Magazine Economia

Chi ha votato per te, Mario Monti?

Creato il 18 novembre 2011 da Orwell84
Chi ha votato per te, Mario Monti? In due settimane la Goldman Sachs s'è presa la BCE, la Grecia e l'Italia. In Italia c'è un'irrazionale fiducia nel nuovo governo, alimentata soprattutto dalla palese inadeguatezza dei politici che l'hanno preceduto. Se da un lato questa ventata di novità pare abbia dato una sferzata di ottimismo a chiunque, la BCE continua ad operare sul mercato dei bond. Il mercato oggi è più malato che mai ed è estremamente fragile, grazie alle scelte compiute sia nel passato remoto che in quello recente dai tecnocrati a cui oggi stiamo chiedendo di salvarci. Quotidianamente personaggi come Papademos e Monti non si curano volontariamente delle analisi economiche che prevedono le disastrose conseguenze dell'interventismo economico che ci hanno lasciato economisti come Mises, del retaggio liberale di Hayek, dell'importanza dei diritti di proprietà, soprattutto sul denaro, teorizzati da Rothbard, assestando quindi altre picconate a quello che rimane dell'attuale sistema economico. A scanso di equivoci mettiamo subito in chiaro che la follia di questi tecnocrati ci spingerà ulteriormente verso il baratro, proponendo la traduzione di un articolo di Michael Burleigh, apparso ieri sul Telegraph:
Da giovane, il socialista utopista Claude Henry de Rouvroy, conte di Saint-Simon (1760-1825) insisteva affinché il suo valletto lo svegliasse ogni mattina con l'esortazione: "Ricordi, signor le comte, che ha grandi cose da fare." Saint-Simon fu il primo sostenitore metodico dell governo guidato dagli industriali che producevano cose e dagli scienziati che le conoscevano. Egli era un apostolo della "tecnocrazia", che rappresenta la credenza secondo cui le cose andrebbero meglio se solo agli esperti fosse consentito di legiferare. "Il tempo degli oratori si sta avvicinando alla sua fine, quello di coloro che producono non tarderà ad arrivare," egli ammonì con questa affermazione i 30000 chierici e redditieri di cui pensava che la Francia potesse fare a meno. La tecnocrazia è improvvisamente tornata di moda durante questa crisi del debito in Europa. In Grecia, il Primo Ministro George Papandreou è stato messo da parte dopo che ha avuto la sfrontatezza di invocare un referendum che non c'è mai stato, a favore del non eletto Lucas Papademos, ex banchiere. In Italia, Mario Monti, il non eletto ex commissario europeo, ha proposto una serie di accademici, banchieri e un ammiraglio, senza un singolo rappresentante dei partiti politici italiani. Questo passo del romanzo è stato scritto per rassicurare i mercati internazionali dei buoni del tesoro, che hanno recentemente spinto i rendimenti italiani verso pericolosi livelli. Lasciando da parte l'indecisione senza speranza che caratterizza ogni incontro accademico a cui abbia mai assistito, l'esempio dell'Unione Sovietica, che aveva un politburo composto per l'89 per cento da ingegneri laureati, dovrebbe suggerirci una pausa di riflessione. 
Altri governi e regimi hanno già avuto esperienze con la tecnocrazia.
Nel 1920 i Governi Repubblicani e i Democratici degli Stati Uniti si affidarono al banchiere Charles Dawes e all'industriale Owen Young per mettere una pezza ai debiti di guerra che per due volte avevano ridotto la Germania di Weimar a un disastro economico. Alla fine degli anni Cinquanta, Francisco Franco nominò diversi "numeri uno" - persone che avevano seguito un'ottima carriera universitaria, coincidente con un background dell'Opus Dei - per liberalizzare la nazione Spagnola e reintegrarla con il resto dell'Europa. Durante la Guerra Fredda, la politica estera statunitense è stata guidata da un gruppo di uomini della Costa Occidentale, noti come "uomini saggi", molti dei quali erano industriali o giuristi d'impresa, come Averell Harriman o John Foster Dulles. La natura elitaria di questi gruppi fu ancora più chiara quando uno dei più importanti Segretari di Stato, l'anglofilo snob Dean Acheson, disse: "Se veramente ci fosse democrazia e si seguisse ogni volta ciò che la gente vuole, si sbaglierebbe sempre." L'amministrazione Kennedy fu caratterizzata in larga parte da tecnocrati che colonizzarono il governo dopo essere stati invitati. Luminoso, "uomo del fare", quaranta ragazzi saggi reclutati fra accademie e industrie, il supremo esempio fu Robert McNamara, il presidente della Ford Motor Corporation di Detroit. Il fatto che egli fu uno dei corresponsabili per uno dei più grandi disastri nella storia della Ford, l'auto Edsel, che costituì una perdita di 400 milioni di dollari ed è tuttora sinonimo di fallimento commerciale, fu ignorato. Niente era completamente comprensibile per "Mac" a meno che non fosse espresso in termini matematici. Seguendo questo spirito, come segretario della difesa, egli decise di modernizzare il sud del Vietnam per vincere una guerra che egli costruì in termini di tonnellaggi di bombe lanciate