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Cina – Le culture neolitiche

Creato il 14 gennaio 2010 da Orienta_menti

Una serie di siti scavati di recente fanno risalire le prime fasi del Neolitico cinese a circa 8.000 anni fa, anche se è probabile che si possa risalire a fasi ancora più antiche, in quanto sembra che a quell’epoca l’agricoltura avesse già assunto un rilevante peso economico.

Le comunità umane iniziano, in questa fase definita “la rivoluzione Neolitica”, a procurarsi delle fonti stabili di alimentazione mediante la coltura delle piante e l’addomesticamento degli animali; si sviluppano tecniche di lavorazione della pietra più avanzate (alla cui base c’è la tecnica della levigazione) e sorsero nuove tecnologie, come la ceramica e la tessitura. Le comunità umane, che già all’inizio di questa fase evolutiva conoscevano già un certo grado di ordinamento sociale, conobbero una rapida espansione, dando origine a sistemi sempre più complessi di organizzazione e aggregazione.

 Nel corso inferiore dello Yangzijiang è stato scoperto un sito, quello di Hemudu (provincia del Zhejiang), che ha permesso di acquisire dati importanti riguardo allo sviluppo dell’agricoltura in questa regione. Sono stati individuati quattro strati riconducibili, in base alle datazioni al radiocarbonio, alla fine del VI e all’inizio del V millennio a.C.. Dai ritrovamenti risulta che il riso fosse già coltivato nella valle dello Yangzi. Sono stati rinvenuti anche altre specie vegetali, che indicano una dieta abbastanza variata, e l’allevamento è attestato dal ritrovamento di resti di diverse specie animali addomesticate.

Cina – Le culture neolitiche

A partire dal V millennio, il quadro generale del Neolitico in Cina appare contrassegnato dalla presenza di tre culture principali: Yangshao, Dawenkou e Qingliangang.  La cultura Yangshao prende il nome da un villaggio dello Henan in cui negli anni 1920-21, furono individuati per la prima volta i resti di una civiltà neolitica, caratterizzata da una fine ceramica dipinta. In seguito ai numerosissimi ritrovamenti, si è ipotizzato che quello di Yangshao non sarebbe che la manifestazione più tarda di un unico complesso culturale. L’area di diffusione della cultura Yangshao si estende a ovest fino al corso superiore del fiume Wei, nell’attuale Gansu, ad est fino ai confini occidentali dello Shangdong, a nord fino alla regione dell’Ordos, a sud fino al corso superiore del fiume e medio del fiume Han (Shaanxi meridionale). I limiti cronologici vanno, secondo la datazione al radiocarbonio, dal V al III millennio a.C. , ma vi sono siti che presentano anche datazioni più tarde, fino al II millennio a.C. 

Le comunità Yangshao integravano l’attività agricola con la caccia, la pesca e l’allevamento; sicuramente erano conosciute le tecniche della filatura e della tessitura. La ceramica presenta una grande varietà tipologica, i tipi più caratteristici sono però il bacile-pen, con decorazioni dipinte in nero su fondo rosso, e la bottiglia-ping, con decorazione impressa “a cordicella”.

Tra i numerosi siti di Yangshao il più significativo è certamente quello di Banpo, nei pressi di Xi’an, in cui sono stati rinvenuti i resti di un villaggio distribuiti su un’area di oltre 10.000 mq. Si ritiene che le comunità di Banpo –come le altre della cultura Yangshao – fosse caratterizzata da un sistema sociale di tipo egualitario, anche se la vita doveva essere probabilmente regolata da una complessa ritualità.

Le tombe e i relativi corredi, insieme alla dimensione delle abitazioni, non presentano infatti sostanziali differenze quanto a contenuto e dimensione; la ritualità appare d’altro canto attestata, oltre che dalla composizione dei singoli corredi, anche dai motivi decorativi di alcune ceramiche ( come la maschera circolare con quattro pesci, immagine che suggerirebbe l’esistenza di riti sciamanici, e alcuni marchi incisi su terracotta, che sembrano richiamare alcuni caratteri della scrittura Shang). 

