyer, Morais, trad. it 1974:128), in assetto antisommossa cominciarono a pattugliare la città. Nel mese di aprile le adesioni allo sciopero del primo maggio aumentarono. Idraulici, gasisti, scaricatori, meccanici, tipografi, calzolai, staffatori, mattonari, fabbricanti di giocattoli, manovali dell’edilizia, carpentieri e mobilieri, tessili, imbianchini, macellai e anche 35.000 guardiani di bestiame (cow boys) diedero la loro adesione allo sciopero generale. Alla fine di aprile si erano impegnati allo sciopero 62.000 operai di Chicago, altri 25.000 erano pronti a farlo e 20.000, che avevano ottenuto le otto ore senza scioperare, davano l’adesione per solidarietà (cfr. Boyer, Morais, trad. it 1974:120).
Anche il padronato si preparava al 1 Maggio mobilitando la guardia nazionale, aumentando il numero di agenti Pinkerton (agenzia di vigilanza precursore del FBI), arruolando ausiliari di polizia.
Finché arrivò il 1 Maggio.
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segue la parte II


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