e conteggi di cadaveri. Ai giorni nostri questa svolta tecnocratica è palese nei paesi in via di sviluppo. Nelle società come quella del Benin o del Malawi, dove i politici eletti non sono in grado di comprendere le nozioni di macroeconomia, i tecnocrati sono stati scelti dai governi affinché gli aiuti internazionali continuassero ad arrivare. Essi possono parlare di austerità, liberalizzazioni, privatizzazioni, piuttosto che chiedere lapidariamente: "quando otteniamo i soldi?" In Europa stiamo assistendo alla sostituzione di politici eletti con donne e uomini che, come rivelano le loro carriere, sono in sintonia con il gergo dell'Unione Europea, sebbene anche loro chiederanno "quando arrivano i soldi?" Poiché questo sviluppo sembra abbia ottenuto molti consensi in Italia, riflettendo una massiccia perdita di fiducia nella classe politica esistente, collettivamente rappresentata dall'espressione "nani e ballerine", non fantasiosa a sufficienza per rappresentare le gesta di Silvio Berlusconi.  
Il fallimento della leadership Europea ha certamente colpito anche gli americani e i cinesi. La zuppa istituzionale dell'eurozona ha visibilmente sconcertato anche il Presidente Obama. Egli ha affermato "Il problema attuale è un problema di volontà politica. Non è un problema tecnico." Il Presidente Hu Jintao ha scosso la testa e si è rifiutato di spostare i risparmi cinesi verso lo schema di Ponzi che è il Fondo di Stabilità Europeo, che avrebbe portato a sottoscrivere in maniera retrospettiva la spesa folle che ha preceduto la crisi dei debiti sovrani. Una generazione di pigmei politici sembra essere travolta dalla crisi generata dai loro stessi piani: dalla deregulation delle banche che dovrebbero essere riviste come i club a Las Vegas, fino ad arrivare alla moneta unica che ignora situazioni economiche molto diverse e le culture di 17 paesi membri. In manti paesi, gli scontenti verso una classe politica sono cresciuti per molto tempo, verso l'elite delle grandes écoles francese, i mafiosi che regnano in Italia, o i presuntuosi avvocati e le lobby che sono così generosamente rappresentate nella nostra legislatura. Anche in Gran Bretagna, ciò che viene pubblicizzato come una fresca svolta generazionale, non è altro che un governo retto da personalità imberbe senza alcuna conoscenza al di fuori delle loro scuole, dei loro partiti politici e dei loro think tanks. Dovremmo essere molto prudenti nell'augurarci un regno di tecnocrati. I banchieri portano il peso di aver causato questo crollo finanziario ed è intrinsecamente improbabile che facciano qualcosa che vada contro gli interessi dei loro ex colleghi. Sono già stati sollevate domande sulle relazioni con la Goldman Sachs e gli altri architetti del crollo della Lehman Brothers. Uomini come Monti, il cui passato è intriso dalla tradizione europea, non rinnegheranno improvvisamente il progetto utopico a cui hanno dedicato le loro vite. Essi fanno parte della stessa arrogante e lontana elite europea che progettò il pasticcio da cui siamo partiti. É molto probabile che il treno tecnocratico arrivi alla fine del binario molto prima di quanto ci si possa immaginare. 
Le persone sono ancora rappresentate dai politici nei parlamenti nazionali, anche se dei corpi di persone non elette come la Commissione Europea o la Corte Europea dei Diritti Umani hanno massicciamente sovvertito i loro poteri. Queste politici rappresentano le comunità locali, o perlomeno le reti clientelari, se parliamo dell'Europa meridionale. Quando i tecnocrati decideranno di licenziare decine di migliaia di lavoratori pubblici si scontreranno contro il muro di mattoni dei politici, il cui esito alle elezioni dipende da questi rapporti d'interesse. In questo paese, qualsiasi opinione si abbia riguardo la classe politica, che non è certamente buona, riguarda uomini e donne che non hanno alcuna funzione se non quella di manifestare qualche connessione significativa tra i governanti e i governati. Infatti, considerato che i politici non hanno alcun potere nei confronti dei non eletti burocrati e tecnocrati, allora tanto vale comprare qualcuno che ce l'abbia, La domanda logica da porsi è: se i politici non si fidano dei loro stessi sudditi - come ad esempio Angela Merkel e Nicolas Sarkozy nel caso dei greci - per quale motivo le persone dovrebbero fidarsi dei politici? É qui che interviene il potere dei tecnocrati, e non è una bella situazione in cui trovarsi. Dovremmo ricordare Saint-Simon, nella penuria dei suoi ultimi anni. Egli si sparò diverse volte, sopravvivendo, e chiese al suo dottore: "Mi spieghi questo.... mio caro Salandière, un uomo con sette proiettili nella sua testa può vivere e pensare." I simpatici banchieri francesi hanno curato la sua tomba a Père Lachaise e l'Unione Sovietica ha eretto un monumento in suo onore. 
Come sono effimere le cose del mondo, locuzione che i valletti dovrebbero ricordare ogni mattina ai loro fugaci tecnocrati.