Cina – Le culture neolitiche

La cultura Dawenkou prende il nome dall’omonimo sito situato nella provincia dello Shangdong; è diffusa, oltre che nello stesso Shangdong, nel Jiangsu settentrionale e nello Henan orientale.

Appare caratterizzata da una ceramica grigia, marrone, bianca o nera, con numerose varietà tipologiche. Il grande divario esistente tra le sepolture di questa cultura, sia per quanto concerne le dimensioni che la ricchezza dei corredi, sta a indicare che già esistevano all’interno delle comunità forti differenziazioni sociali.

 La cultura Qingliangang presenta molte somiglianze con la cultura Dawenkou; è presente nella valle del basso Yangzi e la coltivazione del riso costituisce la sua principale attività produttiva.

E’ possibile che questa cultura derivi da quella Dawenkou, prendendo dalla cultura di Hemudu la risicoltura; ma è anche probabile che essa abbia costituito uno sviluppo della cultura di Hemudu, e che abbia successivamente subito l’influenza della cultura Dawenkou.

Accanto alle culture neolitiche già citate, si andarono sviluppando nel corso del IV millennio a.C. sul territorio cinese altre culture, le quali da un lato appaiono come risultato di un processo di caratterizzazione regionale fondato su specifici sistemi di risorse, dall’altro presentano tutta una serie di caratteristiche comuni, evidenziati dalla tipologia della ceramica. Tale situazione sembrerebbe avvalorare l’ipotesi dell’esistenza di una sfera di interazione culturale, comprendente tutta la Cina centro-settentrionale. Proprio nell’ambito di tale interazione si sarebbero create le condizioni di sviluppo della Cina storica, con le sue differenziazioni regionali concatenate in un unico continuum culturale.

Cina – Le culture neolitiche

Nel III millennio a.C. si svilupparono nel bacino del Fiume Giallo le culture Longshan dello Shaanxi, dello Henan (sviluppatesi dall’evoluzione della cultura Yangshao) e dello Shangdong (sviluppatasi dalla cultura Dawenkou). Il termine “Longshan” deriva dal nome della località situata nella provincia dello Shangdong, presso la quale furono rinvenuti i resti di una cultura caratterizzata da una fine ceramica nera.

Nonostante una serie di evidenti caratteristiche regionali, connesse con le diverse condizioni ambientali, sussistono tuttavia una serie di aspetti comuni, che costituiscono un’ulteriore testimonianza di quel processo di interazione culturale cui si è fatto cenno.

Nell’ambito della cultura Longshan si evidenziano consistenti progressi nella lavorazione della ceramica: accanto a terrecotte grigie, probabilmente di uso comune, compare infatti un vasellame nero ad impasto fine, caratterizzato da una grande eleganza e lucentezza. Un’altra evoluzione significativa riguarda la stratificazione sociale, ormai profondamente consolidata. Tra il progresso della ceramica e l’approfondimento delle differenziazione sociali esiste probabilmente una stretta connessione: il vasellame in ceramica nera era destinato certamente all’èlite, che quasi certamente lo utilizzava a fini rituali. Il ritrovamento di numerose scapole di animali – utilizzate a scopo divinatorio – indica senza dubbio la comparsa di un sistema ideologico relativamente complesso, collegato con un’èlite politico-religiosa.

Altro elemento caratterizzante le culture Longshan sono i villaggi circondati da mura in terra battuta; il fatto che esistesse questa forma di difesa indica che la violenza istituzionalizzata costituiva ormai un fenomeno comune nell’ambito delle diverse comunità. Ciò implica a sua volta l’esistenza di un potere militare, accanto al potere politico-religioso.

Se si considera poi che con le culture Longshan fa la sua comparsa la metallurgia, appare evidente che ormai stavano maturando le condizioni per la formazione delle prime organizzazioni statali.

[Testo di riferimento: M. Sabattini/ P. Santangelo, Storia della Cina, ed. Laterza 2004]

 


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