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

COMMENTI (1)

Da kiriosomega
Inviato il 19 novembre a 00:06
Segnala un abuso

Il sig M. Monti? Chi è? Il sig M. Monti è un tecnocrate che come tanti altri economisti è impegnato, attraverso astratte formule matematiche, a far quadrare i bilanci di quasi occulti padroni.

E a mio parere con tale esercizio, lui altri ARIDI ECONOMISTI hanno perso la lucidità per capire che il vero creatore e fruitore di benessere è l’UOMO in un’ottica maltusiana e mussoliniana, non certo economica fisiocratica alla A. Smith [filosofia della mano divina, per capirci], infatti, nessun altro statista, tale certamente era Mussolini, riuscì a compendiare l’idea di produzione con l’idea di bene della collettività!

Che poi il sig M. Monti sia questo o quello, massone, casta universitaria, tecnocrate, oligarca… credo sia di secondaria importanza di fronte al pericolo che rappresenta.

Resta solo da aggiungere che con l’oligarchia bancaria che ormai ha asservito tecnica e tecnologia ai propri voleri, oltre che i facilmente corruttibili politici, le sollevazioni popolari, se avvenissero come guerre servili, creerebbero morti solo tra gli stessi miseri che perderebbero anche gli averi distrutti da folle incontenibili di cui loro stessi farebbero fanno parte. Purtroppo c’è di più, perché è assai verosimile che le arti di controllo delle menti (la psicotronica), la creazione di robot armati e armi di distruzione di massa sono in possesso non solo di governi, che però possono soltanto apparentemente gestirle, ma sono nella disponibilità dell’alta finanza usuraia che resterebbe immune da ogni sollevazione popolare perché fisicamente pressoché irraggiungibile.

Però, una considerazione importante deve essere posta, essa deve oggi soffrire di un qualche malessere perché principia a mostrare la sua truce faccia, prima assolutamente sconosciuta, anche se l’EU dell’euro già pare completamente schiacciata.

E ripeto, assodato che la finanza usuraia ormai deve direttamente mostrare la propria identità al pubblico, è segno che qualcosa va male nei piani progettati già dal tempo del Congresso di Parigi [18 gennaio 1919 - 21 gennaio 1920] cui parteciparono Lloyd George, Vittorio Emanuele Orlando, Georges Clemenceau, Woodrow Wilson. Congresso in cui proprio W. Wilson, presidente U$A, fece sì che sì crearono in Europa sacche d’etnie disparate volutamente male assortite. Etnie malamente miscelate che nel tempo diedero vita ad altre pene e tribolazioni delle genti… e lauti guadagni per i finanzieri. Il fenomeno in prima istanza condusse all’insorgenza della II Guerra Mondiale, ma, purtroppo, come subiamo, ancora oggi continua.

Credo sia il caso di parafrasare Giuseppe Garibaldi affermando che “Qui o sì fa il bene delle genti o sì muore“! E possiamo aggiungere con Padre Dante: “ITALIA COSTRUIR PUR ANCO COL DIMONIO“.

Se non si farà ciò che giusto fare per il bene delle moltitudini, il disegno della foto riportato in indirizzo diverrà, ahimè, veritiero! http://kiriosomega.wordpress.com/2011/11/17/il-sig-m-monti-chi-e/ kiriosomega